Addio a padre Sorge, testa e cuore nel Concilio

Scomparso a 91 anni – Nella notte dei Santi (1-2 novembre) si è spento nella casa dei Gesuiti di Gallarate, padre Bartolomeo Sorge, uno dei gesuiti più noti d’Italia, politologo, direttore de «La Civiltà Cattolica», ispiratore della «Camminare insieme», la più celebre Lettera pastorale del cardinale Michele Pellegrino

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Padre Bartolomeo Sorge

«L’emozione più grande della mia vita è stata la catena umana a Palermo dopo le stragi del 1992 per dire basta alla mafia». Nella notte dei Santi (1°-2 novembre 2020) si è spento a 91 anni, nella casa dei Gesuiti di Gallarate, padre Bartolomeo Sorge, uno dei gesuiti più noti d’Italia, politologo, direttore de «La Civiltà Cattolica» e fondatore-direttore dell’Istituto di formazione politica Pedro Arrupe di Palermo, uno dei padri della «primavera» siciliana, ispiratore della «Camminare insieme», la più celebre lettera pastorale del cardinale arcivescovo di Torino Michele Pellegrino. La sua ultima battaglia è contro le politiche anti-immigrazione: «La mafia e Salvini comandano con la paura e l’odio, fingendosi religiosi. Si vincono resistendo alla paura, all’odio e svelandone la falsa pietà».

A 17 ANNI NELLA COMPAGNIA DI GESÙ – Nato il 25 ottobre 1929 a Rio Marina nell’isola d’Elba da genitori catanesi, a 17 anni nel 1946 entra nella Compagnia di Gesù; studia filosofia a Gallarate e teologia all’Università di Comillas in Spagna. Prete nel 1958, nel 1960 è a «La Civiltà Cattolica» diretta da padre Roberto Tucci, futuro cardinale. Direttore nel 1973, è uno degli organizzatori – con il segretario Cei mons. Enrico Bartoletti, prematuramente morto, e con Giuseppe Lazzati – del primo grande convegno della Chiesa italiana «Evangelizzazione e promozione umana» (Roma, 30 ottobre-4 novembre 1976): «Nella relazione finale, prevedendo la fine della Dc, mi davo da fare per trovare un modo nuovo di presenza politica dei cattolici, diverso dalla DC», idee che esprime in «La ricomposizione dell’area cattolica».

ISPIRATORE DI MICHELE PELLEGRINO – L’8 dicembre 1971 l’arcivescovo di Torino pubblica la lettera pastorale «Camminare insieme», successo editoriale: 120 mila copie in varie edizioni e in vari anni. Nel paragrafo «Una scelta prefe­renziale» Pellegrino riprende da due articoli di Sorge ne «La Civiltà Cattolica» sulla «scelta di classe cristiana come dove­re evangelico della preferenza per i poveri». Piovono le accuse di «neo-marxismo», come da Alberto Ronchey, direttore de «La Stampa». La coraggiosa scelta di Pellegrino sarà fatta propria dalla Chiesa italiana. In un’intervista a «La Voce del Popolo» spiega: «Mi pareva di aver chiarito il significato di “scelta cristiana di classe”. Si tratta di evange­lizzare e promuovere le classi più povere, due aspetti di un impegno ecclesiale che, come ha mostrato il Sinodo 1971, non si possono separare se la Chiesa vuol essere fedele alla sua vocazione. Se in un dato momento storico una classe o delle classi sono vittime di sperequazioni intollerabili, la Chiesa, senza identificarsi con una classe né associarsi organicamente con raggruppamenti politici o sindacali, non può rimanere neutrale: deve farsi carico delle soffe­renze dei poveri e assumere in tutta la loro gravità i problemi che li affliggono».

