Amazzonia, ecco l’Esortazione dopo il Sinodo

Vaticano – Il 12 febbraio Papa Francesco ha pubblicato l’esortazione apostolica, frutto del Sinodo speciale «Amazzonia: nuovi cammini per la Chiesa e per un’ecologia integrale» (6-27 ottobre 2019). Non c’è «nessuna svolta sui preti sposati»

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«Querida Amazonia, Amata Amazzonia». Il 12 febbraio Papa Francesco ha pubblicato l’esortazione apostolica, frutto del Sinodo speciale «Amazzonia: nuovi cammini per la Chiesa e per un’ecologia integrale» (6-27 ottobre 2019). Testo in spagnolo datato 2 febbraio. Non c’è «nessuna svolta sui preti sposati», aveva anticipato Bergoglio a un gruppo di vescovi americani. La riflessione sull’eventuale ordinazione dei «viri probati» è rinviata.

«L’amata Amazzonia si mostra di fronte al mondo con tutto il suo splendore, il suo dramma, il suo mistero». Il Papa non ha voluto sostituire né ripetere il documento finale dell’assemblea sinodale. La sorte dell’Amazzonia deve preoccupare tutti perché è di tutti. Francesco formula «quattro grandi sogni»: che l’Amazzonia «lotti per i diritti dei più poveri; difenda la ricchezza culturale; custodisca gelosamente l’irresistibile bellezza naturale; le comunità cristiane si impegnino». Un vero approccio ecologico è anche «approccio sociale», come già affermato nell’enciclica «Laudato si’» (24 maggio 2015).

Con toni vibranti, il Papa parla di «ingiustizia e crimine», di «devastazione ambientale», di indigeni che subiscono «asservimento»: devastazione, uccisioni e corruzione sono «ingiustizia e crimine».

Ascoltare i poveri. Il Pontefice chiede di «indignarsi e chiedere perdono». La corruzione avvelena gli Stati e le istituzioni. Francesco ricorre a un’immagine che gli è cara: il «poliedro amazzonico». Anche le culture più evolute possono apprendere dai popoli indigeni. Di qui una raccomandazione: in qualsiasi progetto «è necessario assumere la prospettiva dei diritti dei popoli». Curarsi dei fratelli «è la prima ecologia di cui abbiamo bisogno»; cura dell’ambiente e cura dei poveri sono inseparabili.

Per Bergoglio urge ascoltare «il grido dell’Amazzonia»: la soluzione non è «l’internazionalizzazione» ma far crescere «la responsabilità dei governi nazionali».

Una Chiesa dal volto amazzonico. La Chiesa è chiamata a un grande annuncio missionario, senza ridurre tutto a un messaggio sociale. I Sacramenti siano accessibili a tutti, specie ai poveri.

Un altro passaggio significativo del documento riguarda l’inculturazione della liturgia. Il Pontefice esorta i vescovi latinoamericani a inviare missionari in Amazzonia. Va garantita «una maggiore frequenza della celebrazione dell’Eucaristia» ed è importante «determinare ciò che è specifico del sacerdote»: il Sacramento dell’Ordine abilita solo il sacerdote a presiedere l’Eucaristia.

Dopo i Sacramenti, il Papa si sofferma sulle «comunità piene di vita»: non si tratta «solo di favorire una maggiore presenza di ministri ordinati»; servono nuovi «servizi laicali» e anche «gruppi missionari itineranti».

La forza e il dono delle donne. Bergoglio riconosce che in Amazzonia alcune comunità si sono sostenute solo «grazie alla presenza di donne forti e generose». Ma non si deve ridurre «la Chiesa a strutture funzionali». Se fosse così si accorderebbe loro un ruolo solo se avessero accesso all’Ordine. Va rifiutata la «clericalizzazione delle donne», accogliendo il contributo secondo il modo femminile che prolunga «la forza e la tenerezza di Maria». In questo senso il Papa incoraggia il sorgere di nuovi servizi femminili, che – con un riconoscimento pubblico dei vescovi – incidano nelle decisioni per le comunità. Il documento invita i cristiani lottare per difendere i poveri: «Bisogna ampliare orizzonti al di là dei conflitti e lasciarsi sfidare dall’Amazzonia a superare prospettive limitate che rimangono chiuse in aspetti parziali».

Una lettera d’amore. Così il cardinale. Michael Czerny, sottosegretario della Sezione migranti e rifugiati del Dicastero per lo sviluppo umano, definisce l’esortazione apostolica: «La sua affettuosa e premurosa lettera necessariamente include una forte denuncia di ingiustizie e molti avvertimenti di pericoli come pure inviti urgenti a condividere i suoi sogni e ad accoglierli. Il Papa non intende né sostituire né ripetere» il documento conclusivo dell’assemblea sinodale di ottobre. Aggiunge il cardinale: «A parte l’autorità magisteriale formale, la presentazione ufficiale e l’incoraggiamento conferiscono al documento conclusivo una certa autorità morale. Ignorarla sarebbe una mancanza di obbedienza alla legittima autorità mentre trovare difficili alcuni punti non sarebbe considerata una mancanza di fede».

 

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