Cimiteri Torino, cappellani senza rimborso da 18 mesi

Niente contributi dal Comune – Da un anno e mezzo la Diocesi di Torino si trova costretta a sostenere in proprio tutti i costi legati al servizio dei cappellani che benedicono i feretri nei cimiteri cittadini. Alla Città interessa davvero così poco questo servizio richiesto da metà dei torinesi?

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Da un anno e mezzo la Diocesi di Torino si trova costretta a sostenere in proprio tutti i costi legati al servizio dei cappellani che accolgono e benedicono i feretri nei cimiteri della città.  Il Comune ha lasciato scadere la convenzione, che fino a ottobre 2016 destinava per ogni anno 15 mila euro di fondi municipali a copertura parziale dei costi di servizio (trasporto, materiali). Da novembre 2016 non è arrivato più nessun rimborso. E già l’anno prima i contributi erano stati ridotti del 25%. «La presenza dei cappellani – spiega il vicario generale mons. Valter Danna – è andata avanti completamente a carico della Diocesi. Stiamo facendo tutto il possibile per garantire il servizio religioso, certo non lo abbandoneremo, ma è logico domandare: al Comune non importa nulla di questo servizio richiesto da metà dei torinesi? L’accoglienza religiosa nei cimiteri non dovrebbe essere riconosciuta come un fatto di interesse collettivo, degno di sostegno almeno quanto altre manifestazioni finanziate dalla Città o altre espressioni di opinione, di aggregazione?».

Il solo Cimitero Monumentale vede ogni giorno 7-8 sepolture, 18-20 cremazioni. Altre sepolture si svolgono al Cimitero Parco di Torino Sud e nei Cimiteri di Cavoretto, Sassi, Abbadia. I cappellani incaricati dalla Diocesi sono complessivamente 9 (1 prete, 8 diaconi), dal 1° giugno scorso sono stati riorganizzati per rendere la gestione sostenibile: presenze ridimensionate nei vari turni, orari ridotti di conseguenza.

L’assessore Marco Giusta

«Mi rendo conto del disagio – ci dice l’assessore ai Servizi Cimiteriali, Marco Giusta – Ma desidero chiarire che la cessazione dei contributi non è nata da una volontà di tagliare i fondi al servizio religioso. Se non abbiamo ancora rinnovato la convenzione è solo perché il Comune versa in gravi difficoltà finanziarie ed è costretto a operare tagli su molti fronti, compreso quello dei cimiteri. Appena sarà possibile, torneremo a contribuire alle spese dei cappellani».

Quando? «Non posso promettere, speriamo a settembre. Presto scriverò al Vicario generale della Diocesi per spiegare, per proporre di incontrarci e fare il punto».

Nel 2016 il Comune aveva promesso di intervenire rapidamente… «Purtroppo le finanze Comunali non ci hanno permesso di procedere», insiste Giusta. «Cercheremo di rimediare; intanto esprimiamo gratitudine per la presenza dei cappellani che garantiscono l’animazione spirituale nei cimiteri, un servizio fondamentale». Insomma, il servizio è fondamentale, ma ancora per mesi il Comune lo lascerà sulle spalle della Diocesi. Quella stessa Diocesi che collabora con l’Amministrazione per l’accoglienza dei profughi espulsi dal Moi, dei Rom sgomberati dai campi sosta,  dei senza tetto che non sanno dove dormire nei mesi invernali, dei ragazzi presi in carico dai centri estivi parrocchiali. Quindicimila euro, per la benzina o per il biglietto del tram dei cappellani cimiteriali, proprio non si trovano?

La notizia di una riduzione degli orari dell’accoglienza religiosa sta mettendo sul chi va là le società di pompe funebri, che temono disagi. Ma anche di questo sarebbe utile discutere: capita infatti che le pompe funebri facciano pagare «il servizio religioso», che invece è gratis…

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