Ottant’anni fa il radiomessaggio di Pio XII contro la guerra

Agosto 1939 – «Nulla è perduto con la pace, tutto può esserlo con la guerra». Era giovedì sera quel 24 agosto 1939, ottant’anni fa. «Radio Vaticana» diffonde l’accorato appello di Pio XII «ai governanti e ai popoli nell’imminente pericolo della Seconda Guerra Mondiale»

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«Nulla è perduto con la pace, Tutto può esserlo con la guerra». Era giovedì sera quel 24 agosto 1939, ottant’anni fa. «Radio Vaticana» diffonde l’accorato appello di Pio XII «ai governanti e ai popoli nell’imminente pericolo della guerra». Un radiomessaggio tempestivo: il giorno prima, 23 agosto, a Mosca il Reich tedesco e l’Urss comunista hanno firmato un accordo (decennale) di non aggressione. In realtà un perverso piano di spartizione dell’inerme Polonia.

Adolf Hitler aveva già deciso l’invasione della Polonia dopo il rifiuto di Varsavia, il 26 marzo 1939, di cedere alla Germania un territorio per collegarsi a Danzica e  annetterla. Preoccupa il dittatore di Berlino la possibile reazione del dittatore di Mosca, «Stalin, uomo d’acciaio» (Josif  Vissarionovič Džugašvili), ex seminarista ortodosso. Partono le trattative e il 23 agosto i ministri degli Esteri sovietico Vjačeslav Molotov e tedesco Joachim von Ribbentrop firmano il trattato. Il protocollo segreto fissa le sfere di influenza: all’Urss la Polonia orientale, i Paesi Baltici, la Finlandia; alla Germania la Polonia occidentale. Nemmeno due anni dopo, il 22 giugno 1941, i nazisti violano l’accordo di non aggressione con l’«Operazione Barbarossa» e invadono la Russia.

Il Papa tenta vanamente di scongiurare l’attuazione di questo «patto del diavolo», sapendo benissimo che esso avrebbe precipitato tutti nella seconda guerra mondiale. Infatti Pacelli conosce le clausole segrete e sa che Francia e Gran Bretagna, alleati della Polonia, avrebbero dichiarato guerra alla Germania.

Premette che il suo «cuore non può e non deve disinteressarsi per condurre gli animi sulle vie della giustizia e della pace». Ricorda che in Gesù «milioni e milioni di anime ripongono la loro fiducia». Si rivolge «ai condottieri di popoli, uomini della politica e delle armi, scrittori, oratori della radio e della tribuna» e quanti altri hanno autorità e responsabilità sulla sorte degli uomini. Sottolinea l’immediato pericolo di guerra: «Più assillanti si fanno i timori di un sanguinoso conflitto internazionale oggi che la tensione degli spiriti sembra giunta a tal segno da far giudicare imminente lo scatenarsi del tremendo turbine della guerra». Si appella «ai governanti e a i popoli perché – deposte le accuse, le minacce, le cause della reciproca diffidenza – tentino di risolvere le divergenze con l’unico mezzo adatto, cioè con comuni e leali intese, perché nella calma e nella serenità, senza incomposte agitazioni, incoraggino i tentativi pacifici».

Asserisce che la giustizia «si fa strada con la forza della ragione, non con quella delle armi. Nulla è perduto con la pace, tutto può esserlo con la guerra». La frase è suggerita – secondo un’attendibile versione – a mons. Giovanni Battista Montini, sostituto della Segreteria di Stato e futuro Paolo VI.

Aggiunge Pio XII: «Ritornino gli uomini a comprendersi. Riprendano a trattare. Trattando con buona volontà e con rispetto dei reciproci diritti si accorgeranno che ai sinceri e fattivi negoziati non è mai precluso un onorevole successo». Chiede ai destinatari del radiomessaggio di farsi portavoce di «tutti i retti di cuore, tutti quelli che hanno fame e sete di giustizia, tutti quelli che soffrono già, per i mali della vita, ogni dolore, il cuore delle madri, i padri, che dovrebbero abbandonare le loro famiglie; gli umili, che lavorano e non sanno; gli innocenti, su cui pesa la tremenda minaccia; i giovani». Chiede a tutti di «volgere lo sguardo in Alto e di chiedere con fervide preci al Signore che la sua grazia discenda abbondante sul mondo sconvolto, plachi le ire, riconcilii gli animi e faccia risplendere l’alba di un più sereno avvenire».

Tutto inutile. Il 1º settembre 1939 alle 04:45 le truppe tedesche attraversavano la frontiera polacca. Il 3 Parigi e Londra dichiarano guerra alla Germania. Il 7 anche l’Armata Rossa, invade la Polonia .

Il 20 ottobre Pio XII pubblica «Summi pontificatus» la sua prima enciclica con il programma del pontificato. Era stato eletto il 2 marzo 1939, giorno del 63esimo compleanno. Come il predecessore Pio XI, denuncia i totalitarismi atei – nazifascismo e comunismo – e il sempre crescente agnosticismo: «Nel momento in cui scriviamo queste righe, giunge la spaventosa notizia che il terribile uragano della guerra, nonostante tutti i nostri tentativi di deprecarlo, si è già scatenato. Pensiamo all’abisso di sofferenze di innumerevoli persone, a cui ancora ieri nell’ambiente familiare sorrideva un raggio di modesto benessere. Il nostro cuore paterno è preso da angoscia, quando prevediamo tutto ciò che potrà maturare dal tenebroso seme della violenza e dell’odio, a cui la spada apre i solchi sanguinosi. Davanti a queste apocalittiche previsioni di sventure imminenti e future, consideriamo nostro dovere elevare con crescente insistenza gli occhi e i cuori di coloro, in cui resta ancora un sentimento di buona volontà, verso l’Unico da cui deriva la salvezza del mondo, verso l’Unico, la cui mano onnipotente e misericordiosa può imporre fine a questa tempesta».

Soggiunge: «Il mondo e tutti coloro che sono colpiti dalla calamità della guerra devono sapere che il dovere dell’amore cristiano, cardine fondamentale del regno di Cristo, non è una parola vuota, ma una viva realtà. Un vastissimo campo si apre alla carità cristiana in tutte le sue forme. Abbiamo fiducia che i nostri figli, specialmente coloro che non sono provati dal flagello della guerra, si ricordino di tutti coloro che, essendo vittime della guerra, hanno diritto alla pietà e al soccorso». Assicura di fare «quanto in nostro potere per accelerare il giorno in cui la colomba della pace su questa terra, sommersa dal diluvio della discordia, troverà dove posare il piede. Dio può tutto – conclude Pio XII – al pari della felicità e delle sorti dei popoli, tiene nelle sue mani anche gli umani consigli e, in qualsiasi parte voglia, dolcemente li inclina: anche gli ostacoli per la sua onnipotenza sono mezzi a plasmare le cose e gli eventi e a volgere le menti e i liberi voleri ai suoi altissimi fini».

Pier Giuseppe Accornero

 

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