Cosa ha detto il summit dei Vescovi contro gli abusi

Vaticano – Si è chiuso il vertice delle Conferenze episcopali «La tutela dei minori nella Chiesa» (21-24 febbraio), presieduto dal Papa. Padre Lombardi annuncia tre iniziative: un nuovo motu proprio del Papa, un vademecum per i vescovi e la creazione di unità operative di persone competenti per aiutare le diocesi

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foto Sir

Pedofilia del clero: «Nella rabbia della gente c’è l’ira di Dio». Papa Francesco chiude senza trionfalismi e con un discorso duro il vertice delle Conferenze episcopali «La tutela dei minori nella Chiesa» (21-24 febbraio 2019). La Chiesa fa sul serio: lunedì 25 febbraio il comitato organizzatore incontra i responsabili della Curia. E padre Federico Lombardi annuncia tre iniziative imminenti: 1) un nuovo motu proprio del Papa sulla protezione dei minori e delle persone vulnerabili per rafforzare prevenzione e contrasto degli abusi; 2) la pubblicazione della Congregazione per la dottrina della fede di «un vademecum che aiuterà i vescovi a comprendere i loro doveri e compiti»; 3) la creazione di unità operative di persone competenti per aiutare le Conferenze episcopali e le diocesi.

La Chiesa ha fretta di riparare agli errori del passato come dice il Papa all’Angelus di domenica 24 febbraio: «Vogliamo che tutte le attività della Chiesa e i luoghi dove si esercitano siano pienamente sicuri per i minori». Cosa inconsueta: Paolo Ruffini, prefetto del Dicastero della comunicazione, ringrazia «i media e i giornalisti per il loro lavoro: ci sprona a essere scomodi e veri». Dice Francesco: «Gli abusi sono una piaga diffusa, ma ciò non ne diminuisce la mostruosità nella Chiesa, dove la disumanità è più grave e scandalosa. Anche un solo caso è una mostruosità e sarà affrontato con la massima serietà e senza più coperture. Il grido silenzioso dei piccoli, che in disonesti consacrati hanno trovato i carnefici, farà tremare i cuori anestetizzati dall’ipocrisia e dal potere».

Il discorso si allarga su «un fenomeno abominevole» diffuso in tutte le culture e società: «In passato era considerato tabù e ancora oggi non è rappresentato nella sua reale portata. Molti casi non vengono denunciati, in particolare quelli numerosissimi commessi nell’ambito famigliare. La disumanità del fenomeno, universale e trasversale, è ancora più grave e più scandaloso nella Chiesa perché in contrasto con la sua autorità morale e la sua credibilità etica. Nella rabbia giustificata della gente c’è l’ira di Dio, tradito e schiaffeggiato». L’obiettivo della Chiesa è «ascoltare, tutelare, proteggere e curare i minori abusati, sfruttati e dimenticati, ovunque siano». Per questo «deve sollevarsi su tutte le polemiche ideologiche e le politiche giornalistiche che strumentalizzano i drammi vissuti dai piccoli».

Cifre spaventose su una atroce realtà: milioni di bambini vittime di sfruttamento e abusi sessuali per mano «di genitori, parenti, mariti di spose bambine, allenatori, educatori». Secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità nel 2017 un miliardo di minori di 2-17 anni ha subito violenze o negligenze fisiche, emotive o sessuali. Secondo l’Unicef sarebbero oltre 120 milioni di bambine. Secondo l’Organizzazione mondiale del Turismo ogni anno tre milioni di adulti viaggia per avere rapporti sessuali con un minore. La pornografia ha dimensioni spaventose e la produzione pornografica ha per oggetto prevalentemente i minori. Ottantacinque milioni di bambini sono dimenticati da tutti: bambini-soldato, minori prostituti, bambini malnutriti, rapiti, vittime del commercio di organi e delle guerre, profughi, schiavi, abortiti. «Occorre impegnarci perché seminaristi e clero non diventino schiavi di dipendenze basate sullo sfruttamento e l’abuso criminale degli innocenti. Il popolo di Dio ci libererà dalla piaga del clericalismo, terreno fertile di questi abomini».

Più voci sollecitano la revisione del segreto pontificio. Finora veniva usato per tutelare la riservatezza, ma se usato troppo ampiamente è inefficiente. Charles J. Scicluna, arcivescovo di Malta, segretario aggiunto della Congregazione per la dottrina della fede: «Nessun segreto pontificio per i casi di abusi sessuali. Quello che poteva essere utile in passato ora è controproducente. Per decenni ci siamo concentrati sul crimine dell’abuso sui minori, ora abbiamo capito che l’insabbiamento è altrettanto grave». Viene letta l’esperienza di un abusato: «Mi sento come un mendicante alle porte del castello, un mendicante di verità, giustizia, luce e tutto quello che ottengo è silenzio e pochissima informazione, Sono stanco e sfinito: è come se si nascondessero dietro le mura. Mi fa male perché sono stato abusato, perché non dicono la verità e perché quelli che dovrebbero essere ministri della verità e della luce si nascondono nelle tenebre».

La denuncia del cardinale Reinhard Marx suscita stupore. L’arcivescovo di Monaco e Frisinga, presidente della Conferenza episcopale tedesca, presidente della Commissione degli episcopati della Comunità europea (Comece) rivela: «I dossier che avrebbero potuto documentare i terribili atti e indicare i nomi dei responsabili sono stati distrutti o nemmeno creati. È accaduto in Germania ma non è un caso isolato. Alle vittime è stato imposto il silenzio». La trasparenza non danneggia la Chiesa. Anche Marx chiede di definire «fine e limiti del segreto pontificio. Nell’era dei media sociali, in cui è possibile per tutti stabilire un contatto e scambiare informazioni, è necessario ridefinire confidenzialità e segreto, distinguendoli dalla protezione dei dati». Si chiede un giro di vite nelle diocesi, nelle parrocchie e nelle comunità, attraverso «un organismo di facile accesso per le vittime che vogliono denunciare eventuali delitti»: il primo passo è la creazione di uno «sportello di ascolto» in ogni diocesi per permettere alle vittime di procedere alla denuncia senza altri filtri. È bene che ogni Conferenza episcopale offra un servizio di ascolto delle vittime, formato da esperti laici che godano della fiducia della gente, dove le persone possano fare una denuncia o condividere una storia che ha bisogno di venire alla luce e di essere condivisa». Padre Lombardi elogia le diocesi di Bolzano e di Bergamo che hanno «una struttura ben delineata» e raccomanda alla Cei che ha appena inaugurato un Servizio nazionale per la tutela dei minori: «È bene che sia riconoscibile ovunque».

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