Chiesa italiana, nasce il Servizio per la tutela dei minori

Vaticano – Dal 21 al 24 febbraio si terrà l’incontro tra i presidenti delle Conferenze episcopali del mondo sulla protezione dei minori nella Chiesa: non un convegno ma una riunione di pastori «in modo che i vescovi abbiano assolutamente chiaro che cosa bisogna fare per prevenire e combattere il dramma mondiale degli abusi». Intanto la Cei nel Consiglio permanente che si è chiuso il 16 gennaio ha approvato il regolamento del Servizio nazionale per la tutela dei minori e degli adulti vulnerabili nella Chiesa

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mons. Stefano Russo

L’incontro in Vaticano, nell’aula del Sinodo, il 21-24 febbraio 2019 tra i presidenti delle Conferenze episcopali del mondo «La protezione dei minori nella Chiesa» ha lo scopo – spiega Alessandro Gisotti, direttore ad interim della Sala Stampa vaticana – che «tutti i vescovi abbiano assolutamente chiaro che cosa bisogna fare per prevenire e combattere il dramma mondiale degli abusi. Papa Francesco sa che un problema globale si può affrontare solo con una risposta globale e vuole che l’incontro sia non un convegno di studi ma una riunione di pastori che, tornando nei propri Paesi, siano consapevoli delle regole da applicare e dei passi necessari per prevenire gli abusi, tutelare le vittime e far sì che nessun caso venga coperto o insabbiato. Rispetto alle grandi aspettative è bene sottolineare che la Chiesa non è al punto di partenza nella lotta agli abusi. L’incontro è la tappa di un cammino doloroso, ma senza battute d’arresto, che la Chiesa sta percorrendo con decisione da oltre quindici anni».

La Chiesa italiana si presenta con uno strumento in più: il Servizio nazionale per la tutela dei minori e degli adulti vulnerabili, un importante tassello della sua strategia. Informa mons. Stefano Russo, segretario nazionale Cei: «Il lavoro che si sta facendo è anche frutto dell’ascolto delle vittime. La Chiesa italiana vuole corrispondere positivamente anche a questo invito in vista dell’importantissimo incontro di febbraio. Continueremo ad ascoltare le vittime. Tutto quello che si sta facendo è nell’interesse e per la tutela dei minori. Si tratta di creare una rete di persone in grado di sostenere questa tutela in modo efficace». In sostanza il Servizio aiuterà ad avere maggiore coscienza del fenomeno e ad affrontarlo in modo più consapevole.

Il comitato preparatorio prevede sessioni plenarie – Francesco ha incaricato di moderarle il gesuita piemontese di Saluzzo Federico Lombardi -, gruppi di lavoro, momenti di preghiera e ascolto di testimonianze, una liturgia penitenziale e una celebrazione eucaristica finale. Francesco sarà presente all’intero incontro perché vi annette grande importanza, per comune testimonianza del Comitato organizzatore: tardinali Blase J. Cupich, arcivescovo di Chicago (Stati Uniti); Oswald Gracias, arcivescovo di Bombay e presidente della Conferenza episcopale indiana; mons. Charles Scicluna, arcivescovo di Malta e segretario aggiunto della Congregazione per la dottrina della fede; gesuita Hans Zollner, presidente del Centro per la protezione dei minori della Pontificia Università Gregoriana e membro della Pontificia Commissione per la tutela dei minori.

All’incontro partecipano oltre 200 vescovi: capi delle Chiese cattoliche orientali; superiori della Segreteria di Stato; prefetti delle congregazioni Dottrina della fede, Chiese orientali, Vescovi, Evangelizzazione dei popoli, Clero, Vita consacrata; Dicastero laici, famiglia e vita; presidenti delle Conferenze episcopali; rappresentanti dell’Unione dei superiori generali e delle superiore generali. Nella preparazione sono coinvolte: dott.ssa Gabriella Gambino, sottosegretario per la sezione Vita, e dott.ssa Linda Ghisoni, sottosegretario per la sezione Laici; la Pontificia Commissione per la tutela dei minori e alcune vittime di abusi da parte del clero.

Il gesuita padre Hans Zollner spiega che lo stile di lavoro «è condividere da subito le informazioni, le riflessioni, lo spirito di preghiera e di penitenza e le proposte di nuove azioni concrete. Serve condividere la consapevolezza di un cammino sinodale “cum Petro et sub Petro”». L’obiettivo, precisa il Papa nella «Lettera al popolo di Dio» (20 agosto 2018) è «dare vita a una cultura capace di evitare che tali situazioni non solo non si ripetano, ma non trovino spazio per essere coperte e perpetrarsi». Gli organizzatori vogliono tenere insieme analisi e consapevolezza, vergogna e pentimento, preghiera e decisioni da assumere in giustizia e verità per affrontare al meglio il terribile scandalo.

L’attesa nel mondo cattolico è enorme – Come scrive Bergoglio nella «Lettera al Popolo di Dio»: «Proviamo vergogna quando ci accorgiamo che il nostro stile di vita ha smentito e smentisce ciò che recitiamo ad alta voce. Con vergogna e pentimento, come comunità ecclesiale, ammettiamo che non abbiamo saputo stare dove dovevamo stare, che non abbiamo agito in tempo riconoscendo la dimensione e la gravità del danno che si stava causando in tante vite. Sia gli abusi sia la loro copertura non possono essere più tollerati e un diverso trattamento per i vescovi che li hanno commessi o li hanno coperti rappresenta una forma di clericalismo mai più accettabile».

Cosa fanno scuola, sport, famiglie? – Francesco si rende conto che la tutela dei minori è una priorità fondamentale per la Chiesa, per la sua stessa missione e credibilità; vuole riaffermare il valore della comunione tra il vescovo di Roma e gli altri vescovi; è convinto che «il sacrilegio è un problema che non riguarda un singolo Paese e solo i Paesi occidentali ma tocca tutti i Paesi, che non riguarda solo la Chiesa, ma le realtà più diverse: cosa anno scuola, sport, famiglie? Richiede una risposta ferma e universale, senza tentenna,menti. «Se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme» (1 Corinti 12,26). Francesco inserisce le parole di San Paolo ai Corinzi all’inizio della «Lettera al popolo di Dio» e fanno comprendere lo spirito che lo anima nel convocare il vertice incontro e cioè «Soffriamo insieme e insieme, con l’aiuto di Dio, dobbiamo trovare la cura: L’unico modo che abbiamo per rispondere a questo male che si è preso tante vite è viverlo come un compito che ci coinvolge e ci riguarda tutti come popolo di Dio. Questa consapevolezza di sentirci parte di un popolo e di una storia comune ci consentirà di riconoscere i nostri peccati e gli errori del passato con un’apertura penitenziale capace di lasciarsi rinnovare da dentro».

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