Bonaiuti, «urgente rilanciare economia e finanza etica»

Torino – L’economista riflette sui temi affrontati in gennaio nel capoluogo piemontese durante la stimolante rassegna di dibattiti «Scenari di futuro»

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L'economista Mauro Bonaiuti

Docente di finanza etica, Mauro Bonaiuti traccia il bilancio di «Scenari di futuro», il ciclo di quattro serate che si è tenuto tra novembre 2017 e gennaio 2018 per interrogarsi sulle politiche da attuare per transitare attraverso la crisi climatica, ecologica, economica e finanziaria che attanaglia il pianeta e con la quale facciamo consapevolmente i conti dal 15 settembre 2008, giorno in cui la Lehman Brothers annunciò il fallimento.

Professore, sono i millenials, i nati a partire dal 1989, l’unica speranza per transitare verso un futuro diverso?

La percezione è reale, i partecipanti a «Scenari di futuro», molti, più di quanti immaginassimo, corrispondono a quel target, con una forte presenza anche di over 50. La fascia di età che sta nel mezzo sembra essere molto meno attenta alle tematiche ambientali e dell’economia etica, non partecipano alle reti che si sono formate; ma la sensibilità fatica a trasformarsi in pratiche di sostegno.

Perché? Pratiche troppo impegnative? Troppo costose?

I giovani interpretano la transizione come scelta individuale, modifica degli stili di vita; ma non basta. In più di dieci anni abbiamo verificato come tutto questo incida molto poco, non solo a livello globale, ma anche sui territori.

Che cosa occorre fare, allora?

«Il primo passo è dar vita a circuiti economici, piccoli distretti, reti solidali. Una modesta utopia che procede a passo molto lento, ma alla quale non vedo alternative convincenti. La risposta non può venire dall’alto, dalla politica, e tanto meno dalle imprese, che spingono per ridurre i costi e aumentare i profitti, certo non per fare etica. I Gas, Gruppi di acquisto solidale, sono una risposta possibile, ma ancora non riescono a garantire volumi e continuità nella domanda: se si vuole realmente costruire qualcosa di alternativo bisogna sancire un’alleanza tra produttori e consumatori; poveri e migranti devono diventare il target dell’economia etica. Al momento non esiste un’alternativa concreta al Mercato con la maiuscola, ma dobbiamo crederci. Anche tutte le associazioni – penso in particolare al mondo cattolico – devono fare passi avanti: se organizzo una cena o una mensa per i poveri posso scegliere di acquistare sempre da filiere etiche, e affiancare all’iniziativa di mera assistenza un momento culturale.

Una provocazione: come si conciliano decrescita e sostenibilità economica?

Quello della decrescita felice è stato uno slogan, una provocazione efficace che in parte ha funzionato. Anche Papa Francesco, con l’enciclica Laudato Si’, ha lanciato un forte messaggio in questa direzione, ora si tratta di costruire nuovi modelli, e i distretti di economia solidale mi sembrano essere l’unica strategia possibile partendo dal basso.

L’enciclica ha ancora una volta messo l’accento sul divario tra Nord e Sud del mondo, di come questo sia diventato «plurale», investendo anche i Paesi del ricco Occidente. La globalizzazione, quindi, non è la soluzione.

La globalizzazione ha fallito, anzi è il problema, il nuovo lemma per definire politiche egemoniche, per perpetuare il colonialismo ottocentesco. La storia della globalizzazione è fatta di sfruttamento, migrazioni epocali, devastazione ambientale. «Scenari di futuro» è stato un tentativo di aggregare persone per creare una rete verso la transizione. Il secondo passo di questo percorso sarà «Progetti di futuro», in collaborazione con le associazioni sul territorio per definire e attivare proposte concrete di transizione verso un’economia etica, rispettosa delle persone e dell’ambiente. Dobbiamo ricreare legami sociali forti, che si sono perduti per la crisi dell’istituzione partito, e in parte anche della Chiesa cattolica: dobbiamo superare la gelosia dell’appartenenza, riscoprire il senso dell’urgenza e dell’indispensabilità. Cooperare costa fatica e genera difficoltà strutturali e organizzative: ma è l’unica strada che conduce a qualcosa di diverso, equo e solidale.

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