Nel Duomo di Chieri folla alla Veglia per i lavoratori Embraco

Con l’Arcivescovo – Nosiglia ha esortato istituzioni e forze del lavoro “a continuare ad operare ogni sforzo per superare le situazioni di crisi” delle aziende nell’area torinese.  Gallery – Embraco rinvia la chiusura – Le crisi aperte a Torino, Mirafiori ed ex Seat

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Duomo gremito a Chieri martedì 6 marzo per la veglia di solidarietà ai lavoratori della fabbrica Embraco (Riva di Chieri), guidata dall’Arcivescovo Nosiglia. Erano stati minacciati 500 licenziamenti, poi le trattative hanno strappato il rinvio fino a fine anno, ma gli scenari restano incerti. Hanno parlato in chiesa gli operai e le loro famiglie, è rimbalzata la voce di altre fabbriche in crisi nel torinese. Di seguito pubblichiamo la meditazione dell’Arcivescovo: 

Cari amici, siamo qui tutti insieme per sostenere la vostra battaglia per il posto di lavoro pregando il Signore perché ci aiuti ad affrontare la prova a cui siete sottoposti e infonda nel cuore di tutte le componenti istituzionali e sociali che si stanno occupando del problema di trovare quell’accordo necessario a garantire la continuità di un lavoro assicurato e permanente.

La parabola evangelica dei lavoratori nella vigna (Matteo 20, 1-16) ci richiama all’azione di Dio, che fa del lavoro un’esperienza forte e ricca di valori, non solo umani e sociali, ma anche religiosi e spirituali. È bello pensare che il Regno di Dio assomigli alla realtà del lavoro, che a noi pare invece dura ed impegnativa esperienza quotidiana. Gesù sembra voler dire che il Regno si conquista anche con il nostro lavoro, che non è un’altra cosa rispetto alla preghiera e alla fede, ma rappresenta il terreno quotidiano in cui siamo chiamati a vedere la via per giungere alla salvezza del Regno.

Nella parabola abbiamo alcuni aspetti rilevanti da notare:

  • Il padrone di casa si preoccupa che nessuno resti senza lavoro e non disdegna nemmeno di chiamare a lavorare nella sua vigna coloro che, all’ultima ora, hanno pochissimo tempo per impegnarsi. Tutti debbono poter lavorare. Nessuno, sembra dire il Signore, deve restare privo di lavoro, perché è lì che trova il sostegno alla sua vita ed il benessere di cui ha diritto per sé e per i propri cari. Questo tratto provvidente e buono del padrone di casa sottolinea come Dio sia dalla parte di chi lavora e desideri che abbia sempre la possibilità di svolgere il suo compito remunerato con giustizia. La disoccupazione totale o parziale è una piaga sociale che va combattuta sempre e comunque senza mai arrendersi all’ineluttabile. Il diritto al lavoro resta il punto centrale di ogni società, di ogni sviluppo ed esige dunque il massimo di impegno da parte di tutti. Il diritto al lavoro porta con sé quello di condizioni dignitose ed umane del lavoro stesso, rispettoso di altri importanti diritti quali la famiglia, il tempo libero, il riposo.
  • Un altro aspetto interessante della parabola è il salario giusto dei lavoratori strettamente congiunto alla solidarietà tra tutti loro. Il padrone di casa paga tutti allo stesso modo, andando contro coloro che, avendo lavorato tutto il giorno, si lamentano. Ma egli dice: “Io ho pattuito con te un denaro; prendi e vattene. Hai avuto il tuo secondo giustizia. Ma io voglio essere buono anche verso chi è stato chiamato anche all’ultima ora, mostrando così che ciò che conta è comunque l’aver accolto l’invito a lavorare nella vigna”. Questa apparente ingiustizia distributiva del padrone della parabola lascia intravedere un valore forte del mondo del lavoro che oggi si sta stemperando: la solidarietà tra tutti i lavoratori, per cui a tutti è dovuto comunque un giusto salario e un uguale sostegno per una vita dignitosa ed un futuro assicurato.

La giustizia e la solidarietà camminano insieme e si realizzano tra i lavoratori quando ci si rende conto che le difficoltà di alcuni sono difficoltà di tutti e i diritti di alcuni sono da difendere e promuovere come diritti di tutti. Se vogliamo che l’uomo sia al centro del lavoro, occorre che su questo tutte le forze sociali puntino con grande determinazione e siano coerenti poi nel mantenere fermo questo obiettivo, perseguendolo non solo sul piano sociale ma anche fraterno e spirituale.

