Cinque empori solidali contro la povertà dell’area torinese

Innovativo nelle parrocchie – Nei minimarket Caritas di Rivoli, Grugliasco, Cirié, Savigliano e Bra le persone in difficoltà vengono inserite in un percorso progettuale per riemergere dalla povertà. Il 23 febbraio i volontari dei 5 empori si ritrovano a Rivoli per un momento di confronto

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A Savigliano l'Emporio Betlehem è stato intitolato al compianto parroco don Oggero

Cinque empori solidali aperti in tre anni, oltre mille persone aiutate, singoli e famiglie che hanno potuto comprare pasta, olio, legumi… È il volto di una Caritas attenta ai cambiamenti, pronta a interrogarsi sulle modalità di aiuto a chi fatica ad avere il necessario, attenta a puntare sulle relazioni, a non cadere nell’assistenzialismo a trasformare il sostegno materiale in un percorso progettuale per riemergere dalla spirale della povertà. Bra, il primo ad essere avviato, nel 2016, poi Rivoli, Grugliasco, Ciriè e Savigliano: strutture diverse con in comune il fatto che l’aiuto alimentare è garantito sì, ma  inserito in un percorso educativo. Si compra senza pagare, ma si è guidati nel consumo, nella riduzione degli sprechi, nell’andare oltre l’emergenza cibo per affrontare le cause della povertà. Empori solidali che funzionano a pieno ritmo sin dall’apertura e che per la prima volta faranno insieme un bilancio del percorso fatto: parroci, responsabili e volontari si confronteranno su dati e modalità il prossimo 23 febbraio (9.30-12.30) presso la parrocchia San Giovanni Bosco di Rivoli (viale Carrù 9). «Un incontro  di conoscenza», spiega Pier Luigi Dovis, direttore della Caritas diocesana, «scambio e sostegno reciproco, adeguamento alle prassi, ma soprattutto occasione di riflessione sul migliore utilizzo pastorale di questo strumento, in modo che sia buon annuncio di Vangelo sia per i poveri che per le nostre comunità». Così nella mattinata si valuterà l’avvio di un percorso di coordinamento degli empori diocesani ma al tempo stesso si approfondirà il valore pastorale degli empori con l’intervento di Monica Tola di Caritas Italiana. «Il fatto che gli empori siano tutti fuori città», aggiunge Dovis, «evidenzia che sono nati in contesti in cui si era già avviato un processo di cambiamento delle modalità di assistenza, agevolato anche da numeri più contenuti e da una ‘rete solidale ’ che nelle cittadine più piccole rispetto alla grande città si stabilisce più facilmente tra associazioni e territorio».

Ed ecco che proprio in questi giorni l’emporio solidale di Savigliano – l’emporio Betlehem –  ha celebrato il suo primo anniversario e, ad un anno dall’apertura, è stato dedicato a don  Domenico

Oggero, sacerdote amato a Savigliano (morto nel novembre 2017, parroco a San Giovanni dal ‘70 all’88, poi cappellano alla Rsa Chianoc) per la sua vita interamente spesa, fino a 97 anni per chi era più in difficoltà. «Il 9 febbraio», spiega il parroco di San Giovanni Bosco a Savigliano don Polo Perolini, «abbiamo apposto una targa in ricordo di  don Oggero proprio il suo esempio, la sua attenzione agli ultimi che era fatta di umanità, di relazione, come vorremmo fosse anche il nostro aiuto che passa attraverso l’emporio».

L’emporio di Savigliano è sostenuto da tutte le parrocchie della città, dalla Croce Rossa, dalla San Vincenzo e dall’associazione Luigi Carignani di Chianoc. 27 i volontari, 482 utenti, una settantina di accessi a settimana per una spesa media mensile di 1.600 euro per l’acquisto di prodotti».

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