Cottolengo Torino, da tutta Italia l’Assemblea della Famiglia carismatica

Piccola Casa della Divina Provvidenza – Dal 14 giugno al 16 giugno la Famiglia cottolenghina proveniente da tutta Italia si è riunita a Torino per confrontarsi sul comune progetto carismatico e sul futuro dell’opera fondata da san Giuseppe Benedetto Cottolengo formata da laici, sacerdoti e religiosi che operano nel servizio ai poveri. Venti tavoli di lavoro per tre giorni, a partire dal tema «Insieme nella Piccola Casa: ‘Molti un solo corpo’ (1 Cor 12,20)», hanno eleborato proposizioni e proposte concrete (Per informazioni: www.cottolengo.org). Foto gallery a cura di Renzo Bussio

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La vitalità del carisma di san Giuseppe Benedetto Cottolengo ha colorato la seconda Assemblea della famiglia cottolenghina che, proveniente da tutta Italia, si è riunita dal 14 al 16 giugno alla Piccola Casa della Divina Provvidenza di Torino per confrontarsi sulla significatività delle opere a servizio dei poveri e dei sofferenti.

Oltre duecento delegati in venti tavoli di lavoro per tre giorni, a partire dal tema «Insieme nella Piccola Casa: ‘Molti un solo corpo’ (1 Cor 12,20)», hanno elaborato proposizioni e proposte concrete per avviare un processo di discernimento e di corresponsabilità che vede coinvolti laici, religiosi e ospiti.

«Penso», ha sottolineato il padre generale del Cottolengo don Carmine Arice nell’aprire i lavori, «che per la Piccola Casa sia giunto il momento di fare un passo decisivo, non spinto da necessità ma illuminati dalle circostanze, quello cioè di sentirci tutti – religiosi e laici – corresponsabili della missione. Infatti il concetto di corresponsabilità, a differenza di quello di collaborazione, presuppone di essere tutti co-attori principali e corresponsabili di un progetto condiviso».

Don Arice ha, quindi, spronato l’assemblea a riflettere su «come» poter offrire una cura integrale alle persone in difficoltà e organizzare la gestione delle opere in un tempo di cambiamenti demografici, di tipologia degli ospiti che ogni giorno bussano alle porte delle Case cottolenghine, di sfide gestionali economiche e di nuove esigenze legislative.

«Sono tanti i motivi che rendono il carisma cottolenghino attuale e profetico», ha evidenziato il successore del santo Cottolengo, «siamo sempre più convinti che in un tempo in cui la dignità della persona è riconosciuta più per le sue capacità funzionali che per il fatto stesso di essere nata nella comune umanità, la Piccola Casa, che annuncia il valore della vita comunque essa si presenti, può concorre ad edificare una società meno crudele e disumana».

Anche la superiora generale delle suore del Cottolengo madre Elda Pezzuto e il superiore dei fratelli cottolenghini fratel Giuseppe Visconti hanno ricordato la centralità del carisma e richiamato l’urgenza di valorizzare i laici facendo in modo che agiscano secondo lo stile che il Santo trasmetteva ai volontari «in quanto è finito il tempo in cui ci si vantava di essere autosufficienti».

Centrale tra gli interventi la testimonianza di Francesca Di Maolo, presidente dell’Istituto Serafico di Assisi che accoglie persone con gravi disabilità e che Papa Francesco visitò il 4 ottobre 2013.

«Operare in una realtà carismatica», ha detto la Di Maolo, «significa in primo luogo rispondere ai bisogni concreti delle persone. E questo lo si può fare solo stando accanto agli ospiti e alle proprie famiglie. Un’opera cristiana non deve essere un doppione del Servizio sanitario nazionale, non siamo qui per fare business. Dobbiamo, invece, essere innovatori per trovare risposte alle diverse situazioni. Se riusciamo a fare ciò, come ci insegna la storia, veniamo allora raggiunti dalle istituzioni pubbliche».

Don Carmine Arice domenica 16 giugno, dopo la Messa animata dagli operatori laici della Piccola Casa, ha riassunto le proposizioni emerse dai tavoli di lavoro in dieci punti accomunati dalla parola «Insieme» e ha invitato «a vigilare sulle motivazioni che tengono insieme la famiglia carismatica, prima ancora che sulle modalità». Le conclusioni hanno dunque ribadito la necessità di mettere al centro la persona dell’ospite e i suoi bisogni, l’urgenza di vincere la resistenza al cambiamento, di esercitare l’arte della relazione e dell’ascolto, di ‘abitare’ la Casa vivendo come famiglia, di progettare il futuro offrendo a tutti i livelli opportunità di formazione permanente sul carisma cottolenghino. Infine di operare esclusivamente a servizio del Vangelo, «condizione indispensabile per il futuro della Piccola Casa».

«Le strutture da sole», ha concluso padre Arice, «non hanno vita e non trasmettono vita: lo possono fare solo attraverso persone, animate dallo Spirito datore di vita».

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