Cile, abusi su minori: tutti i Vescovi si dimettono

Vertice straordinario a Roma – Il 18 maggio i 34 Vescovi cileni hanno rimesso il mandato nelle mani del Papa chiedendo perdono per il dolore arrecato alle vittime e al Paese a causa dei gravi errori e le omissioni in merito ai sospetti sul Vescovo di Osorno di aver coperto casi di abusi su minori da parte di un sacerdote

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Papa Francesco con i Vescovi cileni

«Ringraziamo le vittime degli abusi del clero per la perseveranza e il coraggio, nonostante le difficoltà, l’incomprensione e gli attacchi della comunità ecclesiale. Ancora una volta imploriamo il perdono e l’aiuto per ad avanzare sul cammino della guarigione delle ferite».

Con una nobile dichiarazione i 34 vescovi cileni (31 titolari e 3 emeriti) chiedono perdono per il dolore arrecato alle vittime, al Papa, al Paese e al popolo di Dio, per i gravi errori e le omissioni; intendono ristabilire la verità e contribuire alla riparazione del danno. Il 18 maggio 2018 in blocco rimettono il mandato nelle mani del Papa al termine del vertice straordinario (14-17 maggio).

Dopo tre giorni di incontri e molte ore di meditazione e preghiera, ringraziano Francesco per «l’ascolto paterno e la correzione fraterna». Ringraziano mons. Charles Scicluna e don Jordi Bertomeu che hanno indagato: «Ci mettiamo in cammino sapendo che questi giorni sono la pietra miliare di un profondo cambiamento. In comunione con il Papa, vogliamo ristabilire la giustizia e contribuire alla riparazione del danno, dare nuovo impulso alla missione della Chiesa, il cui centro sarebbe sempre dovuto essere in Cristo. Desideriamo che il volto del Signore torni a risplendere e ci impegniamo per questo. Con umiltà e speranza chiediamo a tutti di aiutarci a percorrere questa strada. Il Signore e la Madonna del Carmine proteggano la Chiesa».

Nel primo incontro Francesco «ha letto le sue conclusioni sul rapporto stilato da mons. Scicluna dopo la missione in Cile. Il testo indica una serie di atti assolutamente riprovevoli e di abusi inaccettabili a livello di potere, di coscienza e di sesso». Nei tre incontri seguenti ciascun vescovo ha espresso le proprie opinioni e reazioni. È così «maturata l’idea che era opportuno dichiarare la disponibilità a rimettere i nostri incarichi: è un gesto collegiale per assumere, non senza dolore, i gravi fatti accaduti e perché il Papa possa disporre. Per iscritto abbiamo manifestato questa disponibilità rimettendo i nostri incarichi».

Come è prassi in caso di rinuncia del vescovo, fino a quando il Papa non prende una decisione, i vescovi restano nel pieno delle funzioni. Il Papa può: 1) accettare la rinuncia; 2) rifiutarla e pertanto il vescovo è confermato; 3) accettarla e renderla effettiva al momento della nomina del successore.

Mai nei secoli recenti, e forse mai nella storia della Chiesa, è accaduto che l’intero episcopato di un Paese si dimetta. Commenta acutamente Andrea Tornielli su «VaticanInsider-La Stampa»: «Un gesto clamoroso e inedito, che rappresenta la prima riposta veramente adeguata alla drammaticità della situazione. Lo scandalo degli abusi sessuali sui minori, degli abusi di coscienza e di potere, le coperture e gli insabbiamenti, la pervicace incapacità di prendere coscienza di quanto accaduto e di quanto discredito ciò abbia rappresentato per la Chiesa, hanno reso necessaria questa decisione». Sono «abusi inaccettabili a livello di potere, di coscienza e di sesso».

Nel documento bergogliano di dieci cartelle distribuito a tutti i vescovi, Francesco non fa l’inquisitore, non va a caccia di colpevoli come capri espiatori da sacrificare, ma va alla radice del problema mostrando, dati alla mano, quanto la malattia fosse diffusa. Per questo afferma che quanto fatto finora «non è servito molto perché si è voluto voltare pagina troppo rapidamente, o perché non si è avuto il coraggio di affrontare le responsabilità, le omissioni e le dinamiche che hanno permesso che le ferite si verificassero e si perpetuassero».

Francesco ricorda il passato glorioso della Chiesa cilena: si è opposta con coraggio alla brutale dittatura del generale Augusto Pinochet (11 settembre 1973-11 marzo 1990), ha difeso il popolo alzando coraggiosamente la voce in favore dei più deboli. Poi «è diventata il centro dell’attenzione; ha smesso di guardare e indicare il Signore, per guardarsi e occuparsi di se stessa», cioè i pastori «si sono staccati dal popolo, si sono avvicinati al potere, sono diventati una casta, circoli chiusi con spiritualità narcisiste e autoritarie. Messianismo, elitarismo, clericalismo sono sinonimi di perversione nell’essere ecclesiale, quando si perde la coscienza di saperci appartenenti al santo popolo fedele di Dio che ci precede».

Francesco è stato di fatto ingannato e nella lettera all’episcopato cileno (11 aprile 2018) scrisse: «Ho commesso gravi sbagli di valutazione per mancanza di informazione veritiera ed equilibrata». Gli osservatori notano che la malattia è frutto di decenni di nomine selezionate secondo le «cordate» e i referenti vaticani. Non si guarisce con un colpo di spugna. Francesco chiede di andare a fondo, per esempio sulle coperture: colpevoli di abusi sono stati allontanati da un ordine religioso ma sono stati accolti altrove e sono stati messi di nuovo a contatto con i giovani. Le denunce delle vittime, che hanno rotto il muro di silenzio e di omertà che avvolgeva padre Fernando Karadima, sono state giudicate «inverosimili» perché era considerato un «santo» formatore di preti e vescovi. E così le vittime sono state screditate, allontanate, rifiutate, definite «serpenti».

Si sono verificati abusi di potere, ci sono state pressioni perché tutto fosse insabbiato, si sono distrutti documenti per impedire che le inchieste accertassero la verità. Francesco non usa il suo potere di capo supremo della Chiesa, non fa l’angelo vendicatore che stermina gli empi e fulmina i colpevoli. Propone ai vescovi un ritiro spirituale e un percorso penitenziale; apre loro gli occhi. «Fratelli non siamo qui perché siamo migliori degli altri, siamo qui con la coscienza di essere peccatori perdonati o peccatori che vogliono essere perdonati». Il caso del Cile è emblematico per altre Chiese e altri episcopati in Occidente: «L’atteggiamento penitenziale è un passo necessario. Le ferite potranno essere sanate solo se la Chiesa mette in atto le migliori pratiche per la tutela dei minori e persegue quanti si macchiano di questi delitti».

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