Salveranno la Terra, l’onda dei giovani ha invaso anche Torino

Intervista – Iniziativa planetaria contro il disastro ambientale, fiumana di studenti alla manifestazione che ha coinvolto contemporaneamente migliaia di città in tutto il mondo. Senza precedenti lo spettacolo dei ragazzi che hanno invaso le piazze contro i signori dell’inquinamento. Il grido dei giovani con il Papa, «non ci ruberete il futuro». GALLERY

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«Che pianeta ci avete consegnato? Non abbiamo a disposizione una Terra ‘B’».

È il grido di protesta contro le politiche ambientali internazionali che venerdì 15 marzo faranno sentire in tutto il mondo studenti di 80 nazioni, 60 città in Italia, 5 in Piemonte: uno sciopero globale per salvare il pianeta. Sono centinaia i ragazzi delle scuole superiori e gli universitari che scenderanno in piazza anche a Torino. Fanno proprio l’invio di Papa Francesco: «non ci ruberete la speranza e il futuro».

È l’«onda verde» che fa capo al movimento spontaneo «#FridaysForFuture» nato da studenti europei, e diffuso in tutto il mondo, su ispirazione degli scioperi della sedicenne svedese Greta Thunberg che, per attirare l’attenzione dei leader mondiali sulla grave emergenza climatica e sui danni irreversibili all’ambiente, ogni venerdì salta la scuola e manifesta davanti al Parlamento svedese a Stoccolma.

A Torino i giovani venerdì 15 marzo si radunano alle 9.30 in piazza Arbarello, segue una marcia pacifica per le vie del centro che passa davanti a Palazzo Civico e arriva in piazza Castello dove si tengono interventi di studenti e di esperti tra cui il metereologo Luca Mercalli.

Abbiamo incontrato Tommaso Felici, studente di Economia Ambientale all’Università di Torino, e Giorgio Brizio, studente al liceo europeo Spinelli di Torino, fra gli organizzatori della manifestazione torinese.

Perché scendete in piazza?

Ci sentiamo traditi dalle politiche che negli ultimi trent’anni, nonostante gli avvertimenti della scienza, oggi consegnano alle nuove generazioni un pianeta «malato». Non si tratta più di studi e previsioni: i danni del riscaldamento globale e dei cambiamenti climatici sono sotto gli occhi di tutti. Vogliamo dunque unirci ad un movimento di studenti che tutti i venerdì in Europa e in tutto il mondo cerca di tenere alta l’attenzione sui temi ambientali. Vogliamo sensibilizzare l’opinione pubblica perché non c’è più tempo da perdere.

Come movimento torinese avete scritto e diffuso un documento condiviso da numerose associazioni, dalle scuole e dagli atenei, quali sono i punti essenziali? 

Si tratta di dati che intendiamo portare all’attenzione delle istituzioni, dei nostri coetanei e dei cittadini. Il primo agosto 2018, anche conosciuto come «Earth Overshoot Day», il consumo delle risorse disponibili ha ecceduto la capacità della Terra di rigenerare tali risorse durante l’anno. L’umanità è ormai in debito ecologico dagli anni Settanta. Ogni anno consumiamo più di 1,7 «Pianeti Terra» cioè 1,7 volte tanto quello che il pianeta dispone per un anno, consumando molto più velocemente di quanto esso si rigeneri.

Le emissioni eccessive di CO2 (e altri gas serra), dovute soprattutto all’allevamento intensivo, alla deforestazione e al consumo di combustibili fossili (trasporti, riscaldamento domestico, produzione di energia), hanno portato ad un riscaldamento dell’atmosfera terrestre.

Nel documento in particolare citate dati che riguardano il territorio piemontese, quali?

Secondo lo studio pubblicato dalla Regione Piemonte «Gli scenari dei cambiamenti climatici in Piemonte», negli ultimi 30 anni si è registrato un aumento della temperatura media di 0,7 gradi e ne hanno risentito le stagioni estive ed autunnali.

Le conseguenze del riscaldamento, in Piemonte, sono molteplici: le sempre più frequenti ondate di calore (nell’agosto 2003 abbiamo raggiunto i 40 gradi in alcune aree della città, causando un aumento di decessi del 33%. Altri picchi sono stati raggiunti nelle estati del 2015 e del 2017, con il Po sempre al di sotto della portata media; gli episodi alluvionali sono sempre più frequenti; entro il 2050 si prevede un aumento della temperatura media primaverile di 2 gradi; sono previsti cambiamenti a livello di fauna e flora come deperimento di specie vegetali, migrazione di animali, allungamento della permanenza in vita delle zanzare tigre da ottobre a marzo; aumenteranno sempre più i danni economici dovuti al danneggiamento dell’agricoltura.

