Azione Cattolica da 150 anni, un convegno a Torino

Sermig – Sabato 29 settembre all’Arsenale della Pace si è tenuta l’assemblea regionale dell’Azione Cattolica sul tema «Sempre in cammino. Da 150 anni un popolo per tutti». L’Arcivescovo Nosiglia ha portato il suo saluto. GALLERY

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Sabato 29 Settembre a Torino presso il Sermig-Arsenale della Pace in piazza Borgo Dora 61 si è tenuto convegno regionale dell’Azione Cattolica «Sempre in cammino. Da 150 anni un popolo per tutti». Ecco il programma: 9.30 saluti e introduzione; 10 preghiera e saluto del Sermig; 10.30 «L’AC nella storia italiana: attualità dell’AC, la scelta religiosa e l’impegno civile e politico» Raffele Cananzi, già Presidente nazionale AC; 11.30 «L’AC regionale attraverso alcuni testimoni e le scelte fondamentali» Vittorio Rapetti, insegnante e ricercatore di storia; 15 «L’AC dal Concilio a Papa Francesco», Stella Morra, teologa; 16 saluto dei ragazzi dell’ACR; 16.30 saluto di Cesare Nosiglia, arcivescovo di Torino; 17 celebrazione del Vespro.

L’Azione Cattolica (1867) è quasi coetanea dell’Unità d’Italia (1861). Il 29 giugno 1867, 151anni fa, due universitari, il viterbese Mario Fani e il bolognese Giovanni Acquaderni, fondano a Bologna la Società della gioventù cattolica italiana (Sgc) approvata da Pio IX, il 2 maggio 1868, con la bolla «Dum filii Belial»: «Mentre i figliuoli di Belial (il malvagio, n.d.r.) fanno ogni sforzo per propagare, specie fra la gioventù, le loro tenebrose congreghe a danno della religiosa e civile società, era sommamente desiderabile che si formasse un’ unione di giovani che, inalberando la bandiera della religione, si ponesse di fronte all’irruente empietà e ne raffrenasse l’impeto». Un’ottima fonte storica  è il volume curato nel 2010 da Vittorio Rapetti, «Laici nella Chiesa, cristiani nel mondo. Per una storia dell’Azione Cattolica in Piemonte e Valle d’Aosta», ImpressioniGrafiche, Acqui Terme.

I PRODROMI NEL SETTECENTO-OTTOCENTO – Le «Amicizie cristiane» dalla Francia si sviluppano in Piemonte grazie all’abate cuneese Pio Brunone Lanteri, fondatore a Torino del Convitto Ecclesiastico, degli Oblati di Maria Vergine, delle Amicizie sacerdotali. In Francia e in Italia nascono anche le Conferenze di San Vincenzo de’ Paoli. Pio IX nell’enciclica «Quanta cura» (1864) condanna 80 proposizioni («Sillabo») illuministiche e liberali. In Piemonte e a Torino, anche grazie a San Leonardo Murialdo e all’Opera dei Congressi, fioriscono società operaie, oratori,  circoli, periodici, nuclei della Democrazia cristiana . Il circolo giovanile «Sebastiano Valfré», istituito nel 1871, si affilia alla Sgc.

LA PRIMA FASE 1867-1900 – Nasce e si sviluppa un nuovo associazionismo laicale; sorgono molti sodalizi religiosi-formativi, sociali-mutualistici, stimolati dalla «Rerum novarum» di Leone XIII (1891). I circoli della Sgc, primo nucleo dell’Ac, si diffondono in varie Re­gioni. L’Opera dei Congressi cerca di coordinare, tra molte difficoltà, il vasto movimento cattolico che si allarga all’impegno politico, con la partecipazioni alle elezioni, superando l’esiziale «non expedit» imposto da Pio IX dopo la fine del potere temporale.

LA SECONDA FASE 1900-1918 – Il nuovo statuto del 1905 delinea un progetto su base diocesana: la Sgc si dedica alla formazione; l’Unione economico-sociale coordina le iniziative cooperative e bancarie (la prima in Piemonte nasce a Torino nel 1909); l’Unione elettorale ha scopo politico. Tra le grandi figure spicca l’economista e sociologo Giuseppe Toniolo, inventore delle Settimane sociali. Nel 1908 si avvia l’Unione donne e nel 1917 la Gioventù femminile. Fra tutti emerge come gigante il laico beato Pier Giorgio Frassati.

