Cristiani perseguitati, sono 300 milioni nel mondo

Rapporto – L’allarme in Africa, il dramma del Medio Oriente. L’asse del fondamentalismo islamico si sta spostando verso il continente nero: in Burkina Faso sono stati uccisi tre sacerdoti

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Foto Sir

Trecento milioni di cristiani vivono oggi in una condizione di persecuzione, questo il dato che emerge dal Rapporto della Fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che Soffre (Acs) «Perseguitati più che mai. Focus sulla persecuzione anticristiana tra il 2017 e il 2019» presentato, lo scorso 24 ottobre, a Roma, presso la Basilica di San Bartolomeo all’Isola. Presenti il cardinale Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione per le Chiese orientali, Alfredo Mantovano, presidente di Acs-Italia, e Alessandro Monteduro, direttore di Acs-Italia.

Aiuto alla Chiesa che Soffre è una realtà fondata nel 1947 dal monaco olandese Padre Werenfried van Straaten per aiutare 14 milioni di tedeschi costretti a lasciare la Germania orientale dopo la Seconda guerra mondiale. Avevano bisogno di tutto, dai vestiti alle scarpe, dal cibo alla Bibbia e padre Werenfried bussa a migliaia di porte riuscendo ad ottenere aiuti di ogni genere e soprattutto lardo, cibo ricco di calorie che nutre e riscalda, a cui deve il soprannome di padre Lardo.

Oggi la sua opera è diventata una Fondazione pontificia e lavora per sostenere la Chiesa in tutto il mondo, dall’America latina all’Asia, dall’Europa all’Africa con particolare attenzione laddove è perseguitata, operando in 148 paesi. Ha un ufficio internazionale a Königstein in Germania e 23 segretariati nazionali in Austria, Australia, Belgio, Brasile, Canada, Cile, Colombia, Corea del Sud, Francia, Filippine, Germania, Gran Bretagna, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Malta, Messico, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Spagna, Stati Uniti e Svizzera.

Acs ogni anno pubblica un’indagine sulla libertà religiosa nel mondo, una ricerca condotta a 360 gradi, con riferimento a qualsiasi tipo di credo religioso. Così facendo sono emersi 20 Paesi che evidenziano un intensificarsi della persecuzione specificatamente verso i cristiani ed è su questi che si concentra il Focus.

Il dato che emerge è impressionante tanto che Monteduro ha sottolineato come «i 20 Paesi che Aiuto alla Chiesa che Soffre evidenzia come territori nei quali le minoranze cristiane soffrono la persecuzione ospitano 4 miliardi di persone. Dunque la difesa della libertà religiosa dovrebbe essere come non mai prioritaria nell’agenda delle grandi potenze nazionali e delle Istituzioni sovranazionali. Così ancora oggi non è».

Un dato dovrebbe suscitare la massima attenzione. La persecuzione è diventata un drammatico problema in aree tradizionalmente pacifiche e di cordiale convivenza fra comunità religiose diverse. Esempio tipico il Burkina Faso che oggi è diventato area di operazioni jihadiste tanto che nel solo 2019 tre sacerdoti sono stai uccisi e uno è stato rapito.

Toccante la testimonianza di don Roger Kologo: «È in atto una vera e propria caccia ai cristiani, i quali vengono colpiti durante processioni ed espressioni della loro fede e perfino raggiunti nelle loro case e giustiziati. Dall’inizio dell’anno sono più di sessanta i fedeli uccisi».

Il sacerdote ha riassunto la tragica escalation di attacchi anticristiani iniziata proprio dalla sua diocesi, quella di Dori, lo scorso Venerdì Santo e parlato del suo amico don Joel Yougbare, rapito lo scorso 17 marzo. «La sera prima del sequestro abbiamo cenato insieme. Mi aveva detto che sarebbe andato a visitare una comunità in un’area remota. Sapeva che era rischioso, i jihadisti lo tenevano d’occhio e più volte l’avevano seguito, ma lui non voleva abbandonare i suoi fedeli. È un uomo di grande coraggio e noi continuiamo a pregare il Signore affinché possiamo ritrovarlo in vita».

Una delle cause di questa escalation di violenza è certamente lo spostamento di gruppi jihadisti dal Medio Oriente al centro Africa dove non si contano i casi di cristiani, laici e religiosi, trucidati in un’insensata caccia all’uomo. Le truppe dell’Isis, praticamente sconfitte nell’area siro-irachena, hanno cercato, e trovato, altre zone in cui porre le proprie basi: Africa subsahariana e Asia orientale.

L’Isis non si sconfigge solo con le armi, occorre una più ampia opera di educazione e formazione all’interno del mondo islamico. La prima vittima di questa violenza è proprio l’islam, ma fino a quando le autorità religiose e politiche si limiteranno a proclami e firme su dichiarazioni senza impegnarsi a fondo per eliminare le radici dottrinali che alimentano il jihadismo, nessun risultato potrà essere ottenuto.

Le armi americane o russe, turche o curde, spostano il problema, non lo risolvono. La presenza di gruppi jihadisti è quasi scomparsa dai nostri mass media, ma questo dipende solo dal fatto che sta devastando aree meno interessanti per i grandi produttori di petrolio e gas naturale, sta colpendo popolazioni con risorse immense ma che interessano settori economici più ristretti, che preferiscono trovare accordi sotto banco piuttosto che attirare sui propri territori eserciti stranieri. E uomini e donne comuni ne pagano le conseguenze.

Tuttavia la violenza islamica non è l’unica causa della tragica situazione contemporanea. Anche Paesi che si sono avvicinati alla diplomazia occidentale firmando accordi e trattati, tipico esempio la Cina e la Corea del Nord, non sono per questo diventate terre di pacifica convivenza. Evidenzia il presidente, Alfredo Mantovano: «Non dobbiamo illuderci che all’eventuale riduzione delle reciproche dotazioni di armamenti, o ai trattati di cooperazione economica corrisponda, all’interno dei confini, un allentamento della persecuzione religiosa. La Via della seta sarà pure percorsa con più facilità dalle merci e dal denaro, ma mentre Paesi come l’Italia sottoscrivono i relativi accordi, nel sub-continente cinese vi è una ulteriore stretta per le manifestazioni della fede in pubblico (talora anche in privato), che non siano controllate dalle strutture del Partito».

E don K. A. Jude Raj Fernando, rettore del Santuario di Sant’Antonio a Colombo (Sri Lanka), ha raccontato l’attacco subito dalla sua chiesa la scorsa domenica di Pasqua che ha lasciato sul terreno 258 morti: «Non potevo credere ai miei stessi occhi. Ho visto i miei fedeli morti, sanguinanti e mi sono chiesto: ‘Dio mio perché?’. Ma nonostante la grave ferita infertaci, restiamo saldi nella nostra fede che ci consente di perdonare i nostri persecutori. Perdoniamo ma continuiamo a chiedere giustizia per le nostre vittime. È per questo che preghiamo ogni giorno».

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