Con «Il Ponte» si vince la solitudine

Borgo Vittoria – In attesa che finiscano le misure anticontagio per ritornare nella sede di via Fontanella, dal 10 maggio ogni venerdì e per tutta l’estate il gruppo anziani si incontra in piazzetta Chiesa della Salute, grazie alla collaborazione della torrefazione «Il Chicco d’oro»

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Benedetta Cavallaro con le Volontarie e alcune anziane del Ponte durante l'incontro del venerdì in piazzetta Chiesa della Salute

«Più che la paura del coronavirus abbiamo patito la solitudine: non potevamo vedere i figli, i nipoti, le amiche del gruppo; tre mesi in cui ci siamo sentite in galera senza avere commesso nessun reato. Il Gruppo ci ha salvato la vita perché ci ha fatto sentire meno sole». Sono le parole di Pina, Carmela, Dora, Rosa, Antonia, Michelina, Clorinda, alcune delle 100 anziane, la maggior parte vedove di età dai 70 ai 100 anni, che fanno parte del «Il Ponte» realtà dei Gruppi di Volontariato Vincenziano che ha sede nel Centro polivalente Nostra Signora della Salute, in via Fontanella 9 in Borgo Vittoria. Sorto nel 2018, oltre a «Il Ponte», il Centro ospita, tra l’altro, i Gruppi di Volontariato Vincenziano, una Scuola dell’Infanzia, un doposcuola per ragazzini che hanno bisogno di sostegno per lo studio, il Cav e l’accoglienza «Madre Bambino nigeriane».

Abbiamo incontrato gli anziani venerdì scorso in piazzetta Chiesa della Salute nel cuore di Borgo Vittoria a Torino, all’ombra dell’omonimo santuario: dal 10 maggio, quando le misure anticontagio si sono allentate, la responsabile del gruppo Benedetta Cavallaro con le altre otto Volontarie Vincenziane che animano «Il Ponte», aspetta le anziane in piazzetta alle 16 in un grande bar all’aperto messo a disposizione da Fabio, titolare del «Chicco l’Oro» storica torrefazione del Borgo. Ogni venerdì Fabio sistema sedie e tavolini nella piazza antistante il suo locale per permettere alle anziane del Gruppo di ritrovarsi rigorosamente distanziate e con mascherine anche in tempo di coronavirus: «Purtroppo per rispettare le norme anticovid non possiamo per ora riunirci nella vicina sede di via Fontanella dove ci ritroviamo solitamente tutti i lunedì per un pensiero spirituale, per scambiarci riflessioni sulla vita quotidiana, per aiutarci a vicenda, per tenere viva la mente con le mani con lavoretti di cucito, bricolage pittura, attività motoria ognuna a seconda delle proprie possibilità» spiega Benedetta Cavallaro. «Il venerdì invece è dedicato alla socializzazione, ai giochi di società come la tombola, al pranzo di Natale, alle feste di Carnevale e di compleanno: poco prima dell’emergenza covid abbiamo festeggiato Vilma, la nostra decana che ha compiuto 101 anni. Le nostre anziane – chi può viene con le proprie gambe, alcune in carrozzella come Emilia o con problemi di deambulazione si fanno accompagnare dai figli o dalle badanti e per chi è solo ci pensiamo noi volontarie – abitano tutte nel territorio della circoscrizione 5 e frequentano le parrocchie dell’Unità pastorale 13».

Torino, Il santuario di Nostra Signora della Salute si affaccia nell’omonima piazzetta dove Il Ponte si ritrova ogni venerdì

E così (e per tutta l’estate, agosto compreso) in attesa di tornare in sede, il venerdì piazzetta Chiesa Della Salute si affolla di tempie grigie e, tra un caffè, una bibita e un gelato, ci si racconta come si è passata la settimana, della paura di ammalarsi, della gioia di aver visto i nipoti dopo tanto tempo, di quanto sono state lunghe le giornate durante il blocco. Le Volontarie Vincenziane per alleviare la solitudine delle anziane e per accertarsi che non ci fossero emergenze e per provvedere a chi aveva bisogno di spesa o medicine, ogni giorno hanno telefonato alle «nonne» . «In questi mesi ho fatto circa 2500 telefonate» riferisce una delle Volontarie» ci siamo mantenute tutte in contatto e chi è più tecnologica ha usato anche whatsapp per le video chiamate e i messaggini». Il telefono è stata la salvezza per Maria, 88 anni, che si è rotta un femore proprio nel bel mezzo dell’emergenza: «Mi hanno ricoverata al Gradenigo» racconta commossa «e per 40 giorni non ho potuto vedere un’ anima perché in ospedale per paura del contagio non poteva venirmi nessuno a trovare. È stato angosciante, se non ci fossero stata le Volontarie e le amiche del Gruppo che mi telefonavano anche più volte al giorno sarei caduta nella disperazione».

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