La fede in Cristo ci aiuta a raggiungere questo traguardo. Noi sappiamo infatti che chi crede immette anche nel mondo del lavoro la forza sconvolgente della Pasqua di risurrezione del Signore. La risurrezione di Cristo è il fondamento ultimo di una speranza vitale, che investe l’azione sociale di chi crede in essa, e diventa fermento di cambiamento anche dell’intera società.

Il caso dell’Embraco è solo l’ultimo di una serie di situazioni in atto anche in altre aziende del territorio, in cui tanti lavoratori si sono trovati ad affrontare scelte ingiuste e devastanti per la loro vita e la loro famiglia. Colpisce per l’ampiezza dell’azienda e per il venir meno da parte della proprietà all’opportunità di percorso programmato insieme. E questo in presenza non di una crisi produttiva o di mercato, ma in una realtà che invece sembrava dare buoni frutti anche sul piano della produzione negli ultimi anni. In questi giorni pare che la pressione pervenuta da ogni parte anche a livello europeo abbia ottenuto per lo meno un cambiamento e ammorbidito la rigida posizione dei vertici dell’azienda. Vedremo se le nuove prospettive che si intravvedono produrranno un positivo sbocco, dando più tempo per trattative, volte a trovare soluzioni appropriate che salvaguardino tutti i posti di lavoro e una presenza industriale significativa sul territorio. La comunità cristiana non può restare indifferente a queste situazioni quando incidono in modo grave e devastante sulla vita delle famiglie, sul futuro dei giovani e sulle prospettive di un futuro sereno e garantito di lavoro. Il Papa ha più volte ripetuto che chi licenzia i suoi operai è come se vendesse la loro dignità e questo conduce a svendere anche la propria dignità di persona.

Non tocca alla Chiesa indicare soluzioni concrete al riguardo, ma richiamare con forza tutte le parti in causa a fare ogni sforzo, con responsabilità, per superare questa situazione e ritrovare la via di una soluzione, che salvaguardi il bene più prezioso, che è l’uomo che lavora e la sua famiglia. Si tratta di un impegno che viene prima d’ogni altro, anche del pure importante, aspetto economico, e che esige la massima solidarietà da parte di tutte le forze del lavoro interessate: imprenditori, sindacati, lavoratori, istituzioni, comunità civile ed ecclesiale. La Chiesa torinese e quella del Chierese in particolare sono pronte a fare la loro parte, non solo con l’appoggio morale, ma anche con ogni altro mezzo a loro disposizione per dare un concreto sostegno ai lavoratori e alle loro famiglie facendo sentire loro la vicinanza delle comunità e sollecitando la solidarietà di tutta la popolazione. Anche l’ufficio diocesano di Pastorale sociale e del lavoro promuoverà una concreta iniziativa che vi illustrerà poi al termine di questa Veglia.

Desidero, infine, rivolgere un pensiero e una parola a voi bambini, ragazzi e giovani che partecipate alle difficoltà dei vostri cari. Abbiate tanta fiducia in Gesù vostro primo amico e pregatelo con tutto il cuore perché lui ascolta la voce dei piccoli suoi prediletti. Chiedetegli anche di sostenere i vostri genitori con il vostro affetto e vicinanza serena e positiva, collaborando nella vostra casa a mantenere un clima di amore reciproco e di speranza.

Carissimi, in questa veglia di preghiera guardiamo a Cristo lavoratore e a san Giuseppe suo padre putativo, di cui fra qualche giorno celebreremo la festa. Giuseppe faceva il falegname a Nazareth e ha insegnato a farlo anche a Gesù. Se il figlio di Dio e la sua famiglia hanno voluto sperimentare fino in fondo la fatica e l’arte del lavoro, ciò vuole dire che esso è via di redenzione e di riscatto e frontiera di giustizia e di pace.

Chiediamo la forza di operare, perché il Vangelo del lavoro sia salvaguardato nel nostro territorio e si possano trovare vie adeguate e giuste per affrontare risolvere il gravissimo problema che sta davanti a voi cari amici dell’Embraco e di altre aziende in difficoltà. A te, Giuseppe, patrono dei lavoratori, affidiamo le nostre preghiere e chiediamo la tua potente intercessione, perché anche in questo nostro territorio e tempo l’uomo che lavora possa guardare avanti nella vita con rinnovata fiducia e serena certezza di poter trovare nel suo lavoro il sostegno necessario alla sua vita e a quella dei suoi cari.

+Cesare Nosiglia, Arcivescovo

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