«CON PAOLO VI EBBI LE SPALLE COPERTE» – Spiega Sorge: «Pellegrino intese molto bene quello che avevo scritto. Il mio sforzo era di tradurre quanto vi era di profetico nel discorso conciliare sulla Chiesa evangelicamente povera e vicina ai poveri. Quel tentativo risultò sconcertante, soprattutto per il confronto con la cultura marxista dominante, per cui ogni sforzo di chiarire e dialogare destava sospetti e accuse. La “scelta preferenziale dei poveri” trova cittadinanza nei documenti del magistero, come nella “Sollicitudo rei socialis” di Giovanni Paolo II. Le radici non sono marxiste ma profondamente cristiane. Paolo VI mi chiese: “Che cosa è successo con questa sua tesi, citata dal card. Pellegrino? Un incidente?”. “Lei sa cosa ho scritto”. “Lei fa sempre un passo avanti, prima che arriviamo noi” disse con tono paterno come dire: coraggio, avanti. Finché visse Paolo VI, ebbi le spalle coperte: mi voleva bene e mi incoraggiava, sempre nella fedeltà al magistero. Nei dodici anni della mia direzione, la rivista fu sempre improntata alla linea montiniana. Le difficoltà iniziarono nel 1978: morto Paolo VI e dopo la meteora di Papa Luciani, ecco Giovanni Paolo II. Nella Chiesa italiana il clima cambiò visibilmente. Dal convegno di Loreto 1985, la visione wojtyliana della Chiesa “forza sociale”, schierata in difesa dei “valori non negoziabili”, prese il sopravvento sulla Chiesa del dialogo e sulla scelta religiosa».

A PALERMO ANIMA DELLA «PRIMAVERA» – Sorge dice al padre generale Hans-Peter Kolvenbach: «Se bisogna cambiare linea editoriale, è meglio cambiare il direttore». Nel 1986 finisce a Palermo ma non si considera in esilio. Con padre Ennio Pintacuda e il sindaco Leoluca Orlando anima la «Primavera» siciliana. Nasce l’Istituto di formazione politica Pedro Arrupe: «La situazione era drammatica. Mi trovai a combattere la mafia che in Sicilia mirava al cuore dello Stato. Ho vissuto undici anni quasi tutti sotto scorta armata. Agostino Catalano, uno dei miei “angeli”, saltò in aria con Paolo Borsellino. Non potei essere vicino a lui e alla sua famiglia, perché mi trovavo in America Latina. L’esperienza più bella è stata quando ho visto una catena umana di 3 chilometri, uomini e donne, giovani e vecchi che si davano la mano attraverso la città e dicevano “Basta con la mafia” dopo le stragi del 1992. Prima la gente aveva paura di pronunciare la parola “mafia”. Poi ho visto le lenzuola alle finestre dei quartieri popolari di Palermo. Era una vittoria».

UN SINODO PER LA CHIESA ITALIANA – Nel 1997-2004 Sorge dirige il Centro San Fedele di Milano e le riviste «Popoli» e «Aggiornamenti sociali». Critica il cardinale Camillo Ruini: «Sbaglia a benedire Matteo Salvini. Non basta baciare in pubblico Gesù: le fece anche Giuda. Il suo atteggiamento benevolo verso Salvini è simile a quello che i prelati vaticani ebbero verso Mussolini. La storia insegna che non basta proclamare alcuni valori, se poi si negano le libertà democratiche e i diritti civili e sociali dei cittadini». Perché il Sinodo della Chiesa italiana? «I cinque convegni nazionali, uno ogni decennio, non sono riusciti a tradurre il Concilio in italiano. C’è bisogno di uno scossone. Solo l’intervento autorevole di un Sinodo può illuminare le coscienze. Per dire che odio, razzismo e chiudere i porti ai naufraghi sono contro il Vangelo e che gli attacchi al Papa sono inaccettabili. Quella politica è anti-evangelica perché fondata su egoismo, odio e razzismo; chiude i porti ai naufraghi; nega solidarietà alla senatrice Segre testimone della tragedia della Shoah; strumentalizza i simboli religiosi, usati per coprire l’immoralità di leggi che puniscono chi fa il bene e salva vite umane. La Chiesa non può più tacere: non deve condannare le persone ma illuminare le coscienze».

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