Torino vara il Piano per i Rom, “ma non avvisa i nomadi”

Avvio in strada dell’Aeroporto – la Giunta Appendino ha approvato il progetto per chiudere, entro il 2020, gli insediamenti nomadi torinesi. Parla Carla Osella, presidente Aizo: “occorrono percorsi che coinvolgano famiglie Rom e associazioni”

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Campo nomadi di via Germagnano a Torino

«Erano le 8.15 quando nel campo nomadi di strada dell’Aeroporto vedo arrivare camion dell’Amiat con il sindaco, il prefetto, assessori, funzionari, carabinieri e forze dell’ordine per un’operazione straordinaria di pulizia. Ancora una volta nessuno ci ha avvisati e ha ascoltato né gli abitanti dei campi né gli operatori e i volontari delle associazioni che qui prestano servizio ogni giorno».

Così Carla Osella, presidente dell’Aizo, associazione nazionale «Zingari oggi» da anni accanto ai nomadi nei campi torinesi, descrive l’avvio a Torino, la mattina del 15 febbraio, del Piano comunale varato nella stessa giornata dalla Giunta Appendino che ha l’obiettivo di chiudere gli insediamenti Rom entro il 2020 nell’ambito del «Progetto speciale campi nomadi».

«È certamente positivo», afferma l’Osella, «che il Comune avvii la pulizia nei campi e percorsi di tutela ambientale. La situazione, come tutti sanno, è al limite di ogni dignità umana. Ma occorrono percorsi che coinvolgano nel dialogo i capi famiglia dei nomadi e le associazioni che operano nei campi».

«Dopo le operazioni di pulizia avviate», prosegue, «è necessario porre un presidio sul posto che controlli l’accesso ai campi e l’applicazione delle sanzioni previste per evitare l’innesco di roghi all’ordine del giorno. C’è bisogno di un lavoro quotidiano che attraverso percorsi condivisi punti ad educare i residenti dei campi alla legalità, alla cura dell’ambiente».

Il piano comunale, che coinvolge cinque assessorati (Welfare, Sicurezza, Ambiente, Istruzione e Decentramento) insieme alla prefettura, autorità giudiziaria e forze dell’ordine è diviso in due fasi. La prima, da completare entro il 2018, si concentra sulla pulizia e il ristabilimento della legalità nei campi autorizzati. La seconda, che si concluderà entro la fine del 2019, si basa sull’inclusione sociale delle famiglie rom in città.

Tra le operazioni da svolgere durante la prima delle due fasi, secondo il piano presentato dalla Giunta Appendino, è prevista la realizzazione di un censimento delle attuali presenze nelle aree sosta attrezzate, da confrontare con l’elenco dei nuclei autorizzati in precedenza. Si tratta della parte storica del campo di via Germagnano e di quello di strada dell’Aeroporto, oltre ai campi sinti di via Lega e corso Unione Sovietica. Insediamenti dove vivono 600 dei 1.500 rom e sinti che risiedono a Torino.

Poi, una volta approvato il Regolamento dei campi, ancora al vaglio del Consiglio comunale, come informa il Comune, si procederà alla sua attuazione con la raccolta delle domande presentate dalle famiglie che intendono permanere temporaneamente nei campi autorizzati e che sono in possesso dei requisiti richiesti (seguiranno controlli sulle dichiarazioni in collaborazione con le autorità di Pubblica Sicurezza e la Guardia di Finanza).

«Un passaggio fondamentale», sottolinea suor Osella, «è quello di analizzare la situazione familiare, e non solo patrimoniale, domandando se gli abitanti sono intenzionati a trasferirsi altrove ed avviando percorsi di integrazione vera e condivisa, basati sul dialogo».

Infine, informa il Comune, è prevista la possibilità di un’eventuale rilocalizzazione delle persone nei campi autorizzati (Germagnano e Aeroporto in particolare) per consentire un diverso raggruppamento di famiglie allo scopo di ridurre le cause di conflittualità e contrastare il fenomeno dei roghi.

La seconda parte del progetto prevede l’individuazione di percorsi di inclusione sociale e di nuove modalità di insediamento nel territorio urbano (sia per le famiglie presenti in aree sosta autorizzate, sia per quelle che vivono in accampamenti spontanei) sul modello dell’operazione portata avanti nell’ex Moi che vede il lavoro sinergico di Comune, Diocesi e diversi soggetti.

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