Cosa si ascolta nelle discoteche, parla il sociologo Cravero

Intervista – Abbiamo chiesto a don Domenico Cravero, parroco a Poirino, sociologo psicoterapeuta, promotore di Scuole dei Genitori e di servizi educativi per le famiglie, una riflessione a partire dalla tragedia di Corinaldo, dove hanno perso la vita 5 adolescenti e una giovane mamma. Genitori, che musica ascoltano i vostri figli?

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Abbiamo chiesto a don Domenico Cravero, parroco a Poirino, sociologo psicoterapeuta, promotore di Scuole dei Genitori e di servizi educativi per le famiglie, una riflessione a partire dalla tragedia di Corinaldo, dove hanno perso la vita 5 adolescenti e una giovane mamma.

Don Domenico tornano drammaticamente alle cronache le discoteche, luoghi da sempre sinonimo di sballo ed eccessi. In questi anni però si assiste ad un fenomeno nuovo: i ragazzini che le frequentano sono sempre più giovani e con  genitori che sembrano sottovalutare le conseguenze di fumo e alcool. Cosa è cambiato rispetto agli anni della «Febbre del sabato sera?»

Purtroppo non è cambiato molto. Abbiamo lasciato all’industria del divertimento la pratica del riconoscimento, l’iniziazione all’età adulta che la società (famiglie, corpi intermedi, istituzioni) non può delegare, pena il suo fallimento. Il debutto sociale degli adolescenti è un evento da programmare e da preparare con cura. L’adolescente ha bisogno di inventare e di ascoltare storie capaci di dare significato ai cambiamenti del corpo, della mente e degli affetti. I nuovi linguaggi performativi sarebbero potuti diventarne uno strumento efficace. Sono rari oggi gli adulti autorevoli, capaci di introdurre e di comunicare il senso della vita e l’appartenenza a una storia comune. I ragazzi hanno bisogno di sentirsi chiamati e ammirati per le loro capacità. I drammi degli adolescenti sono la denuncia evidente del vuoto degli adulti. Persa l’educazione, si cancellano anche le età: l’adolescenza si anticipa e non finisce più.

Il cantante che attendevano i ragazzini di Corinaldo  è uno dei tanti  trapper, un genere nato nei bassifondi americani nel 2000 dal filone della musica rap, per cui fumo, alcool, sesso, vestiti firmati e cellulare sono gli unici orizzonti di vita per chi cresce nelle periferie urbane. Nei testi non si parla né di scuola, né di rapporti affettivi, né di amore, né di famiglia né di progetti di vita. Che tipo di mondo è quello dei nostri ragazzi che hanno come colonna sonora della loro vita questa musica?

Ci sono dati e studi a confermarlo: la violenza è un fenomeno in crescita. I comportamenti aggressivi (anche nel linguaggio) sono sempre la conseguenza di un fallimento. Violenza e bassa stima di sé sono il segno della perdita del proprio valore. Io penso che uno dei più gravi pericoli per l’avvenire umano sia la decadenza, forse anche il disfacimento, dell’educazione infantile, la perdita della singolarità materna e paterna. Molti genitori, che giustamente si sono posti in alternativa all’autoritarismo del passato, hanno interpretato il rapporto familiare in termini di complicità e di parità. Così la debolezza interiore si riveste di forza e prepotenza. La violenza verbale in casa o nei testi rap assume in realtà il tono di una sfida, di un’ultima speranza: i ragazzi vogliono mettere alla prova gli adulti per saggiarne l’affidabilità. È uno snodo decisivo dell’educazione: è l’ostacolo posto alla gratificazione istantanea che permette ai figli di rielaborare le pulsioni in desiderio, la ricerca del piacere immediato in progetto di vita.

Cosa consiglia ai genitori degli adolescenti che ignorano e spesso minimizzano i comportamenti dei loro figli, le loro abitudini e il loro modo divertirsi? Come avvertirli del pericolo di tanti falsi maestri e come contrastare il vuoto e l’assenza di speranza dei modelli proposti dai social?  

In un’Italia sempre più disgregata e impaurita, incattivita e impoverita, sembra prevalere il vissuto di un paese in declino, in cerca di sicurezze che non trova. Così un terzo del campione giovanile (ultimo rapporto Censis) ritiene che la popolarità sui social sia ciò che ci vuole per riuscire nella vita. Bisogna riscrivere il patto educativo tra le generazioni, facendo incontrare i genitori e avviando delle costituenti educative. La prima testimonianza genitoriale è dimostrare stima e fiducia nei figli e saperli capaci di rinuncia creativa. Per questo la priorità di oggi non è più ampliare gli spazi del divertimento. Bisogna mettersi a studiare e imparare a lavorare. E provarne piacere. Questo è il futuro.

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