A Torino «Orso» sfida i neet: studio e lavoro, perché no?

30° anniversario – Nel trentennale della fondazione la cooperativa lancia un progetto di orientamento alle professioni in diverse scuole elementari e medie piemontesi: un percorso che punta a prevenire il disagio giovanile inserendo la dimensione lavorativa già nei primi anni della formazione

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Che lavoro vuoi fare da grande? Si inizia a rispondere, e a progettarlo concretamente, già in quarta elementare. È il cuore del progetto di orientamento alle professioni e ai mestieri che la Cooperativa sociale Orso sta portando avanti, in forma sperimentale, in rete con «La Città dei Mestieri», in diverse scuole elementari e medie delle province di Torino, Cuneo ed Asti. L’iniziativa è stata presentata venerdì 13 aprile presso la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo in Borgo San Paolo a Torino durante il convegno, aperto ad insegnati, educatori e studenti, «Disegnare il tuo futuro… è un gioco da ragazzi» in occasione delle celebrazioni dei 30 anni dalla fondazione  della Cooperativa Orso.

Nata nell’anno sociale 1987-88 dall’esperienza della Gioc nel quartiere San Donato (la sede legale era in via Le Chiuse) «Orso» ha sempre puntato ad offrire una prospettiva lavorativa ai ragazzi e alle persone svantaggiate facendo leva sulle proprie capacità e competenze.

Ed ecco oggi l’impegno a tutto campo per stroncare il fenomeno dei neet (i giovani che né studiano né cercano un lavoro), in un contesto sociale dove la crisi economica e occupazionale non cessa e continua a picchiare duramente nell’area torinese.

A Torino la disoccupazione giovanile sfiora ancora il 40%, il 30% dei giovani fra i 20 e i 34 anni sono neet, «parcheggiati» nell’anonimato, spesso mantenuti da genitori o nonni anziani, fuori dai circuiti della formazione e del lavoro, nello stesso tempo aumenta il disagio adolescenziale con la diffusione di droga, alcool, devianza e gioco d’azzardo. Ed è proprio sui ragazzi che investe «Orso».

La sfida della cooperativa, rilanciata oggi nel trentennale dalla fondazione, è proprio quella di inserire la dimensione lavorativa già nei primi anni della formazione, nelle scuole elementari e medie, educando costantemente gli studenti a costruire in concreto il proprio futuro.

«I neet sono sfiduciati e disillusi», afferma il presidente di «Orso» Andrea Genova, «si limitano, quindi, a vivere alla giornata. Con i progetti avviati puntiamo in primo luogo ad alimentare la curiosità e l’interesse rispetto al futuro in modo che diventi stimolante. Gli anni della formazione devono necessariamente tenere presente l’orizzonte professionale: si studia per realizzare un progetto di vita, non per veder scorrere davanti a sé passivamente gli anni della propria giovinezza».

Attraverso una campagna di crowdfunding sulla piattaforma «Eppela», in collaborazione con la Fondazione Sviluppo e Crescita di Crt, «Orso» e la Città dei Mestieri di Torino hanno avviato un progetto di orientamento «precoce» nelle classi quarta, quinta elementare e nelle medie che va ad aggiungersi alle diverse progettualità portata avanti nei confronti dei giovani in difficoltà, sia italiani che stranieri.

Un progetto con al centro «La Città dei mestieri», un gioco di carte che si propone di far avvicinare bambini e ragazzi in modo ludico al mondo del lavoro: gli allievi possono conoscere i mestieri, e soprattutto riflettere sul percorso formativo e le competenze necessarie per svolgere determinate professioni.

«Vogliamo offrire ai ragazzi fin da piccoli» spiega il presidente Genova, «gli strumenti per poter affrontare un percorso di orientamento in vista delle scelte formative e professionali. I neet spesso non sono consapevoli delle proprie capacità e competenze che possono mettere in moto. Il problema dell’immobilismo non è solo legato al lavoro, ma spesso alla vita. Ed ecco che la formazione nella scuola primaria e secondaria su questi temi diventa fondamentale per prevenire fenomeni di disagio giovanile».

«Orso» collabora, inoltre, con la Pastorale sociale e del Lavoro della diocesi nel Laboratorio metropolitano avviato, nell’ambito dell’Agorà del Sociale, lo scorso ottobre dall’Arcivescovo Nosiglia con l’obiettivo di affrontare, con metodi innovativi, il nodo dell’educazione al lavoro dei giovani e della prevenzione alla disoccupazione nell’area torinese. Concluso il periodo di formazione e orientamento per 34 ragazzi dai 18 ai 29 anni a inizio aprile ha preso il via l’esperienza di tirocinio in azienda per sei mesi. La cooperativa Orso si occupa, appunto, dell’attività di ingaggio, organizzazione del tirocinio e del tutoraggio.

«Il progetto è particolarmente fruttuoso», evidenzia Genova, «attraverso l’esperienza dei tirocini puntiamo a rimettere in moto i giovani. Il tirocinio non è certamente una soluzione lavorativa, ma la scintilla che permette di riprendere in mano la propria vita».

Capillare l’impegno di «Orso» anche nei progetti per l’integrazione dei migranti attraverso corsi di lingua italiana, servizi di mediazione interculturale, accompagnamento all’autonomia e diversi progetti di housing sociale. A Torino la cooperativa opera soprattutto sul territorio di Borgo San Paolo (Circoscrizione 3) dove ha le proprie sedi in via Bobbio 21/A e in via Spalato 63/D.

La scorsa settimana una mostra, allestita presso la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, ha raccontato attraverso immagini e parole 30 anni di attività in Piemonte: dopo la tappa torinese sarà esportata a Rivalta, Savigliano, Bra ed Asti.   Per informazioni: tel. 011.3853400, sito www.cooperativaorso.it.

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