A Torino riapre la rete dei dormitori per i senza dimora

Caritas – Sette centri di accoglienza notturna, cento posti letto sono l’impegno della Chiesa subalpina per questo inverno 2020-2021. Apertura anticipata di due settimane per affrontare l’emergenza Covid

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Si abbassano le temperature e si riaprono le porte dei dormitori cittadini per i senza dimora. Giovedì 22 ottobre con qualche settimana di anticipo rispetto agli scorsi anni, nei 7 dormitori che fanno capo alla rete diocesana coordinata da Caritas di Torino in sinergia con il Sermig e il CTS (Centro Torinese di Solidarietà) prende il via in collaborazione con il Comune di Torino il progetto «Home less, heat more».

Non una accoglienza a bassa soglia, ma una ospitalità notturna che è l’anello di un percorso più articolato finalizzato al recupero dell’autonomia della persona. Secondo un approccio già sperimentato e monitorato negli anni scorsi e che ha prodotto risultati incoraggianti.

Pierluigi Dovis, direttore della Caritas Diocesana

Apertura anticipata

«Rispetto allo scorso anno», spiega il direttore della Caritas Diocesana, Pierluigi Dovis, «abbiamo anticipato l’apertura per affrontare con calma e con le giuste cautele la situazione Covid: un avvio graduale in un momento in cui fuori non fa ancora troppo freddo per poi essere a pieno regime quando la situazione climatica sarà peggiore».

Nell’arco di un paio di settimane i posti garantiti nelle 7 accoglienze saranno quasi un centinaio. «Siamo riusciti a mantenere pressappoco lo stesso numero di posti dello scorso anno», prosegue, «riorganizzando gli spazi affinché ci sia il corretto distanziamento e sia garantito l’isolamento d emergenza nel caso un ospite manifesti inaspettatamente sintomi di Covid». Ma non è soltanto il distanziamento, il minimizzare il rischio di focolai, a dettare il rapporto numerico nelle accoglienze «La volontà di avere gruppi più piccoli è dettata dall’obiettivo prioritario di creare relazioni, di aiutare gli ospiti, di accompagnarli in un percorso di inclusione sociale, di ascolto, di possibile progettazione di alternative alla vita di strada».

Il coinvolgimento della Chiesa

«La rete dei nostri dormitori che si aggiunge all’accoglienza notturna garantita dal Comune», precisa Dovis, «non  va considerata come un ‘tappabuchi’ rispetto a quanto fatto a livello istituzionale, ma come vera e propria missione evangelica, di aiuto e vicinanza a chi vive in condizioni di marginalità. Un servizio attraverso cui si manifesta la relazione di Dio con ogni uomo anche con chi è considerato ai margini della società. E per questo è importante la relazione, l’impegno ad accompagnare chi è accolto in modo che non si senta solo e senza prospettive ma capace di ricominciare».

Tipologia di accoglienza

Non essendo accoglienze di bassa soglia può accedere ai dormitori solo chi venga segnalato dal Servizio adulti in difficoltà del Comune di Torino, italiano o straniero, previa verifica di negatività del tampone nasofaringeo. L’accesso varia tra le 17 e le 20, viene servita sempre la cena e la mattina gli ospiti lasciano l’accoglienza tra le 8 e le 9 dopo la prima colazione. In virtù della collaborazione con il servizio del Comune si cercano di individuare persone che possano essere inserite in un percorso: il turnover degli ospiti sarà minimo. «Auspichiamo che le persone accolte possano fermarsi fino al 30 aprile quando chiuderemo l’ospitalità, circa 6 mesi in cui poter consolidare la relazione e individuare soluzioni per il dopo. Come è avvenuto negli anni passati per alcune donne che sono riuscite ad ottenere una casa popolare e a lasciare la strada o per un piccolo gruppo di uomini che dopo aver trascorso i mesi estivi in una casa sulla collina torinese in quasi piena autonomia ora continueranno la coabitazione presso una struttura in Liguria messa a disposizione per il secondo anno da una congregazione religiosa con base in Torino».

Dei 7 punti di accoglienza, uno è riservato alle donne presso l’Rsa Carlo Alberto, due – entrambi sul confine con San Mauro in unico stabile – per persone anche con dipendenze. «In quest’ultimo caso, l’accoglienza non si conclude ad aprile, ma ad agosto per dare continuità a percorsi di cura che possano poi proseguire attraverso i servizi sanitari competenti. Per gli altri ospiti, in virtù del principio dell’accompagnamento, dopo il 30 aprile verranno mantenuti i contatti anche grazie alla collaborazione con il Comune.

Villa Pellizzari

La sosta

Da fine settembre è ripartita anche il centro diurno «La sosta… con gli amici di Gabriele» nei locali di via Arcivescovado 12C. Così come continua l’esperienza del laboratorio Daccapo di via San Massimo 31-33, del laboratorio di scrittura Fuori Campo in via Giolitti 40 e l’accoglienza con laboratorio di agricoltura e apicoltura Agrister a Cavagnolo. «Tutte opportunità che vengono messe in campo dalla Caritas» conclude Dovis, «sempre in una ottica di valorizzazione di ogni persona che si trova in difficoltà cui annunciare la vicinanza di Dio attraverso la comunità cristiana».

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