Addio ai cardinali Roger Etchegaray e Achille Silvestrini

Lutti – «Uomo di dialogo e di pace». Così Papa Francesco ha definito il cardinale francese Roger Etchegaray, morto il 4 settembre a 96 anni nella cittadina basca di Cambo-les-Bains. Stretto  collaboratore di Giovanni Paolo II, impegnato in «missioni impossibili» di pace nel mondo, promotore di dialogo ed ecumenismo, è tra gli organizzatori dello storico incontro per la pace di Assisi. Il 29 agosto a 95 anni si è spento anche il cardinale Achille Silvestrini, prefetto emerito della Congregazione delle Chiese orientali, esponente della grande tradizione diplomatica vaticana

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ll cardinale francese Roger Etchegaray

«Uomo di dialogo e di pace». Così Papa Francesco da Maputo, capitale del Mozambico, dove è in visita, definisce il cardinale francese Roger Etchegaray, morto il 4 settembre 2019 a 96 anni nella cittadina basca di Cambo-les-Bains. Stretto  collaboratore di Giovanni Paolo II, impegnato in «missioni impossibili» di pace nel mondo, promotore di dialogo ed ecumenismo, è tra gli organizzatori dello storico incontro per la pace di Assisi. Presidente emerito dei Pontifici Consigli giustizia e pace e di «Cor unum», è ricordato dal Pontefice come «consigliere ascoltato e apprezzato, soprattutto in situazioni difficili per la vita della Chiesa in diverse regioni del mondo, pastore amato dalla gente e uomo di profonda fede e con lo sguardo rivolto agli estremi confini della terra, sempre vigile nell’annunciare il Vangelo».

Nato a Espelette, diocesi di Bayonne, nel cuore dei Paesi Baschi, il 25 settembre 1922, avverte la chiamata al sacerdozio, a Roma studia Teologia e Diritto canonico. Prete il 13 luglio 1947, è «esperto» al Concilio Vaticano II (1962-65), segretario dell’episcopato francese (1966-70), ausiliare di Parigi (1969), arcivescovo di Marsiglia (1970-84), presidente della Conferenza episcopale francese (1975-81) e presidente del Consiglio delle 33 Conferenze episcopali europee (1971-79). Fortemente impegnato nel rinnovamento ecclesiale, promuove il dialogo e l’ecumenismo, l’evangelizzazione e la giustizia. Ama una Chiesa viva, attenta alle sfide dell’umanità a partire dalla fede, come emerge dal libro-intervista con Bernard Lecompte «Ho sentito battere il cuore del mondo» (San Paolo).

Nel 1979 Giovanni Paolo II lo nomina cardinale – insieme al segretario di Stato Agostino Casaroli e all’arcivescovo di Torino Anastasio Alberto Ballestrero – e nel 1984 presidente dei Pontifici Consigli giustizia-pace e «Cor unum». Svolge un instancabile servizio a favore della pace, dei diritti umani e dei bisogni dei più poveri. Organizza lo storico «incontro per la pace» di Assisi (27 ottobre 1986) tra i rappresentanti delle principali religioni e delle confessioni cristiane di fronte alle tensioni tra in blocchi Est-Ovest e alla paura di una guerra nucleare. Compie importanti missioni diplomatiche: il 1° maggio 2002 a Gerusalemme per chiedere la pace in Medio Oriente; il 10 febbraio 2003 vola segretamente a Baghdad per incontrare Saddam Hussein e portargli una lettera del Papa per cercare di scongiurare la guerra in Iraq: analoga iniziativa Papa Wojtyla prende nei confronti del presidente Usa George W. Bush junior al quale manda il cardinale Pio Laghi, ex nunzio a Washington.

Presidente del Comitato centrale del Grande Giubileo del 2000: Papa Wojtyla ascolta molto le sue idee e i suoi consigli, come quelli del «mea culpa» e la moratoria internazionale per il debito estero dei Paesi poveri.

Uomo di Dio; contemplativo attivo, aperto e socievole, sempre sorridente e dotato di fine umorismo. Sostiene: «Cristo non solo ci dona la pace, egli è la nostra pace. Pregare è la prova più sicura che abbiamo preso sul serio la pace. Il cammino per la pace è spirituale più che politico. Nessuna pace stabilita da un accordo potrà tenere se non sarà accompagnata dalla pace dei cuori. Solo Dio può addolcire i cuori induriti. Nessuna religione può pretendere di catturare Dio per metterlo nel proprio campo contro l’altro. Tutte le fedi sono chiamate a fare appello a Dio clemente e misericordioso». Ha un afede adamantina e pratica: «Come alpinista sono stato abituato a mettere il minimo delle cose nello zaino, appena l’essenziale per sostenere la marcia e arrivare in cima. Siamo provocati a ritrovare l’essenziale della fede per tenerlo saldamente. L’essenziale della fede è Gesù Cristo». Cita Blaise Pascal: «Non solo conosciamo Dio unicamente tramite Gesù Cristo ma conosciamo noi stessi unicamente tramite Gesù Cristo». E aggiunge: «Gesù Cristo, vero Dio e vero uomo, è la profondità della mia vita, concreta scoperta, viva esperienza, non è una presenza aggiuntiva. Senza di lui sono confinato alla superficie degli altri e di me stesso; tutto diventerebbe insignificante; non potrei raccogliere le sfide del mondo. Le beatitudini di Gesù ci chiedono di andare in contropiede. Cristo mi insegna a guardare il mondo alla rovescia e a trovarvi il lato buono delle cose, il vero della vita». Prevede che nel giudizio finale «non è il Signore che ci giudicherà, ma il povero, identificato al Signore, che diverrà il silenzioso giudice di ognuno di noi. Solo una Chiesa povera diventa una Chiesa missionaria e solo una Chiesa missionaria richiede una Chiesa povera. Quello che conta è la nostra fedeltà al Cristo delle beatitudini. Per questo la Chiesa è sempre gonfia di speranza».

Il 24 ottobre 2003 Torino fu attenta spettatrice dello straordinario dialogo-confronto «Pace oggi e sempre», al Centro incontri della Regione Piemonte in corso Stati Uniti, tra l’ex presidente sovietico Michail Gorbaciov e il cardinale Roger Etchegaray, nel quarantesimo dell’enciclica «Pacem in terris» (11 aprile 1963) di Giovanni XXIII, incontro propiziato dall’arcivescovo emerito cardinale Severino Poletto. L’ex capo sovietico definì con un sorriso Wojtyla «il più grande socialista del mondo».

Papa Francesco con il cardinale Achille Silvestrini

Il 29 agosto 2019 a 95 anni si è spento anche il cardinale Achille Silvestrini, prefetto emerito della Congregazione delle Chiese orientali, esponente della grande tradizione diplomatica vaticana, al servizio della Chiesa e del Papa. Attento alle persone e ai giovani, prima che ai documenti, svolge per decenni con scrupolo e rigore incarichi diplomatici. Stretto collaboratore dei Papi e dei segretari di Stato – Domenico Tardini, Amleto Giovanni Cicognani e Agostino Casaroli – svolge un ruolo importantissimo nella politica estera della Santa Sede, specie verso l’Urss e i Paesi comunisti. In un’intervista che mi diede nel 1990 affermò: «Nell’Est europeo e novità si rincorrono vertiginosamente. Anche in campo religioso si verificano insperate aperture in Ungheria, Polonia, Cecoslovacchia, Unione Sovietica».

Pier Giuseppe Accornero

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