Corno d’Africa, la piaga (oscurata) delle cavallette

Focus – I riflettori del mondo sono concentrati sul Coronavirus. Così nel Corno d’Africa passa sotto silenzio una terribile invasione di cavallette, preludio di una carestia che metterà in ginocchio milioni di persone. Parlano le comunità del Cottolengo che operano nella regione del Tharaka, una delle più colpite dal fenomeno

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foto Sir

Mentre il mondo ha gli occhi puntati sull’emergenza dovuta alla diffusione del Covid-19 in Asia, in Europa e nel Nord America, il Corno d’Africa è colpito da un dramma lasciato in secondo piano dai media che sta andando ad incidere sulla tragedia della povertà alimentare nel mondo: enormi sciami di locuste, estesi complessivamente su 2.400 chilometri, quasi il doppio della superficie della città di Roma, da inizio febbraio hanno devastato i raccolti e la vegetazione dapprima in Etiopia, Somalia e Kenya e, nell’ultima settimana, anche in Sud Sudan, Gibuti, Uganda e Tanzania.

Secondo l’Onu si tratta della peggiore invasione di cavallette degli ultimi 25 anni: questi sciami, secondo i dati diffusi dalla Fao (organizzazione Onu per l’alimentazione e l’agricoltura), possono contare fino a 192 milioni di insetti e in un solo giorno sono in grado di percorrere 150 chilometri e mangiare la stessa quantità di cibo che consumerebbero 90 milioni di persone. La massa di cavallette ha avuto origine in Yemen e, attraverso il Mar Rosso, è poi approdata nell’Africa orientale.

foto www.cottolengo.org

Molti climatologi sottolineano che il 2019 è stato un anno molto caldo e umido, ben al di là dei valori normali: una condizione ideale per il moltiplicarsi di questi insetti.

Sul fenomeno abbiamo interpellato le comunità del Cottolengo che operano nel centro del Kenya, a Gatunga e Mukothima, dove le suore gestiscono l’«Health Centre», un presidio sanitario con a disposizione un ricovero di primo soccorso, un ambulatorio, un laboratorio analisi e un consultorio pediatrico.

A Torino, presso la Piccola Casa della Divina Provvidenza, abbiamo incontrato don Nicholas Kirimo, sacerdote cottolenghino originario del Tharaka, una delle regioni del Kenya, nel centro del Paese, più colpite dalla piaga delle locuste mangiatutto.

don Nicholas Kirimo, sacerdote cottolenghino

«La situazione non è solo terribile ma terrificante», afferma don Kirimo che è in contatto costante con i suoi familiari e con le suore del Cottolengo, «dopo anni di siccità nel periodo invernale sono finalmente cadute ingenti piogge anche nella zona desertica a nord del Paese. Una condizione che ha, però, favorito la riproduzione in modo esponenziale degli insetti provenienti dall’Etiopia e poi dalla Somalia. A metà febbraio, dall’oggi al domani, le cavallette hanno devastato tutti i raccolti della zona, divorando provviste e il cibo per gli animali da allevamento. Una vera catastrofe in quanto in seguito a mesi di duro lavoro per la prima volta, dopo anni di siccità, il raccolto avrebbe dato buoni frutti a beneficio della popolazione e dell’economia kenyota».

La regione del Tharaka, un bassopiano a 600 metri di dislivello, è uno dei distretti più poveri del Paese dove l’emergenza alimentare è sempre elevata ed è difficile contrastarla. I collegamenti con il resto dello Stato sono difficoltosi per mancanza di strade facilmente percorribili.

«Questi raccolti erano essenziali per garantire il minimo sostentamento della popolazione», evidenzia il prete cottolenghino, «nella sola regione del Tharaka i parassiti hanno distrutto 7 villaggi: tutti i campi, le aree verdi, gli alberi, in particolare le fiorenti coltivazioni di mais, miglio, granoturco e sorgo. Senza questi raccolti gli abitanti delle zone colpite dovranno presto fare i conti con la fame che causerà l’aumento delle malattie mettendo in pericolo in particolare bambini, anziani e persone con patologie».

