70 anni fa la dichiarazione universale dei Diritti umani

10 dicembre 1948 – A Parigi nel Palazzo de Chaillot l’assemblea delle Nazioni Unite – composta da 58 Paesi – adotta la «Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo» come «ideale comune da raggiungersi da tutti i popoli e da tutte le Nazioni»

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«Tutti gli esseri umani nascono liberi e eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza» (articolo 1). «A ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enun­ciate nella presente Dichiarazione, senza distinzione alcuna, per ra­gioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione. Nessuna distinzione sarà stabilita sulla base dello statuto politico, giuridico o internazionale del Paese o del territorio sia indipendente, o sottoposto ad amministrazione fiduciaria o non autonomo, o soggetto a qualsiasi limitazione di sovranità» (art. 2). «Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà e alla sicurezza della propria persona» (art. 3).

Settant’anni fa, il 10 dicembre 1948, a Parigi nel Palazzo de Chaillot nella sua terza sessione l’assemblea delle Nazioni Unite – composta da 58 Paesi – con la risoluzione 217A adotta la «Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo» come – afferma preambolo – «ideale comune da raggiungersi da tutti i popoli e da tutte le Nazioni, alfine che ogni individuo e ogni organo della società si sforzi di promuovere il rispetto di questi diritti e di queste libertà e di garantirne l’universale ed effettivo riconoscimento e rispetto».

La «Dichiarazione» è composta da un preambolo e da 30 articoli con due grandi aree: i diritti civili e politici; i diritti economici, sociali e culturali. Il preambolo enuncia le cause storiche e sociali che portano alla stesura: «Considerato che il riconoscimento della dignità inerente a tutti i membri della famiglia umana e dei loro diritti, uguali e inalienabili, costituisce il fondamento della libertà, della giustizia e della pace nel mondo; considerato che il disconoscimento e il disprezzo dei diritti hanno portato ad atti di barbarie che offendono la coscienza dell’umanità e che l’avvento di un mondo in cui gli esseri umani godano della libertà di parola e di credo e della libertà dal timore e dal bisogno è stato proclamato come la più alta aspirazione dell’uomo».

I 30 articoli sanciscono i diritti individuali, civili, politici, economici, sociali, culturali di ogni persona: 1-2 i concetti basilari di libertà e eguaglianza; 3-11 altri diritti individuali; 12-17 diritti dell’individuo nei confronti della comunità; 18-21 le libertà fondamentali: pensiero, opinione, fede religiosa e coscienza, parola e associazione pacifica; 22-27 diritti economici, sociali e culturali; 28-30 aspetti generali e àmbiti in cui non possono essere applicati, in particolare che non possano essere usati contro i principi ispiratori della dichiarazione stessa.

Molto importanti anche gli articoli: 4 «Nessun individuo potrà essere tenuto in stato di schiavitù o di servitù; la schiavitù e la tratta degli schiavi saranno proibite sotto qualsiasi forma»; 5 «Nessun individuo potrà essere sottoposto a tortura o a trattamento o a punizione crudeli, inumani o degradanti»; 6 «Ogni individuo ha diritto, in ogni luogo, al riconoscimento della sua personalità giuridica»; 7 «Tutti sono eguali dinanzi alla legge e hanno diritto, senza alcuna discriminazione, a una eguale tutela da parte della legge. Tutti hanno diritto a una eguale tutela contro ogni discriminazione»; 8 «Ogni individuo ha diritto a un’effettiva possibilità di ricorso a competenti tribunali nazionali contro atti che violino i diritti fondamentali»; 9

«Nessun individuo potrà essere arbitrariamente arrestato, detenuto o esiliato».

Degli allora 58 membri 48 votano a favore: Afghanistan, Argentina, Australia, Belgio, Birmania, Bolivia, Brasile, Canada, Cile, Cina, Colombia, Costa Rica, Cuba, Danimarca, Ecuador, Egitto, El Salvador, Etiopia, Filippine, Francia, Grecia, Guatemala, Haiti, Islanda, India, Iran, Iraq, Libano, Liberia, Lussemburgo, Messico, Paesi Bassi, Nuova Zelanda, Nicaragua, Norvegia, Pakistan, Panama, Paraguay, Perù, Repubblica Dominicana, Siam, Svezia, Siria, Regno Unito, Stati Uniti d’America, Turchia, Uruguay, Venezuela. Otto si astengono: Arabia Saudita, Bielorussia, Cecoslovacchia, Jugoslavia, Polonia, Russia, Sudafrica e Ucraina. Due non partecipano al voto: Yemen e Honduras. Nessuno vota contro. E l’Italia? Non c’è perché entra a far parte dell’assemblea il 14 dicembre 1955.

Nella fase finale (1945-48), si accende lo scontro politico fra il blocco sovietico e il blocco occidentale, guidato dagli Stati Uniti. Si astengono dal voto gli Stati dittatoriali per i quali la «Dichiarazione» non è vincolante. Invece ai diritti e alle libertà va attribuito valore giuridico dal momento che sono considerati tali da gran parte delle Nazioni civili, codice etico fondamentale che sancisce universalmente, in ogni epoca e in ogni parte del mondo, i diritti dell’uomo. Forse questo spiega perché, dopo tanti decenni, i diritti sono sistematicamente calpestati in tutto il mondo.

L’abbruttimento dei regimi dittatoriali, dal fascismo al nazismo, al comunismo sovietico-stalinista e cinese-maoista; la seconda guerra mondiale con 56 milioni di vittime; la tragedia dell’Olocausto postulano un accordo che ponga fine alla barbarie. Il documento è frutto di un’elaborazione secolare ma la dottrina sui diritti dell’uomo trova la sua ispirazione originaria – piaccia o no – nell’antropologia che affonda le sue radici nella rivelazione cristiana.

Il «Bill of Rights» o «Declaration of Rights» o «An Act Declaring the Rights and Liberties of the Subject and Settling the Succession of the Crown. Un atto che dichiara i diritti e le libertà dei sudditi e definisce la successione della corona». Il documento stilato dal Parlamento britannico nel 168, è uno dei cardini del sistema costituzionale. L’originale si trova a Liverpool.

La «Dichiarazione di indipendenza degli Stati Uniti d’America» segna la nascita della Federazione. Siglata il 2 luglio 1776, è resa effettiva il 4 luglio al Congresso di Philadelphia in Pennsylvania. Tredici colonie britanniche della costa atlantica  dichiarano l’indipendenza dall’Impero britannico.

La «Déclaration des droits de l’homme et du citoyen, Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino» stesa durante la Rivoluzione francese ed emanata il 26 agosto 1789 riconosce la libertà e la dignità umana; contiene i diritti fondamentali dell’individuo e del cittadino; suscita la reazione contraria dell’autorità ecclesiastica a Roma e in Francia; ispira numerose carte costituzionali.

I «Fourteen Points, Quattordici punti» del presidente americano Thomas Woodrow Wilson nel discorso dell’8 gennaio 1918 davanti al Congresso per l’ordine mondiale dopo la prima guerra mondiale. Ricalcano i «punti fissi per una pace giusta e duratura» di Benedetto XV.

La «Dichiarazione» 1948 genera: la « Convenzione internazionale sui diritti economici, sociali e culturali» e la «Convenzione internazionale sui diritti civili e politici» adottate all’unanimità dall’Onu il 16 dicembre 1966; la «Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea» confluita nel 2004 nella «Costituzione europea», mai entrata in vigore per la mancata ratifica di Francia e Paesi Bassi dopo i relativi  referendum con risultati negativi. La «Dichiarazione» e lo «Statuto» sono i documenti base delle Nazioni Unite.

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