Con la Fondazione Operti prestiti alle famiglie

Intervista – Il Fondo “Sorriso”, istituito su impulso dell’Arcivescovo Nosiglia nel pieno dell’emergenza Coronavirus, sosterrà i lavoratori in difficoltà che non godono di altre previdenze. Gianfranco Bordone, segretario della Fondazione Operti, spiega i dettagli dello strumento

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Gianfranco Bordone, già responsabile della Direzione Coesione sociale della Regione Piemonte, tra i massimi esperti di politiche del lavoro e di formazione professionale del territorio, è il nuovo segretario della Fondazione Operti onlus, presieduta da Gian Paolo Masone, consulente d’impesa con un passato di manager in grandi multinazionali metelmeccaniche e del farmaco. La Fondazione, organismo diocesano noto anche per sostenere l’inserimento lavorativo in particolare dei giovani lavoratori, in occasione del 1° Maggio ha avviato un nuovo progetto, «Il Fondo So.rri.so», per far fronte alla nuova crisi provocata dal coronavirus che rischia di mettere in ginocchio il nostro territorio già schiacciato dalla precedente recessione economica.

Gianfranco Bordone, segretario della Fondazione Operti

Dottor Bordone, per quale motivo ha accettato di impegnarsi nella Fondazione Operti?

L’elemento chiave che mi ha spinto ad accettare questo ruolo è stata l’adesione e la condivisione del progetto di sviluppo che la Fondazione ha in animo di realizzare nel prossimo periodo. In coerenza con la propria ispirazione e l’attività svolta fino ad ora, la Fondazione tende a caratterizzarsi come un luogo agile in cui si progettano e si mettono in pratica sempre nuovi percorsi di crescita e di autonomia per le fasce deboli. Uno spazio sperimentale e attivo in cui raccogliere le sollecitazioni delle comunità locali, parrocchiali, associative e civili, e trasformarle in progettualità operative per affrontare le principali problematicità di persone e famiglie che vivono situazioni di difficoltà nei campi del lavoro, casa, dell’accesso alle risorse economiche.

Ho passato gli ultimi trent’anni nella Pubblica amministrazione, nei Comuni, nelle Province e da ultimo in Regione, per strutturare e dare forma agli interventi istituzionali di politica del lavoro, di politica sociale e della casa, della formazione professionale. Ora desidero dedicare le mie energie contribuendo allo sviluppo della Fondazione nella sperimentazione di percorsi innovativi, che sappiano ascoltare e reagire alle sollecitazioni delle comunità territoriali, e con esse trovare soluzioni inedite per contribuire, attraverso sperimentazioni concrete, a far crescere complessivamente la capacità di affrontare le situazioni problematiche. È un modo diverso, un’ottica nuova per continuare ad occuparmi di politiche di welfare con un approccio propositivo.

Quali sono, in questo tempo dove l’emergenza Coronavirus ha infragilito ulteriormente il nostro territorio, gli obiettivi della Fondazione?

La Fondazione ha un’ottima capacità d’intervento sulle tre problematiche centrali della nostra società: il lavoro, la casa, l’autonomia finanziaria, attraverso le sue consolidate linee di intervento di accompagnamento all’inserimento lavorativo, alla ricerca e mantenimento dell’abitazione, all’accesso al credito e di educazione finanziaria. È su questi temi che la Fondazione intende potenziare l’investimento con nuove progettualità, cercando di aggregare risorse ed energie delle comunità ecclesiali e civili per provare a rispondere alle nuove urgenze che la complicata situazione socio economica post-pandemia sta mettendo di fronte a molte persone, famiglie e imprese. Esemplare è il progetto del «Fondo So.rri.so». acronimo che sintetizza lo slogan «la Solidarietà che Riavvicina e Sostiene», promosso dall’Arcivescovo attraverso l’Ufficio pastorale Sociale e del Lavoro e la Fondazione don Mario Operti.

Come funziona?

Il progetto è mirato a mettere a disposizione un prestito nelle mani di famiglie di lavoratori alle dipendenze di aziende in crisi o di lavoratori autonomi, microimprese o partite Iva che non possono usufruire delle altre provvidenze previste dalle Istituzioni. Il prestito fino a 3 mila euro, la cui erogazione da parte della Banca è resa possibile dalla costituzione di un apposito Fondo di garanzia, avviene a condizioni estremamente favorevoli con zero oneri e zero spese a carico del beneficiario, restituzione in 60 mesi, con inizio dal 7° mese dopo l’erogazione della somma finanziata. Il Fondo Sorriso costituisce il primo caso di iniziativa concreta in comune con la Diocesi di Susa dopo l’accorpamento con quella di Torino nella persona dell’Arcivescovo.

Già oggi la capacità di prestito, raggiunta anche attraverso la generosità di una pluralità di attori, supera gli 800 mila euro e le sottoscrizioni sono ancora aperte all’IBAN: IT 89 X 02008 01102 000102121821 intestato alla Fondazione don Mario Operti Onlus, causale Fondo So.rri.so.

Quali sono i prossimi progetti della Fondazione a partire da questa iniziativa?

Stiamo studiando anche nuove forme nuove di sostegno che colleghino l’utilizzo del prestito a iniziative di educazione finanziaria, di utilizzo delle diverse forme di microcredito e di prestito sociale per facilitare i percorsi di politica attiva per il lavoro, di sostegno alle transizioni tra lavoro e lavoro e tra diverse tipologie di lavoro, di sostegno alla ricerca e al mantenimento dell’abitazione, tradizionali punti di forza e impegno della Fondazione.

Sono progetti che intendono sperimentare forme di «welfare di comunità», cioè interventi che vedano la comunità locale diretta protagonista nell’individuazione dei bisogni, delle risorse e nell’individuare e nel mettere in atto le soluzioni di intervento, in integrazione e complementarietà con l’operato delle Istituzioni e di tutte le forze associative e volontarie attive localmente. Si vorrebbero sperimentare nuove forme di aiuto sociale in grado di valorizzare le capacità di intervento delle comunità locali e l’attivazione dei beneficiari, in un quadro di innovazione e di integrazione con quanto già esistente.

Come è stato accolta questa nuova sfida della Fondazione?

Alcune importanti figure accademiche e della ricerca sociale hanno già dato il loro benestare a far parte di un prossimo Comitato scientifico della Fondazione che avrà il compito di accompagnare e sostenere l’elaborazione culturale e il nostro operato come fermento nella comunità civile ed ecclesiale torinese. Sarà una preziosa occasione per acquisire e rendere disponibili competenze, visioni, idee e proposte in grado di orientare l’elaborazione e la progettualità operativa della Fondazione e di tutta la comunità sulle principali aree del welfare.

Per informazioni: www.fondazioneoperti.it – via S. Giuseppe Benedetto Cottolengo 22, Torino, tel. 011.5636910.

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