Chiese a porte aperte: un’App per piccoli tesori

Arte sacra – Un sistema unico in Italia che permette l’apertura automatizzata di 13 cappelle piemontesi attraverso lo smartphone. Un’iniziativa che rientra nel progetto “Città e Cattedrali”, ideato dalla Fondazione Crt con le Diocesi piemontesi e la Regione. VIDEO

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Innovazione e tradizione nell’arte sacra piemontese si incontrano nella App «Chiese a porte aperte». Un sistema unico in Italia che permette ai visitatori l’apertura automatizzata, con solo l’utilizzo dello smartphone, di 13 cappelle unita alla narrazione di luoghi un tempo riferimenti importanti di una comunità, spazi per il riposo del corpo e dello spirito. Piccoli tesori, spesso poco conosciuti, che insieme diventano una eccellenza. Si possono scoprire lungo itinerari tematici storico–artistici immersi in paesaggi mozzafiato. Come quello che offre l’esplorazione di alcuni tra i più interessanti cicli affrescati tardo Quattrocenteschi conservati tra la Valle di Viù, la Val Sangone e la Valle di Susa.

Il percorso si snoda da Lemie–frazione Forno con la Cappella di San Giulio, edificio trecentesco e decorato nella seconda metà del Quattrocento da un anonimo, prosegue fino a Giaveno con la cappella di San Sebastiano, un tempo rifugio per i pellegrini in viaggio lungo la via Francigena, un recente restauro ha svelato un ciclo affrescato del Quattrocento raffigurante il martirio di san Sebastiano e dei santi Marco, Marcellino e Tiburzio. Dopo l’abitato di Chiomonte in frazione Ramats, sorge la terza cappella di questo tour, quella dedicata a Sant’Andrea che conserva nell’area absidale un grande ciclo affrescato composto da 13 riquadri del Santo. Sulla strada verso Bardonecchia a Melezet sorge la cappella di San Sisto con vari cicli pittorici: all’esterno il Giudizio Universale e all’interno le storie di San Sisto, il martirio di San Sebastiano e la Crocifissione.

Un altro itinerario porta alla scoperta di cinque cicli pittorici databili tra il XV e il XVIII secolo immersi nel suggestivo paesaggio delle Langhe, del Roero e del Monregalese (Santuario della Madonna di Tavoletto a Sommariva Perno, Chiesa di San Francesco a Santa Vittoria d’Alba, Oratorio di San Michele a Serravalle Langhe, Cappella di San Rocco a Mombarcaro e Cappella di San Bernardo d’Aosta a Piozzo). Databili tra il tardo romanico e il pieno Quattrocento sono gli affreschi disseminati nelle vallate alpine occidentali tra il Pinerolese e il Saluzzese, come la Cappella di Missione a Villafranca Piemonte dove i lavori di risanamento hanno dato alla luce i resti di un’abside semicircolare che potrebbe essere risalente al 1037. A Lusernetta sorge la cappella di metà Quattrocento dedicata a San Bernardino ricca di affreschi, la piccola cappella di San Salvatore a San Damiano Macra è una delle più antiche testimonianze architettoniche medioevali della valle Maira.

Queste cappelle sono state selezionate sulla base di specifici criteri: l’assenza di beni mobili all’interno e di un portale storico all’ingresso, la presenza di elementi di interesse architettonico o pittorico nella cappella, la vicinanza a siti di rilievo, la partecipazione attiva da parte della comunità. Perché il sistema «Chiese a porte aperte» non intende sostituire ciò che già esiste, ma ampliare il servizio di apertura e narrazione dei beni culturali ecclesiastici in modo sostenibile, migliorando l’accessibilità, dando valore all’impegno dei volontari. La tecnologia permette una fruizione del patrimonio culturale estesa nel tempo (365 giorni all’anno). Il sito www.cittaecattedrali.it ospita un ampio racconto del progetto e la possibilità di prenotare la visita alle 13 cappelle.

La App «Chiese a porte aperte» rientra nel più ampio progetto «Città e Cattedrali» ideato dalla Fondazione Crt con le Diocesi piemontesi e la Regione Piemonte. «Abbiamo un immenso patrimonio», evidenzia mons. Derio Olivero, delegato Cep per i beni culturali, «ma solo conservarlo non è sufficiente, occorre uno sguardo sul futuro. Dobbiamo guardare avanti per trasmettere in modo innovativo il passato». L’apertura automatizzata riporta questi luoghi chiusi al centro della comunità. Lo ricorda Giovanni Quaglia, presidente della Fondazione: «Le aperture automatizzate intendono valorizzare i siti storici legati a una comunità che se ne prende cura, come luoghi vivi e riconosciuti di incontro e inclusione culturale e sociale: un nuovo modo per conoscere la bellezza del nostro territorio».

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