Chiesa che soffre: 300 milioni di cristiani perseguitati nel mondo

Rapporto sulla libertà religiosa – La Fondazione «Aiuto alla Chiesa che soffre» il 24 novembre ha presentato all’ambasciata italiana presso la Santa Sede a Roma i dati dei cristiani perseguitati e discriminati nel mondo: un cristiano su sette vive in un Paese dove la persecuzione è una drammatica realtà

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Oltre 300 milioni di cristiani sono perseguitati e discriminati: un cristiano su sette vive in un Paese dove la persecuzione è una drammatica realtà. I cristiani sono il gruppo religioso più sottoposto a soprusi e violenze, oppressione e intolleranza. Sono carne e sangue dei nostri fratelli e sorelle nella fede i numeri diffusi in 6 lingue dal XIV rapporto della Fondazione pontificia «Aiuto alla Chiesa che soffre» (Acs) presentato il 24 novembre 2018 all’ambasciata italiana presso la Santa Sede a Roma, in contemporanea con 22 altre sedi. Prende in esame due anni (giugno 2016-giugno 2018) di orrori. In aumento anche le violazioni della libertà religiosa nei confronti di altre confessioni. Le odiose prassi più usate: conversioni e matrimoni forzati, attentati, rapimenti, distruzione di luoghi di culto e di simboli religiosi (distrutte o danneggiate 1.500-1.700 chiese), arresti arbitrari, accuse di blasfemia, regole stringenti e limitazioni del culto pubblico.

21 PAESI PRATICANO LA PERSECUZIONE – Afghanistan, Arabia Saudita, Bangladesh, Birmania, Cina, Corea del Nord, Eritrea, India, Indonesia, Iraq, Libia, Niger, Nigeria, Pakistan, Palestina, Siria, Somalia, Sudan, Turkmenistan, Uzbekistan e Yemen. In Corea del Nord, Arabia Saudita, Nigeria, Afghanistan ed Eritrea la persecuzione «manifesta il suo volto più crudele». Altri 17 Paesi discriminano i cristiani: Algeria, Azerbaigian, Bhutan, Brunei, Egitto, Federazione Russa, Iran, Kazakistan, Kirghizistan, Laos, Maldive, Mauritania, Qatar, Tagikistan, Turchia, Ucraina, Vietnam. Ci sono anche segnali di speranza: il calo delle violenze commesse dal gruppo islamista al-Shabaab ha traghettato Tanzania e Kenya da «Paesi di persecuzione» a «Paesi non classificati». Da una parte le campagne militari contro il sedicente stato islamico e altri gruppi terroristici, dall’altra parte la diffusione di nuovi estremismi islamici in Africa, Medio Oriente e Asia: la disarticolazione militare dell’Isis in Iraq e Siria «è una grande opportunità ma c’è il rischio di sottovalutare la minaccia che tuttora rappresenta». Gli attacchi terroristici, «motivati anche da odio religioso», che nel 2016-2018 hanno colpito l’Occidente e l’Europa dimostrano che «la minaccia dell’estremismo è ormai universale, imminente e onnipresente».

I FONDAMENTALISTI FOMENTANO LR VESSAZIONI – Preoccupa molto il nazionalismo aggressivo ai danni delle minoranze religiose: «Il fenomeno si è sviluppato in modo diverso a seconda dei Paesi». India: la violenza contro le minoranze nasce dall’odio religioso e gli attacchi anticristiani degli estremisti indù sono raddoppiati, secondo la logica perversa riassunta da un deputato indiano: «Le minoranze sono una minaccia», che identifica lo Stato esclusivamente con l’Induismo, si manifesta come ostilità a tutte le religioni e si traduce in misure che limitano fortemente la libertà religiosa. Cina: reprime i cristiani perché li percepisce resistenti al dominio del comunismo; generale è l’ostilità dello Stato contro tutte le fedi; il regime comunista del presidente-dittatore Xi Jinping ha tra l’altro proibito la vendita della Bibbia in Rete. Corea del Nord: il culto per la dinastia Kim produce effetti nefasti, vieta la libertà religiosa e migliaia di cristiani sono detenuti nei campi di prigionia. Pakistan: gli estremisti islamici si oppongono alle modifiche all’ingiusta legge sulla blasfemia. Myanmar: quasi 700 mila musulmani Rohingya sono fuggiti in Bangladesh, crisi definita dall’Alto commissariato Onu per i diritti umani «pulizia etnica da manuale». Turchia: il presidente-dittatore Erdogan mira ad affermare l’Islam sunnita. Nigeria: Boko Haram sembra perdere terreno, però aumentano le violenze dei pastori islamisti fulani contro i cristiani. Niger: spadroneggiano estremisti islamici che hanno rapito il missionario italiano Pierluigi Maccalli. Indonesia: il fondamentalisti islamici hanno attaccato tre chiese a Surabaya provocando 13 vittime, ma a soffrono anche buddisti e musulmani sciiti. Bangladesh: in un attacco sono state uccise 22 persone.

IN EUROPA AUMENTA L’ANTISEMITISMO – «In Europa è aumentato l’antisemitismo, fenomeno spesso legato alla crescita dell’Islam militante. In Francia, con la comunità ebraica più popolosa d’Europa (500 mila persone), vi è stato un picco di attacchi antisemiti e di violenze contro centri culturali e religiosi ebraici». Anche l’avversione verso le minoranze islamiche registra un forte aumento. All’ondata di attacchi terroristici in Europa «la maggior parte dei governi non ha provveduto a fornire la necessaria e urgente assistenza ai gruppi di fede minoritari, in particolare alle comunità di sfollati che desiderano tornare nelle rispettive nazioni dalle quali sono stati costretti a fuggire». Per Anfredo Mantovano, presidente di Acs-Italia, «l’indifferenza uccide più del terrorismo». Alessandro Monteduro, direttore di Acs-Italia chiede «all’Occidente analfabeta» che la libertà religiosa sia tra le priorità della politica internazionale.

I CRISTIANI TORNANO NELLA PIANA DI NINIVE – Il cardinale Mauro Piacenza, presidente internazionale di Acs, ricorda che i cristiani hanno contribuito alla maturazione dell’idea di libertà e hanno avuto un ruolo religioso e storico-culturale: «La libertà religiosa non è un diritto fra i tanti, è piuttosto una roccia su cui tutti i diritti umani si aggrappano saldamente perché si riferisce alla dimensione trascendente della persona. Nella libertà religiosa ci sono la libertà di pensiero e persino la libertà di distanziarsi dalla fede religioso». La notizia positiva è che nel giugno 2018 sono ritornati a Qaraqosh, nella Piana di Ninive in Iraq, 25.650 cristiani, «quasi il 50 per cento degli abitanti che c’erano nel 2014». La ricostruzione è principalmente realizzata da associazioni di beneficenza e organizzazioni della Chiesa senza le quali «la comunità cristiana nella regione avrebbe seriamente rischiato di scomparire».

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