Le cavallette dal nord sono arrivate fino alle comunità delle suore del Cottolengo, colpendo i villaggi in cui le religiose operano portando aiuti concreti alla gente. In particolare i presidi sanitari non si limitano solo a fornire cure agli ammalati, ma diventano un vero e proprio centro di riferimento per una vasta area. In un contesto di villaggi disseminati sul territorio è spesso impossibile per la popolazione recarsi presso le strutture sanitarie a farsi curare, specialmente se le patologie vengono sottovalutate. Per questo sono i centri medici ad andare verso i pazienti attraverso i «mobile Clinic», le cliniche mobili che con regolarità si spostano nei villaggi visitando i malati e fornendo un’educazione sanitaria di base alle famiglie.

Imponente l’impegno delle suore a sostegno del welfare e della scolarizzazione, in particolare a supporto delle persone con disabilità secondo lo spirito del fondatore san Giuseppe Benedetto Cottolengo.

«Il piccolo ospedale di Gatunga è già strapieno», racconta suor Joan Mwakaciu, superiora della comunità che abbiamo raggiunto al telefono, «anche a causa delle piogge che hanno aumentato le malattie. Con la carestia che si genererà dall’invasione delle cavallette siamo la prima porta, insieme a quella dei parroci, che la gente verrà a bussare. Al momento stiamo gestendo l’emergenza, ma ormai non è più possibile ripristinare quei raccolti fondamentali per il sostentamento; bisognerà trovare altre fonti altrimenti sarà un disastro che porterà le persone a morire di fame. Anche i nostri piccoli orti sono andati distrutti. La nostra porta è sempre spalancata ed è una porta ‘itinerante’ che oltre agli aiuti concreti dona la Parola del Vangelo di vita che valorizza la dignità di ogni persona, insieme alla fiducia nella Divina Provvidenza».

suor Joan Mwakaciu

«Le suore assistono centinaia di famiglie povere», racconta don Kirimo, «in particolare la loro opera si concentra nella zona di Gaceurì, una delle più povere e arretrate, dove la siccità è frequente: proprio lì in una sola notte le locuste hanno divorato tutto».

Il Governo ha messo in campo misure eccezionali per combattere la piaga. «Per il momento ha però fallito», osserva il sacerdote kenyota, «gli strumenti di disturbo acustico utilizzati hanno peggiorato la situazione: gli sciami si sono suddivisi e moltiplicati ancora di più».

L’Onu ha stanziato 10 milioni di dollari per affrontare la crisi nei Paesi colpiti, in particolare per sostenere i governi locali. «Non è possibile attuare operazioni drastiche per sterminare gli insetti», spiega don Kirimo, «in quanto quest’azione causerebbe dei danni ancora maggiori all’ecosistema. Sono fondamentali in questa fase aiuti internazionali per evitare di innescare una crisi da cui sarà difficile risollevarsi».

«Attualmente», ha dichiarato il capo degli affari umanitari dell’Onu Mark Lowcock, «nei primi tre Stati ci sono 13 milioni di persone in una situazione di insicurezza alimentare acuta. Con l’avanzare dell’invasione delle locuste verso pascoli e terre coltivate le Nazioni Unite prevedono che le famiglie che vivono nelle zone rurali potrebbero essere messe ancora più a dura prova dalla fame. Questo potrebbe costringere milioni di persone colpite ad abbandonare le loro terre per sopravvivere, cercando di emigrare in Occidente».

Il direttore per le emergenze della Fao, Dominique Burgeon, ha lanciato un appello alla comunità internazionale da 76 milioni di dollari per interventi a sostegno dei Governi e della popolazione. Al momento sono arrivati 21 milioni.

Entro giugno il numero degli insetti rischia di moltiplicarsi di 500 volte, invadendo altri Paesi dell’Africa orientale. Una vera sfida logistica in zone difficilmente raggiungibili.

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