A Chieri è Axel il Gesù Bambino profuga dal Congo

Messa di Mezzanotte – Bimba e con la pelle scura: è stato un «Gesù Bambino» decisamente fuori dagli schemi, quello che il parroco don Marco Di Matteo ha presentato all’altare del Duomo di Chieri la notte di Natale

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Bimba e con la pelle scura: è stato un «Gesù Bambino» decisamente fuori dagli schemi, quello che il parroco don Marco Di Matteo ha presentato all’altare del Duomo di Chieri, alla messa di Mezzanotte.

«Un gesto per cogliere l’autentico significato del Natale, deciso insieme alla commissione liturgia del Consiglio pastorale», spiega il sacerdote.

«Nel nostro giro di conoscenze non c’era però un bambino dell’età adatta – afferma Enzo Cerrato, direttore del coro del Duomo – Poi abbiamo saputo della piccola Axel: ci è parsa adatta per ricordare come Gesù ai suoi tempi fosse stato anche lui un profugo, tutt’altra cosa rispetto al bambinello bello e biondo cui ci ha abituati l’iconografia».

Alla processione d’ingresso della Messa, invece di portare il solito bambolotto del presepe, il parroco ha perciò tenuto in braccio Axel, che poi è stata con lui anche durante le benedizione finale. La neonata ha tre mesi, sua mamma Giulia è originaria del Congo: ha attraversato il deserto, è approdata in Grecia su un barcone, poi è arrivata in Italia grazie ai corridoi umanitari. Ora è a Riva, ospite della comunità «La Contrada».

Prosegue il parroco: «Quando ho saputo la storia della mamma e della bambina m’è parso subito evidente il parallelismo con la vicenda di Gesù Bambino, la cui famiglia s’era trovata in terra straniera, senza una casa dove abitare. Di qui l’idea di presentarla all’altare come avrei fatto con la statua, e poi di averla con me al momento della benedizione finale. Senza intenti polemici, senza risvolti politici o ideologici: solo come gesto di accoglienza e di tolleranza, assolutamente in linea con lo spirito del Natale. Un gesto che, peraltro, non è stato il punto focale della celebrazione, tant’è vero che l’omelia l’ho sviluppata su altri temi».

È sicuro che tutti abbiano apprezzato il suo gesto? «Accoglienza e tolleranza sono le parole chiave, in questo periodo dell’anno liturgico: il messaggio evangelico è chiaro. Volutamente ho speso relativamente poche parole per introdurre il gesto del ‘Gesù Bambino nero’: voglio innescare con garbo una riflessione, i segni non hanno bisogno di troppe didascalie».

Peraltro la possibilità che qualcuno non fosse d’accordo è stata presa in considerazione: «Ma anche il Vangelo è così: se lo prendi sul serio spesso di mette in contrapposizione con molte logiche di questo mondo».

I parrocchiani del Duomo hanno comunque reagito in modo positivo: «Ciò non mi ha stupito: la nostra comunità è molto impegnata sul fronte caritativo, e da poco ha inaugurato un alloggio per accogliere tre giovani immigrati. Ma il gesto, in un’occasione particolare com’è la notte di Natale, ha anche toccato i sentimenti e suscitato commozione».

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