L’Azione Cattolica Piemonte «per un voto consapevole»

Elezioni 4 marzo – «Comprendere il nostro tempo», è il grande sforzo che, secondo l’Azione Cattolica piemontese, ogni elettore –  in modo specifico l’elettore cattolico – deve tentare di compiere prima di accostarsi alle urne

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Azione Cattolica Torino

Con un documento diffuso in vista delle Elezioni la delegazione regionale di Ac riconosce la delicatezza «di cogliere, in una fase storica molto complessa, i principali aspetti positivi e negativi, con cui la politica deve misurarsi: il giudizio politico che dobbiamo formarci non può basarsi su questioni marginali o manipolate, ma deve nascere anzitutto da uno sguardo onesto sulla realtà». Di qui una riflessione globale sui temi da portare in politica (lavoro, famiglia, educazione, integrazione, legalità, pace, difesa dei beni essenziali) ma anche sui percorsi possibili, da incarnare nel voto. Di seguito pubblichiamo integralmente il documento:

1. PERCHÉ QUESTO INTERVENTO (Costituzione della Repubblica Italia na, art.2)
Le prossime elezioni sono un appuntamento che sollecita la nostra responsabilità di cittadini. Per questo, come laici di AC, riteniamo doveroso individuare e mettere a disposizione alcuni criteri che possano aiutarci a operare scelte consapevoli e coerenti con il Vangelo. Infatti, se dalla stessa fede possono derivare opzioni diverse, per il cristiano ogni scelta (anche politica) non può essere indifferente ai valori e ai sentimenti che la fede ispira. Si tratta di rispondere con onestà, coraggio e realismo alle sfide che il nostro tempo ci pone, per contribuire a migliorare il nostro paese e a costruire un futuro positivo per e con le nuove generazioni. Le scelte politiche – in quest’ottica più volte richiamata dal Concilio e dal magistero della Chiesa – assumono un significato morale e spirituale: sull’esempio di Gesù, il cristiano è chiamato a incarnarsi nella storia e a orientarla verso Dio. Diversamente, c’è il rischio che la vita dei cristiani e della comunità cristiana si renda estranea alla vita civile e si chiuda nella semplice cura dei “servizi religiosi”.
Questo tentativo di discernimento si rende ancor più necessario in un tempo segnato da confusione e incertezza, che mettono in crisi il senso di appartenenza alla comunità civile e di partecipazione alla vita politica. In questo contesto risulta ancor più significativo il 70° anniversario della nostra Costituzione, i cui principi restano la “bussola” fondamentale per tutti i cittadini. Cerchiamo di riassumere questi spunti in alcuni passaggi.

2. COMPRENDERE IL NOSTRO TEMPO
Il primo passaggio ci chiede di cogliere -in una fase storica molto complessa- i principali aspetti positivi e negativi, con cui la politica deve misurarsi: il giudizio politico che dobbiamo formarci non può basarsi su questioni marginali o manipolate, ma deve nascere anzitutto da uno sguardo onesto sulla realtà. Accanto a spunti di speranza e maturazione, di costruzione e innovazione, vi sono legittimi motivi di delusione, rabbia, insicurezza, paura. Ma la propaganda che fa leva su tali motivi non aiuta a comprendere – né tantomeno a risolvere – gli effettivi problemi posti dalla mancanza di lavoro, dall’integrazione sociale e dalle migrazioni, dalla presenza di mafie, da forme di violenza e di corruzione che lacerano il tessuto sociale, dall’approfondirsi delle diseguaglianze e dalle nuove forme di povertà, dalle carenze del sistema educativo e informativo.
Occorre, quindi, contrastare l’atteggiamento oggi sovente chiamato “populismo”: esso giudica in modo superficiale e violento i problemi e le persone, a volte basandosi su falsità (prima fra tutti quella di una inesistente “invasione” di migranti) o illusioni, senza proporre soluzioni costruttive, ma insinuando divisioni, che alimentano sia le “guerre tra poveri”, sia gli egoismi di chi è già garantito.

3. AFFRONTARE LA CRISI DELLA DEMOCRAZIA: MEMORIA STORICA E PROGETTO POLITICO
Di fronte alla crisi della democrazia, che affiora in Italia e in altri paesi occidentali, il secondo passaggio ci chiede di riscoprire la funzione propria delle istituzioni (essenziali per amministrare e rappresentare la società) e della politica (essenziale per progettare e governare). La politica, infatti, non va intesa come semplice risposta immediata a bisogni individuali (che a volte sono privilegi), ma come progetto di società (che sa guardare lontano assumendo però con realismo i vincoli economici e sociali posti dalla realtà), come metodo per costruire una convivenza sociale
più rispettosa delle persone, con particolare riguardo per le persone più povere e meno garantite.

