Adolescenti, che fantastica storia è la vita!

Liceo Valsalice – Simone Gaia, allievo della terza Liceo classico dell’Istituto Salesiano di Torino riflette sull’ardua impresa si diventare adulti passando per la meravigliosa e terribile età dell’adolescenza

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Tutti noi, indipendentemente da sesso, etnia e religione veniamo al mondo con un trauma. Non è il peccato originale né un concetto filosofico, è la nascita stessa. Fisiologicamente parlando è uno dei dolori più forti che si provino, ferite e malattie escluse; infatti si viene espulsi dal luogo più sicuro al mondo passando nudi al freddo della sala parto, nelle mani di un estraneo, la luce trafigge gli occhi che mai si erano aperti prima e i polmoni si sfaldano per far entrare la prima boccata di ossigeno. Come consolazione però veniamo posti tra le braccia delle nostre madri, che diventano ciò che più si avvicina a quella placenta così confortevole.

Il fatto che ci serva un dolore atroce per cominciare a vivere lascia pensare che ogni grande cambiamento ne richieda uno analogo. Infatti dopo l’infanzia, attende ognuno di noi, pronta a offrirci un’agonia lunga anni, la pubertà. Quasi una decade di continuo cambiamento, collassi di nervi, sbalzi ormonali (nonché umorali) e crisi esistenziali che serve a prepararci ad entrare nel mondo degli adulti. Cioè a quando si rimane da soli ‘contro’ il mondo, cercando di sopravvivere tra i mille impegni e, al contempo, di renderlo un posto migliore per chi si ama.

Considerando quindi tutto ciò che l’essere adulto e responsabile comporta, la pubertà è il ginnasio perfetto. Noi giovani possiamo considerarci eroi al pari di individui quali il Pelide Achille, l’astuto Odisseo o il pio Enea, se non migliori, dal momento che loro non hanno dovuto affrontare il liceo: dieci anni di cruenta guerra non sono paragonabili ad esso. Odiarlo è, se non proprio necessario, inevitabile; l’adolescente medio deve fronteggiare anni durissimi, in cui, se non riesce a tenere il passo con verifiche, interrogazioni, amici, amore, genitori, palestra, sci, ormoni, fame, feste e sentimenti amplificati, rischia il tracollo, esplode e annega nella disperazione.

Bisogna però tenere a mente che questi sono i migliori anni della nostra vita, come cantava Renato Zero. Amiamo quest’età perché è quella in cui le emozioni si fanno più vere, le sensazioni raggiungono l’apice e i sogni volano liberi; si potrebbe pensare che sia un disturbo della personalità diffuso su tutta la popolazione, ma in realtà è solo la bellissima incoerenza che ci rende umani.

Nasciamo indifesi, come cani abbandonati, sapendo che dovremo combattere tutta la vita per restare a galla, con la crescente consapevolezza che prima o poi ci toccherà mettere un punto ai nostri sogni, che ci hanno trainato fino ai vent’anni quasi, quando arrivano le decisioni più importanti e vincolanti. Vogliono tutti essere felici e avere il lavoro dei propri sogni, magari viaggiare, avere una famiglia, ma tutto dipende da poche, fondamentali scelte: dopo il liceo conviene andare all’Università, e ciò comporta un incremento d’ansia nell’individuo, fino a livelli inimmaginabili. Test d’ingresso, maturità, esame per la patente sono al centro dei discorsi dei neo-maggiorenni, pronti però a lasciare spazio a politica, economia e tutto ciò che faccia tenere i piedi per terra.

Unico modo per non perdere tutti i colori della pubertà e per non ricordarla solo come un nero uragano di disperazione è mantenere la serenità e avere fiducia in se stessi e nelle persone che ci stanno accanto.

Simone GAIA

 

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