A Torino la memoria del ‘900: un patrimonio, ora, di tutti

Attraverso una piattaforma digitale innovativa il Polo del ‘900 mette a disposizione un patrimonio straordinario: oltre 9 chilometri di documenti, 300 mila monografie e 900 fondi archivistici, 28 mila audiovisivi, 127.600 fotografie. Intervista al direttore Alessandro Bollo

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Da due anni e da pochi mesi, anche attraverso una piattaforma digitale innovativa, su 8 mila metri quadrati di spazi, di cui 3 mila aperti al pubblico, il Polo del ’900 mette a disposizione un patrimonio straordinario: oltre 9 chilometri di documenti, 300 mila monografie e 900 fondi archivistici, 28 mila audiovisivi, 127.600 fotografie. 9Centro, in rete da tre mesi, è la piattaforma digitale realizzata dal Polo del ’900 con il sostegno di Compagnia di San Paolo e Regione Piemonte, fondamentale strumento informatico in grado di connettere con il mondo, in un percorso di condivisione, l’immenso patrimonio proprietà dei diciannove enti culturali che compongono la fondazione. Il lavoro, realizzato dagli archivisti del Polo insieme a Promemoria srl, ha scelto di abbandonare le modalità e i sistemi tecnologici di ciascun ente per favorire un nuovo sistema unitario. Si tratta di un cambiamento strutturale, innovativo e per certi versi rivoluzionario che supera l’immagine ‘polverosa’ dell’archivio tradizionale, ma non l’abbandona, anzi lo valorizza, portandolo in rete e dunque potenzialmente collegandolo con una comunità infinita. Una nuova archivistica partecipata come modo per avvicinare, interessare e attivare pubblici molto differenziati, anche attraverso la collaborazione di espressioni artistiche differenti.

Il direttore del Polo del ‘900, Alessandro Bollo, racconta il significato del progetto e le sfide del Polo. Perché si affermi un nuovo paradigma, accenna iniziando il colloquio, «è necessario far confluire in un unico centro operativo realtà diversificate, affiancarle a creativi, artisti, studiosi di politica e giornalisti». D’altronde, il Polo del ‘900 è un luogo con tante anime diverse e una visione condivisa: mettere al centro la storia e il pensiero critico come materia e chiave di senso da cui partire per ragionare e confrontarsi su cittadinanza, democrazia, diritti e partecipazione.

Direttore come e dove nasce questa nuova sfida?

Il progetto nasce tre anni fa partendo da un’esigenza specifica: così come la frammentazione degli istituti di ricerca aveva trovato una casa comune, quella del Polo del ‘900, così anche gli archivi, i documenti, le carte, i patrimoni degli istituti avevano bisogno di un archivio digitale comune; una vera e propria casa condivisa. Questo processo si è reso indispensabile per superare una situazione nella quale si è vissuto alla presenza di archivi veramente eterogenei, basati su sistemi diversi, software differenti, connotati da una certa obsolescenza e quindi destinati a essere poco rilevanti in futuro. È, pertanto, nata una piattaforma che non solo ha messo insieme gli archivi, ma la lettura dei fondi e i contenuti dei documenti, nei vari supporti, resa aperta e accessibile anche dall’esterno , appunto attraverso le reti digitali.

Quali sono le particolarità del sistema informatico?

Si tratta di un opensource, collective access basato su front-end molto intuitivo, costruito per essere utilizzato non solo da addetti ai lavori, ricercatori, studiosi e studenti, ma da un pubblico vasto e composito, attratto non solo da studi specialistici, ma da una conoscenza del Novecento più completa, critica e approfondita. Il progetto sarà vincente se riuscirà ad attrarre un mondo vasto e largo anche perché consente, per esempio per le scuole e le università, di condividere studi e ricerche che partono dall’utilizzo dei documenti che sono conservati e implementati da 9Centro. I ragazzi potranno riutilizzare, rinominare, indagare sulla memoria del Novecento. Un’altra particolarità è che dentro la piattaforma archivistica non ci sono solo le grandi storie, ma anche le narrazioni del mondo operaio e della città, le piccole vicende di comunità di vita e ambienti di lavoro o luoghi associativi tipicamente inseriti nel quadro sociale del secolo breve. Tutto il Novecento in filigrana nel quale tutti possono riconoscersi o imparare a conoscere.

Quali prospettive per 9Centro nell’immediato futuro?

La seconda prospettiva di questo progetto è portare interlocutori che su 9Centro possano fare nuove conoscenze e produrre nuovo valore. Se si pensa alla filiera dell’audiovisivo, abbiamo firmato un protocollo d’intesa con la Film Commission portando a tutti i soggetti che producono contenuti video un sedimento culturale di altissima qualità e valore per produrre documentari e film sulla storia del XX secolo. Oggi buona parte della documentazione archivistica presente al Polo è dentro a 9Centro, ma c’è ancora da fare un lavoro di migrazione consistente. Inoltre la piattaforma si candida per essere un punto di riferimento, una rete di collaborazione e contatto con centri e istituzioni simili al Polo in Italia e in Europa. Cambia radicalmente l’idea dell’archivistica, che non è soltanto legata al conservare e catalogare ma pensare delle modalità sempre più efficaci che consentano a qual patrimonio di parlare alle giovani generazioni e in generale ai cittadini. In questo modo non solo non si deprime e depotenzia il lavoro dell’archivista, ma al contrario ne si esalta l’importanza civica, culturale, educativa e di formazione per le comunità e le persone. Con il digitale l’archivista può fare un salto di qualità rispetto al lavoro che da sempre caratterizza la sua mansione di custode delle carte del passato.

Esistono esperienze analoghe a 9Centro?

Ci sono esempi che hanno anticipato il nostro progetto, per esempio LazioNovecento, una piattaforma che mette in rete gli istituti storici e culturali della Regione e che è ormai una realtà consolidata. All’estero ci sono alcuni esempi, ma non sono molto diffusi, perché non è semplice mettere in relazione, connessione e rete così tanti archivi diversi tra loro. Per fare alcuni esempi, in Francia, Germania e nel Regno Unito progetti legati ad una modalità di Commons sempre più ampia permette di interagire con patrimoni legati a grandi biblioteche o musei. Essi lasciano liberi all’accesso e all’uso i propri contenuti che sono presenti negli archivi. Ovvero è possibile utilizzare e usare per attività didattiche il materiale e la sedimentazione documentaria o le opere artistiche di proprietà di enti e musei, attraverso una modalità potentissima che aiuta a far circolare nel mondo il patrimonio. Tutto questo è naturalmente possibile salvaguardando i diversi patrimoni. E anche 9Centro, partendo dall’autorevolezza del Polo, ha come presupposto di garanzia fonti certificate e autorevoli: protetti e scaricabili solo in risoluzione bassa e con profilazioni certificate e il controllo di tutti gli accessi utenti.

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