A Torino due convegni smascherano i fascismi

Sulla Resistenza e la Costituzione – Secondo un sondaggio di Arci Servizio civile quasi uno studente torinese su due ritiene che il fascismo abbia portato benefici. In controtendenza con questo dato i giovani di oratori e scuole sono stati protagonisti di due simposi: “contro il riemergere di derive fasciste occorre riscoprire il senso di comunità”

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I Cattolici e la lotta di liberazione

«Il fascismo è certamente una dittatura da condannare, ma solo in parte, in quanto ha portato benefici all’Italia».

Affermazione che fa accapponare la pelle ai pochi partigiani ancora viventi che si sono battuti per la democrazia e la libertà, soprattutto per i valori non negoziabili che mettono al centro la dignità di ogni uomo. Secondo un’inchiesta di «Arci Servizio civile» a Torino, invece, lo pensa quasi un ragazzo su due, il 44% dei giovani intervistati in scuole e università torinesi. Il sondaggio è stato condotto dai volontari dell’associazione in tutta Italia nell’ambito del progetto «La memoria come strumento di educazione alla pace».

Proprio nei giorni in cui sono stati resi noti i risultati di questa ricerca due convegni a Torino hanno rimesso al centro il capillare impegno dei giovani cattolici nella Resistenza, l’uno tenutosi sabato 5 maggio presso la parrocchia Santa Rita su Giogio Catti, giovane di Azione Cattolica morto a 19 anni per la libertà ed uno su «Una Costituzione da riscoprire», promosso il 7 maggio dal Centro Giorgio Catti e dalla Biblioteca nazionale universitaria di Torino presso l’auditorium Vivaldi.

In entrambi i simposi i protagonisti sono stati i giovani degli oratori  e delle scuole torinesi che, in controtendenza con i dati della ricerca dell’Arci Servizio civile, si sono mobilitati con i loro educatori e insegnanti in percorsi di approfondimento storco sulla Resistenza e la nascita della Costituzione attraverso l’ascolto di testimonianze, la lettura di documenti e l’elaborazione di un pensiero critico, dimostrando d non essere “giovani da divano”, ma ragazzi che vogliono lasciare un’impronta nel tessuto sociale e prendere in mano il futuro del Paese. «Ed io in che cosa mi gioco la vita?» È, infatti, la domanda a cui hanno risposto i ragazzi di Santa Rita dei gruppi delle superiori che negli ultimi mesi hanno riflettuto sulla figura del loro parrocchiano Giorgio Catti (risiedeva in via Cadorna 37), classe 1925, che per quattordici mesi prese parte alle lotta partigiana insieme a numerosi giovani di Azione Cattolica. Il 30 dicembre 1944, sorpreso con altri due compagni nei pressi di Cumiana dai militi repubblichini, fu fucilato da impietose raffiche. Poco dopo una contadina raccolse un’immagina macchiata di sangue: l’effige di Pier Giorgio Frassati, sul retro poche parole scritte da Giorgio: «La miglior vendetta è il perdono».

«La testimonianza di Giorgio e la domanda ed ‘io in cosa mi gioco la vita?’», hanno detto i giovani di Santa Rita intervenendo al convegno, «ci sprona ad andare a fondo, a scavare. Certamente uno degli ostacoli oggi nell’imitare il coraggio di Giorgio è l’indifferenza verso ciò che accade e l’invidivualismo. L’antidoto è riscoprire il senso di comunità che ci spinge a smettere di essere spettatori del nostro futuro per iniziare ‘a vivere e non vivacchiare’, come diceva il beato Pier Giorgio Frassati».

I numerosi interventi della mattinata, fra cui quelli degli studenti di quinta del Liceo Artistico Cottini, del parroco don Roberto Zoccalli, il docente di storia Vittorio Rapetti, già delegato regionale di Azione Cattolica, il presidente di Ac Torino Matteo Massaia, il giornalista Luca Rolandi, il generale Franco Cravarezza e Marco Castagneri del Centro Catti, Lepoldo Cassibba, i partigiani Oreste Longhi, Rita Pera, i rappresentanti dell’Anpi, hanno posto l’accento sulla lezione della Resistenza dei cattolici che ci sprona «a recuperare il valore della dimensione unitaria e l’appartenenza ad una comunità per rafforzare la democrazia senza abbassare la guardia contro il riemergere oggi di derive fasciste».

Il convegno sulla Costituzione il 7 maggio ha coinvolto le ultime classi degli Istituti di istruzione superiore in un progetto di approfondimento sulla cittadinanza attiva proposto con la prospettiva di partecipare, nell’ambito dell’alternanza scuola-lavoro alla 19a edizione della Biennale democrazia che si terrà a Torino nella primavera 2019. «Il progetto», sottolinea Walter Crivellin, presidente del Centro Studi Giorgio Catti, «intende favorire uno sforzo sinergico culturale ed educativo, dentro e fuori la scuola, nel rapporto storia-memoria-identità, basilare per comprendere i valori e la funzione della nostra Costituzione».

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