LA TERZA FASE 1919-1942 – In Italia la Grande Guerra apre una fase nuova e la Sgc diffonde capillarmente il Partito popolare fondato da don luigi Sturzo nel 1919. Pio XI nel 1923-25 struttura l’AC in quattro rami: Gioventù maschile (Giac), Gioventù femminile (Gf), Uomini, Donne. La dittatura fascista Mussolini fa guerra all’Ac che risponde con una poderosa espansione nelle diocesi, sostenuta e controllata dalla gerarchia. Emergono Armida Barelli (Gf), Luigi Gedda (Giac), Igino Righetti (Fuci) e gli assistenti Francesco Olgiati, Federico Sargolini, Giovanni Battista Montini. In Piemonte molto forte è il radicamento dell’Ac nelle parrocchie, capillare è l’impegno nel Ppi, nel sindacato e nei giornali. A Torino l’arcivescovo Giuseppe Gamba opera per unire le forze e assicurare autonomia dalle organizzazioni fasciste che esercitano un controllo asfissiante. L’Ac promuove il settima­nale «L’armonia» diretto da Carlo Trabucco e poi da Rodolfo Arata. Aderenti e iniziative si moltiplicano: gli iscritti alla Giac da 7.398 (1931) passano a 12.616 (1938); gli Uomini  4.500 tesserati e le Donne 11.809; la Gf lancia l’«Opera dei ritiri», l’«Associazione tra le malate del sanatorio», le «Settimane della giovane» con 30 mila partecipanti.

LA QUARTA FASE 1943-1968 – L’Ac piemontese con Pier Carlo Restagno, Gioachino Quarello, Attilio Donat Cattin, Luigi Chiesa e Carlo Trabucco assu­me posizioni nettamente antifasciste e molti militano nella Resistenza, alcuni sacrificano la vita: Giorgio Catti, Renato Vuillermin, Renato Sclarandi, Gino Pistoni, Émile Chanoux. Grazie alla difesa degli ebrei e alla partecipazione alla Resistenza la Chiesa (e l’Ac) esce rafforzata dalla guerra. L’Ac si impegna nella rinascita democratica dell’Italia, nell’Assemblea costituente – dei 54 «padri costituenti» subalpini, 18 sono cattolici e 13 provengono dall’Ac – nel sindacato e nella politica a sostegno della Dc di Alcide De Gasperi, anche attraverso i Comitati Civici di Gedda. Pio XII-Gedda vogliono fare dell’Ac una «potenza» per orientare la società italiana. Paolo Veronese, Giuseppe Lazzati, Carlo Carretto, don Arturo Paoli, mons. Emilio Guano e mons. Franco Costa animano l’Ac nell’Italia del «miracolo economico». Il Concilio Vaticano II, i Papi Giovanni XXIII e Paolo VI, i presidenti Agostino Mal­tarello (torinese) e Vittorio Bachelet spalancano porte e finestre della Chiesa e dell’Ac. Notevole è l’espan­sione della Gf torinese che nel 1942 conta 25.000 socie in 306 circoli. I torinesi Luigi Gedda e Carlo Carretto si alternano alla guida della Giac. Collaborano con il centro nazionale Valdo Fusi, Rodolfo Arata, Carlo Donat Cattin, Domenico Sereno Regis. La contestazione e la crisi dell’associazione fanno precipitare gli iscritti torinesi: 165.825 nel 1965, 29.820 (1969), 15.460 (1970), 3.800 (1974).

QUINTA FASE 1969- 2010 – Grazie allo statuto del 1969 e alla «scelta religiosa», l’Ac pone fine al collateralismo con la Dc, vive un profondo rinnovamento, rilancia la formazione, ribadisce la scelta democratica. Nessuna associazione come l’Ac registra una presenza così diffusa e capillare. Presidenti sono: Mario Agnes, Alberto Monticone (albese), Raffaele  Cananzi, Giuseppe Gervasio, Paola Bignardi, Luigi Alici, Franco Miano, Matteo Truffelli. Gli assistenti Luigi Maverna, Marco Cè, Giuseppe Costanzo, Fiorino Tagliaferri, Antonio Bianchin, Salvatore De Giorgi, Agostino Su­perbo, Francesco Lambiasi, Domenico Sigalini, Mansueto Bianchi, Gualtiero Sigismondi.

SACERDOTI ASSISTENTI SUBALPINI – Fra tutti spicca don Franco Peradotto, assistente torinese e piemontese. Poi (in ordine alfabetico) Natale Allegra (Novara), Giovanni Barra (Pinerolo), Arnaldo Bigio (Ivrea), Natale Bussi (Alba), Pietro Caneparo (Biella), Efisio Caredda (Mondovì), Felice Cavaglià (Torino), Carlo Cavalla (Asti, poi vescovo di Casale Monferrato), Daniele D’Aria (Torino), Piermario Ferrari (Novara), Antonio Ferraris (Biella), Gian Michele Gazzola (Cuneo), Giorgio Grietti (Pinerolo), Albino Linty Blanchet (Aosta), Cesare Macagno (Cuneo), Gabriele Milanesio (Torino), Roberto Mondino (Cuneo), Fiorenzo Lana (Torino), Mino Lanzetti (Torino), Beppe Laugero (Cuneo), Dino Negro (Alba), Camillo Olivero (Alba), Fortunato Pent (Susa), Giorgio Piovano (Torino), Piero Stavarengo (Torino), Beppe Steffenino (Asti), Luigi Stella (Asti), Angelo Stoppa (Novara), Guglielmo Visconti (Asti).

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