Inoltre, dagli anni Sessanta al 2013 sono scomparsi 20 ghiacciai sulle alpi piemontesi, e il volume totale dei ghiacciai alpini si è quasi dimezzato. Per fare un esempio concreto, se nel 1800 i ghiacciai della Valle d’Aosta ricoprivano il 10% della superficie della regione, oggi tale percentuale è scesa drasticamente al 4% e sul massiccio del Monte Rosa, l’area dove la riduzione è minore, i ghiacciai hanno perso il 37% della superficie, cioè più di un terzo. Una diretta causa della siccità, sono gli incendi, che, una volta appiccati, sono inarrestabili. Nel 2017 nella Val di Susa migliaia di ettari sono bruciati a causa di un incendio che per oltre due settimane ha divampato, distruggendo i boschi che coprono le montagne e sprigionando nell’aria migliaia di molecole di CO2.

Il momento di fare qualcosa è giunto, prima che sia troppo tardi.

Come è nato e si è diffusa a Torino questo movimento di studenti?

Il discorso alle Nazioni Unite dell’attivista svedese sedicenne Greta Thunberg, ha fatto il giro del mondo. All’indomani è nato il movimento «Fridays for Future», che si è rapidamente diffuso nelle più importanti città europee, ed anche a Torino a partire dai coetanei di Greta quindi tra le scuole superiori. Poi si ha coinvolto gli studenti universitari, soprattutto chi si occupa dei corsi di studio legati alle tematiche ambientali.

A Torino numerosi studenti, di ogni età si ritrovano tutti i venerdì in piazza Castello dalle 15 in poi per sensibilizzare sulla tematica e per far capire che, per un possibile futuro, le cose devono cambiare.

Che cosa vi aspettate dopo la manifestazione globale di venerdì?

Auspichiamo che si possa instaurare un dialogo con la politica locale, nazionale e internazionale per mettere in campo strategie concrete. Non è più possibile rimandare. Siamo noi giovani studenti a chiedere di essere ascoltati sul futuro del nostro pianeta. Al corteo non abbiamo invitato ufficialmente nessuna istituzione o associazione, vogliamo far sentire la voce dei giovani ed esperti sul tema con dati documentati. In un tempo in cui i giovani, anche nell’area torinese piagata dalla crisi economica, spesso sono sfiduciati dalla società e dalla politica per mancanza di opportunità lavorative nel nostro Paese che messaggio volete lanciare ai vostri coetanei con la mobilitazione che state promuovendo?

Il pianeta è nostro. Siamo noi dunque che dobbiamo rimboccarsi le maniche per prendercene cura. Il primo passo è certamente quello della formazione che portiamo avanti con gli studi scolatici e universitari. Da qui parte la missione di sensibilizzare ognuno ad assumersi le proprie responsabilità. Non vogliamo consegnare ai nostri figli un pianeta «invivibile», continuando a ripetere gli errori del passato, soprattutto degli ultimi trent’anni. Pensiamo che questa sia l’ultima chiamata per salvare il pianeta. Chiediamo quindi ai nostri coetanei di unirsi a noi e insieme ali leader mondiali di elaborare strategie a contrasto del surriscaldamento globale e dei cambiamenti climatici in atto. Il nostro non è un discorso ambientalista ma di responsabilità, che come giovani, a partire dal coraggio e dall’esempio di Greta, abbiamo il dovere e il diritto di portare in piazza. Non vogliamo rimanere a guardare  il nostro mondo che va in fumo, siamo ancora in tempo per favorire processi che innestino un’inversione di tendenza.

 

Gli atenei e le scuole superiori partecipanti 

Alla manifestazione torinese «FridaysForFuture», patrocinata dal Comune di Torino e dalla Città metropolitana, che si tiene venerdì 15 marzo con ritrovo alle 9.30 in piazza Arbarello, hanno annunciato la partecipazione gruppi di studenti delle seguenti scuole superiori: Liceo Alfieri, Liceo Berti, Liceo  Cavour, Liceo Cattaneo, Liceo Copernico, Liceo Cottini, Liceo d’Azeglio, Liceo Darwin, Liceo Porporato, Liceo Galfer, Liceo Giordano Bruno, Liceo Gobetti, Liceo Majorana, Liceo Norberto Rosa, Liceo Regina Margherita, Liceo Spinelli, I.I.S. Blaise Pascal, I.I.S. Natta, ITC Sommelier, Istituto Dalmasso, Istituto Sant’Anna e Convitto nazionale Umberto I. Gli studenti dei licei Cavour, Berti, e Convitto Umberto I potranno partecipare senza giustificare l’assenza in base ad una circolare dei presidi. Parteciperanno, inoltre, gli studenti di diversi corsi di laurea dell’Università degli Studi e del Politecnico di Torino. Numerose, inoltre, le scuole statali e paritarie che appoggeranno l’iniziativa. Il Liceo salesiano Valsalice radunerà tutti gli studenti in cortile per un momento di sensibilizzazione sul tema: gli insegnanti dell’area scienze leggeranno un breve comunicato sui punti essenziali dell’iniziativa, spunto per un momento di dibattito che potrà continuare in classe.

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