22 aprile, la giornata della Terra con Papa Francesco

Vaticano – Il 22 aprile ricorre il 50° dell’istituzione della Giornata Mondiale della Terra istituita dall’Onu, ma ricorrono anche i 5 anni dell’enciclica Laudato Sì. Le parole di Francesco all’Udienza generale

1268

Mercoledì 22 aprile, la terra protagonista. Ricorre il 50° dell’istituzione della Giornata Mondiale della Terra istituita dall’Onu, ma ricorrono anche i 5 anni dell’enciclica Laudato Sì. A causa della panedemia, tutte le inziative che tradizionalmente vengono organizzate in questa giornata, si sono “trasferite” sul web e sui canali televisivi. Coinvolti 193 paesi e 75.000 soggetti aderenti.

All’Italia il compito di aprire le celebrazioni mondiali, dedicandole a Papa Francesco nel quinto anniversario della sua Enciclica Laudato si’, che ha contributo a far nascere in tutto il mondo la consapevolezza sugli effetti negativi dei cambiamenti climatici. Tema centrale della giornata è il riscaldamento globale. In Italia, l’Earth Day è sostenuto in modo particolare dal Movimento dei Focolari che hanno dato vita, con altre organizzazioni, alla maratona multimediale #OnePeopleOnePlanet .

Papa Francesco ha richiamato la manifestazione nella tradizionale udienza del mercoledì dedicando alla Giornata il tema della catechesi.

“Oggi”, ha ricordato, ” celebriamo la 50ª Giornata Mondiale della Terra. È un’opportunità per rinnovare il nostro impegno ad amare la nostra casa comune e prenderci cura di essa e dei membri più deboli della nostra famiglia. Come la tragica pandemia di coronavirus ci sta dimostrando, soltanto insieme e facendoci carico dei più fragili possiamo vincere le sfide globali. La Lettera Enciclica Laudato si’ ha proprio questo sottotitolo: “sulla cura della casa comune”. Oggi rifletteremo un po’ insieme su questa responsabilità che caratterizza il «nostro passaggio su questa terra» (LS, 160). Dobbiamo crescere nella coscienza della cura della casa comune”.

Una casa comune che Papa Francesco ha invitato ad “amministrare” con responsabilità, con quella attenzione spesso frenata da egoismi e interessi particolari: “L’abbiamo inquinata, l’abbiamo depredata, mettendo in pericolo la nostra stessa vita. Per questo, si sono formati vari movimenti internazionali e locali per risvegliare le coscienze. Apprezzo sinceramente queste iniziative, e sarà ancora necessario che i nostri figli scendano in strada per insegnarci ciò che è ovvio, vale a dire che non c’è futuro per noi se distruggiamo l’ambiente che ci sostiene. Abbiamo mancato nel custodire la terra, nostra casa-giardino, e nel custodire i nostri fratelli. Abbiamo peccato contro la terra, contro il nostro prossimo e, in definitiva, contro il Creatore, il Padre buono che provvede a ciascuno e vuole che viviamo insieme in comunione e prosperità”.

E accanto alle parole di denuncia, l’invito alla conversione di abitudini e stili di vita e non solo: “Nel celebrare oggi la Giornata Mondiale della Terra, siamo chiamati a ritrovare il senso del sacro rispetto per la terra”, ha proseguito, “perché essa non è soltanto casa nostra, ma anche casa di Dio. Da ciò scaturisce in noi la consapevolezza di stare su una terra sacra! Cari fratelli e sorelle, «risvegliamo il senso estetico e contemplativo che Dio ha posto in noi» (Esort. ap. postsin. Querida Amazonia, 56). La profezia della contemplazione è qualcosa che apprendiamo soprattutto dai popoli originari, i quali ci insegnano che non possiamo curare la terra se non l’amiamo e non la rispettiamo. Loro hanno quella saggezza del “buon vivere”, non nel senso di passarsela bene, no: ma del vivere in armonia con la terra. Loro chiamano “il buon vivere” questa armonia. Nello stesso tempo, abbiamo bisogno di una conversione ecologica che si esprima in azioni concrete”. “Vorrei incoraggiare a organizzare interventi concertati anche a livello nazionale e locale. È bene convergere insieme da ogni condizione sociale e dare vita anche a un movimento popolare “dal basso”. La stessa Giornata Mondiale della Terra, che celebriamo oggi, è nata proprio così. Ciascuno di noi può dare il proprio piccolo contributo: «Non bisogna pensare che questi sforzi non cambieranno il mondo. Tali azioni diffondono un bene nella società che sempre produce frutti al di là di quanto si possa constatare, perché provocano in seno a questa terra un bene che tende sempre a diffondersi, a volte invisibilmente» (LS, 212)”.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento!
Inserisci il tuo nome

7 + 13 =