Casa di Carità, «qui formiamo nuove generazioni»

Formazione professionale – Nel quartiere torinese di Borgo Vittoria lo storico ente celebra 100 anni di fondazione e presenta il nuovo consiglio di amministrazione in cui siedono Diocesi, Ucid, ed Sda garanti del rilancio

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Da un secolo la Casa di Caritià Arti e Mestieri prepara al lavoro i giovani che per vocazione o necessità desiderano rendersi autonomi e protagonisti della propria vita mettendo a frutto i propri talenti: era il 24 novembre 1919 quando fra’ Leopoldo Maria Musso, francescano laico, cuoco del convento di San Tommaso a Torino ebbe un’ intuizione che di lì a poco diede avvio ad una scuola professionale su ispirazione di fratel Teodoreto Garberoglio  dei Fratelli delle Scuole Cristiane. «Per salvare le anime, per formare nuove generazioni, si devono aprire Case di Carità per far imparare ai giovani Arti Mestieri». Questa fu la scintilla che ispirò la Casa di Carità Arti e mestieri, oggi ente di Formazione professionale, fondata dall’Unione catechisti e i Fratelli delle Scuole cristiane.

E a 100 anni dal «Detto fondativo» pronunciato da fra’ Leopoldo, venerdì 6 dicembre è stata presentata alla presenza del vice prefetto Paolo Accardi nelle sede centrale di corso Benedetto Brin 26 in Borgo Vittoria, in occasione dell’avvio delle celebrazioni del centenario, «la nuova governance» della Fondazione Casa di Carità Arti e Mestieri onlus. Come ha spiegato il presidente Attilio Bondone, il nuovo assetto dell’ente è stato fortemente voluto dall’Arcivescovo mons. Cesare Nosiglia che si è impegnato personalmente, in seguito all’abbandono dell’opera per mancanza di personale da parte dei fondatori e a  fronte delle difficoltà di gestione per via dei ritardi dei pagamenti dei fondi regionali per la formazione professionale, a promuovere il nuovo consiglio di amministrazione composto da 7 membri: tre nominati dalla diocesi (don Domenico Cattaneo, Riccardo Ghidella, Paolo Monferino), due dall’Ucid, Unione cristiana imprenditori e dirigenti (Gian Carlo Picco, Luigi Viano)  e due da Scuola centrale formazione (Franco Bissaro e Giovanni Zonin).

Il nuovo assetto, che mette in sicurezza l’ente grazie alle professionalità che sosterranno e rilanceranno l’ente nelle sfide future, come ha illustrato per il Cda Paolo Monferino, manager Fiat in pensione già assessore regionale alla Sanità che si è messo a disposizione della diocesi come «volontario competente», vuole «tener fede alla mission della Casa di Carità:  «per riaffermare  il ruolo della formazione professionale al servizio dei giovani e delle aziende del territorio, per riqualificare le persone che, a causa della crisi economica hanno perso il lavoro». La Fondazione nei 13 centri (11 in Piemonte, uno in Sardegna e uno nel Veneto)  occupa 250 tra formatori e addetti e forma ogni anno oltre 5 mila giovani con corsi di formazione professionale di vario livello che vanno dall’acconciatore alla contabilità aziendale alla panificazione), eroga servizi di sportello e orientamento al lavoro e corsi per fasce deboli, migranti, disabili e detenuti coinvolgendo 350 reclusi in 11 carceri del Piemonte. «Come Chiesa» ha evidenziato don Roberto Gottardo, direttore dell’Ufficio scuola della diocesi «non possiamo non aver a cuore la formazione professionale che, sulla scia dei santi sociali che qui a Torino l’hanno inventata continua ad essere un percorso scolastico che per molti giovani meno fortunati può significare autonomia e sostegno alle famiglie».

Per saperne di più: www.casadicarita.org

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