Direttore Asl Torino, “l’Agorà è il modello della Sanità di domani”

Centro Congressi Santo Volto – Nel Convegno promosso dalla Diocesi è stata fotografata l’urgenza di nuovo modello di welfare, che attraverso il lavoro “in rete” possa garantire la tenuta del servizio alla popolazione. Gallery

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Valerio Alberti, direttore Asl Torino, e don Paolo Fini al Convegno nella Giornata mondiale del Malato (foto Pellegrini)

«Senza un lavoro sinergico fra più soggetti i servizi sanitari della Città di Torino sono insufficienti a garantire l’adeguata assistenza ai cittadini, soprattutto per quanto riguarda i percorsi di cura nelle malattie croniche. È quanto mai opportuno un coordinamento basato su politiche integrate fra i diversi enti impegnati nel sociale che operano sul territorio».

È la sintesi dell’analisi che il direttore generale dell’Asl di Torino Valerio Fabio Alberti ha esposto intervenendo al Convegno organizzato dalla Pastorale della Salute della diocesi nella Giornata Mondiale del Malato sabato 10 febbraio al Santo Volto.

Il Centro congressi era gremito in ogni posto da medici, operatori sanitari, del mondo della salute, cappellani ospedalieri, sacerdoti e ministri straordinari della comunione.

Alberti ha ha fotografato, al fine di garantire la tenuta del servizio sanitario ai cittadini, l’urgenza della condivisione di un metodo che la Diocesi di Torino, su impulso dell’Arcivescovo Nosiglia, sta portando avanti negli ultimi anni, quello dell’Agorà del Sociale, che vede nel lavoro “in rete” la chiave e la strada per dare risposte alle situazioni di fragilità, marginalità e precarietà nell’area torinese, laddove vengono meno le risorse pubbliche.

Lo stesso Arcivescovo nell’aprire i lavori, accanto a don Paolo Fini, direttore della Pastorale della Salute della diocesi, ha invitato la società civile «a mettere al centro di tutto la persona del malato e le relazioni umane nei suoi confronti». Mons. Nosiglia ha messo in guardia «la tendenza, che sta prevalendo sempre più, all’aziendalismo nell’ospedale che condiziona le strutture del mercato e finisce per scartare i più poveri».

«Non dimentichiamo», ha sottolineato l’Arcivescovo, «che l’unica cosa doverosa di cui necessita ogni persona è l’amore. È l’amore che non spezza mai una vita, ma la protegge e la sostiene, perché in ogni condizione, anche la più estrema e considerata ormai perduta, resta un dono da accogliere e un richiamo potente per tutti ad amare».

Nel presentare i dati sull’incidenza della malattia nella popolazione torinese il dottor Alberti ha mostrato come entro il 2020 l’80% delle patologie saranno di carattere cronico o degenerativo.

Il dirigente dell’Asl torinese ha, dunque, individuato nella prevenzione un ruolo essenziale a salvaguardia della comunità attraverso la promozione di una «medicina di iniziativa» e non solo di attesa, come l’attuale sistema prevede.

«È fondamentale», ha detto, «incentivare l’integrazione sanitaria e soprattutto rafforzare le relazioni di prossimità, in particolar modo, nelle aree della città a più alto tasso di povertà dove spesso le persone vivono prive di una rete familiare che possa sostenerle».

Ed ecco che il direttore dell’Asl di Torino ha presentato l’avvio, in linea con il Piano nazionale e regionale della “Cronicità”, il progetto sperimentale che sarà avviato nel quartiere Vallette (Circoscrizione 5), zona ad elevato tasso di povertà e marginalità, che punta a migliorare l’erogazione dei servizi sanitari attraverso la costituzione di un «Comitato per la promozione della Salute» che veda il lavoro in rete fra più soggetti: Asl, Comune, scuole del territorio, Diocesi con la Pastorale della Salute, Atc, sindacati, cooperazione sociale e associazioni.

«Con il progetto attraverso il lavoro sinergico», ha evidenziato il medico, «intendiamo sviluppare in quel territorio in forma sperimentale e poi in tutta la città, un sistema di cure centrato sulla persona e il suo progetto di vita. In particolare il piano punta a sviluppare l’assistenza a domicilio come obiettivo di qualità irrinunciabile. La residenzialità non è sempre la risposta più opportuna in quanto le persone le si sradicano dal proprio ambiente».

«Come comunità siamo tutti chiamati a costruire una sanità a misura d’uomo», ha concluso don Paolo Fini, in cui ognuno possa usufruire di servizi e diritti che vanno garantiti soprattutto ai soggetti in difficoltà socio-economiche e marginalità sociale».

Il convegno si è concluso con la testimonianza di alcune buone prassi che in diocesi vengono portate avanti in questo campo come l’avvio da pochi mesi dell’ambulatorio medico «Misericordes» nel quartiere Lingotto (via Bajardi), gestito dall’omonima associazione in sinergia con diversi soggetti, che offre cure gratuite alle fasce deboli e indigenti, con medici e personale volontario.

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