Cavallerizza in fiamme, ombre nei progetti di restauro

Palazzo Reale – Il fabbricato della «Cavallerizza Reale» torna a far parlare di sé per il devastante incendio divampato il 21 ottobre nel tetto. È il secondo rogo in pochi anni, tanto grave da mettere a rischio la conservazione del monumento

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Il fabbricato noto come «Cavallerizza Reale», nel centro di Torino, torna a far parlare di sé per il devastante incendio divampato il 21 ottobre nel tetto sul lato di via Rossini; è il secondo incendio in pochi anni, tanto grave da mettere a rischio la conservazione del monumento.

La copertura dell’edificio è andata in fumo, ci saranno indagini sulle cause del rogo, che emblematicamente rimarca l’abbandono cui è stata lasciata andare questa ala imponente del Palazzo Reale. Già, perché la Cavallerizza non è un monumento a sé stante, ma una porzione della grande Reggia sabauda, posseduta dai Savoia sino al 1946. In vista dei restauri sarà bene rimarcare l’identità del complesso monumentale per evitare che a qualcuno salti in mente – come accaduto in passato – di trasformare la Cavallerizza in centro commerciale o altro.

Nell’immaginario collettivo «Palazzo Reale» è solo il fabbricato affacciato su piazza Castello, visitabile come museo. In verità la Reggia sabauda era vasta e tentacolare: comprendeva gli alloggi del Re con tutte le sale di rappresentanza, le Segreterie di Stato (sede dei ministeri) nella parte oggi occupata dalla Prefettura, il vecchio Teatro (non per nulla definito Regio), gli archivi arredati da Juvara, gli alloggi delle persone che prestavano servizio a Corte, dagli alti funzionari fino ai più umili servitori alloggiati nei fabbricati confinanti con la sezione andata a fuoco nei giorni scorsi. L’ultima porzione del Palazzo Reale – la Cavallerizza – era destinata alla gestione dei cavalli e delle carrozze, insieme agli addetti della manutenzione: non può davvero essere considerata una parte a sé stante della Reggia.

A servizio del Savoia e della sua famiglia vi erano numerosi cavalli. Il Sovrano ne aveva a disposizione per il suo uso personale, per la sella, ben sei; la consorte si doveva accontentarsi di quattro cavalli, come il principe ereditario. Poi venivano le carrozze con i più comuni tiri da quattro, ma anche da sei: venivano predisposte nel cortile della Cavallerizza, prima di uscire dal cancello, ancora visibile, che consentiva lo sbocco sui giardini e sull’odierno corso San Maurizio. La parte andata a fuoco lunedì scorso era destinata proprio agli artigiani addetti alle carrozze, con fior di maniscalchi. Il grande locale oggi trasformato in aula per grandi cerimonie era invece maneggio coperto, fatto costruire da Carlo Emanuele III nel XVIII secolo.

Ciò che oggi francamente stupisce è l’esistenza di progetti di trasformazione della Cavallerizza, illustrati a suo tempo, che immaginano di ospitare alloggi di lusso ed esercizi commerciali in questa porzione della storica Reggia. Stupisce che Amministrazioni di lungo corso, che hanno affrontato la grande spesa dei restauri della «villa fuori porta» dei Savoia, non sappiano affrontare il restauro della Reggia principale, riportandola allo splendore per cui era famosa negli altri Stati d’Europa e nelle Corti.

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