Per questo Paolo VI, riprendendo una affermazione di Pio XI, indicava la politica come “la forma più alta della carità”, mentre Francesco nella “Laudato sì” ricorda che: «La grandezza politica si mostra quando, in momenti difficili, si opera sulla base di grandi principi e pensando al bene comune a lungo termine». (LS, n.178).
Questo sollecita ad esercitare la nostra coscienza critica e a operare affinché anche il voto sia un modo con cui “dare speranza” al nostro Paese. Ciò significa, anzitutto:
1.1. recuperare la memoria storica del nostro passato, per cogliere i progressi realizzati e gli errori compiuti: una visione solo negativa della nostra situazione non corrisponde alla realtà e ai sacrifici compiuti in passato e anche di recente, a fronte della pesante crisi economica; cogliere il ruolo rilevante che l’Italia riveste a livello internazionale, in particolare nell’area europea e mediterranea;
Tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi. I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge.
(Costituzione Repubblica Italiana, art.54)
1.2. esercitare la nostra responsabilità di cittadini: affidare ai nostri rappresentanti il futuro del nostro paese ci chiede attenzione nella scelta delle persone candidate, conoscenza delle effettive intenzioni e programmi dei diversi partiti e movimenti che si propongono di governare il paese. Designare un Parlamento formato da persone oneste, competenti e impegnate per il bene comune dipende anche dalle scelte di voto dei cittadini. Non partecipare e non andare a votare significa venir meno a questa responsabilità e in fondo non sentirci parte della nostra comunità civile. Basare la scelta sulla rabbia o su simpatie superficiali o solo sulle necessità individuali, vuol dire allontanarci dalla costruzione di un futuro condiviso;
1.3. vagliare perciò con attenzione il tipo di messaggi che caratterizzano la campagna elettorale ed in genere l’informazione, visti anche i rischi sempre più alti di manipolazioni e notizie false, specie sui social media;
1.4. valutare i candidati proposti dalle varie forze politiche sul territorio, considerando i criteri di onestà, competenza, ideali e storia politica, capacità di operare per il bene comune, ed anche i meccanismi della nuova legge elettorale;
1.5. contrastare l’idea che l’avversario politico sia un “nemico” da eliminare; tale idea si lega all’errata convinzione che le relazioni umane si debbano basare sulla paura e che la nostra identità personale e sociale si costruisca sul dominio dell’altro e sull’esclusione.

4. I CONTENUTI E I SOGGETTI DEI PROGRAMMI POLITICI
Una partecipazione responsabile ci chiede una attenzione ad alcuni contenuti di particolare rilievo per il futuro del nostro paese, sui quali valutare le proposte delle diverse forze politiche:
• la questione del lavoro, quale elemento centrale della vita delle persone e valore prioritario nell’organizzazione sociale e nella politica economica;
• la cura verso la famiglia, con politiche che sostengano la sua formazione, la casa, la natalità e la cura dei figli, l’assistenza agli anziani, anche per le loro future ricadute sociali ed economiche;
• l’impegno dell’ educazione, che riguarda istituzioni decisive come la scuola ed il sistema di formazione professionale e culturale per i giovani, ma anche per gli adulti e gli anziani;
• il necessario processo di integrazione degli immigrati, per costruire una società che – nel plura lismo di culture e religioni – trovi una base comune e condivisa nei principi della Costituzione;
• l’impegno per la legalità, la lotta alle organizzazioni mafiose e alle diverse forme di corruzione;
• l’impegno per la pace a livello internazionale, per la soluzione dei conflitti e lo sviluppo della collaborazione internazionale;
• il valore dei beni essenziali, quali l’acqua e l’aria, che sollecitano politiche di gestione delle risorse che salvaguardino l’ambiente e la salute umana, in collaborazione con gli altri stati.

3 Come indicato da Francesco nella “Laudato sì” occorre infatti un approccio globale che colleghi:

– la questione ambientale a quella sociale,
– il rispetto della natura ad un più equo accesso alle risorse,
– la lotta alla povertà ad una maggior giustizia sociale e internazionale,
– l’impegno per la sicurezza a quello per la pace,
– l’accoglienza di quanti fuggono da guerra e fame al governo dei flussi migratori – le realtà locali alle dinamiche generali e quindi agli organismi internazionali.

5. UNA QUESTIONE DECISIVA: LA COSTRUZIONE DELL’EUROPA
L’attuazione dei contenuti sopra indicati dipende non solo da scelte interne, ma anche dalla politica internazionale e della capacità dell’Italia di collaborare e integrarsi con gli altri paesi. Per questo, occorre recuperare questa visione più ampia del mondo e di noi stessi: abbiamo bisogno di più Europa. Una riforma delle istituzioni europee che dia un nuovo slancio all’integrazione, sulla base dei valori fondamentali della costruzione europea: sono infatti la ricchezza delle differenze, la solidarietà e la cooperazione a produrre benessere spirituale, sociale ed economico. Una linea che in questi 60 anni ha portato pace e benefici, non solo all’Europa ma al mondo intero, grazie alle scelte lungimiranti dei suoi padri fondatori (tratte, per molti di loro, dall’esperienza ebraicocristiana).
Guardiamo perciò con preoccupazione al risorgere dei nazionalismi e dell’illusione di trovare risposte ai nostri problemi nell’idea di una comunità chiusa, isolata, magari guidata da un ‘uomo forte’. L’alternativa alla ‘cattiva democrazia’ è, infatti, la costruzione di una ‘buona democrazia’ e di rinnovati strumenti per la partecipazione sociale dei cittadini (partiti, sindacati, associazioni).

Nella distinzione tra Chiesa e politica e nella coscienza del valore della presenza civile e sociale dei cattolici, ci auguriamo che questi spunti per il discernimento possano essere utili in una fase così delicata e preziosa del nostro amato paese. Con questo spirito li affidiamo alle associazioni di base, alla comunità ecclesiale e a quanti liberamente vogliano accoglierli.

La delegazione regionale AC 

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