Cristiani sempre più perseguitati dagli estremisti islamici

Il dolore di Papa Francesco – All’Angelus di domenica 4 novembre il pontefice ha espresso «profondo dolore» per l’attentato terroristico contro la Chiesa copta-ortodossa in Egitto. Mentre il tempo stringe per salvare la cristiana Asia Bibi contro la furia dei fondamentalisti del Pakistan

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I cristiani sempre nel mirino degli estremisti islamici. Papa Francesco, all’Angelus di domenica 4 novembre 2018, esprime «profondo dolore» per l’attentato terroristico contro la Chiesa copta-ortodossa in Egitto. Mentre il tempo stringe per salvare la cristiana Asia Bibi contro la furia dei fondamentalisti del Pakistan.

IN EGITTO UCCISI CRISTIANI COPTI – Nella regione di Minya, un gruppo di pellegrini, che viaggiva su un autobus, è stato assalito da un commando di estremisti islamici dell’Isis. Undici i morti e numerosi i feriti. Il papa prega «per le vittime, pellegrini uccisi per il solo fatto di essere cristiani, e chiedo a Maria Santissima di consolare le famiglie e l’intera comunità copta». Un «messaggio di fede e di speranza» esprime Tawadros II, patriarca copto-ortodosso che chiede pace e unità  per l’Egitto dopo il brutale attentato: «Stiamo soffrendo nel vedere alcuni dei nostri figli uccisi e feriti durante il loro viaggio verso il monastero di San Samuele il confessore». Il patriarca ringrazia il presidente egiziano Abdel-Fattah El-Sisi e i ministri per l’assistenza alle persone coinvolte nell’attentato.

ASIA BIBI LIBERA MA RESTA IN CARCERE – Incerte le informazioni sulla sorte di Asia Bibi, assolta il 31 ottobre 2018 dalla Corte Suprema dall’accusa di blasfemia. Sembra che la 51enne contadina sia libera ma resti nel carcere femminile di Multan. Il Pakistan è ostaggio del movimento Tehreek-Labbaik Pakistan (Tlp) che ha fatto la sua fortuna politica puntando tutto sul caso della donna. L’imam Qari Salim – pur non essendo presente al presunto reato nel 2008, firmò la denuncia contro Asia Bibi – ha indirizzato istanza per revisione della sentenza all’Alta Corte di Islamabad e una seconda richiesta di ritiro del passaporto e l’inserimento del suo nome nella «lista di uscita controllata» che include tutti i cittadini pakistani, tra i quali i cristiani, ai quali è vietato l’espatrio.

IL GOVERNO OSTAGGIO DEGLI ESTREMISTI – Dopo giorni in cui gli estremisti islamici hanno messo a ferro e fuoco le città, bloccando strade e incendiando veicoli, il governo di Imran Khan e il movimento radicale raggiungono  un accordo per porre fine a cortei e violenze. In sostanza, la donna non può lasciare il Paese; il governo rinvia il caso alla Corte suprema per il riesame definitivo, rilascia i 150 manifestanti arrestati e – questo è il colmo – risarcisce i danneggiati dai disordini, al posto dei violenti. Saiful Malook, l’avvocato della donna, oggetto di numerose minacce, lascia il Pakistan che non gli assicura alcuna protezione: «Non è possibile vivere qui. Mi aspettavo la reazione degli estremisti ma più incredibile è la risposta del governo che non riesce nemmeno a far applicare una sentenza dell’Alta Corte». Il giornale «Dawn» parla di resa: «Il governo ha capitolato davanti ai violenti che non credono né nella democrazia né nella Costituzione». Solo i vertici militari minacciano i fanatici.

APPELLI ALL’OCCIDENTE E ALL’ITALIA – Venerdì 2 novembre, giorno della preghiera islamica, la Chiesa pachistana, davanti al rischio di violenze, annulla  le Messe per i defunti. Ashiq Mash, marito di Asia Bibi, si appella a Donald Trump, Theresa May e Justin Trudeau per chiedere asilo politico negli Stati Uniti, nel Regno Unito e in Canada, dove la comunità pakistana è più numerosa. Si appella anche al governo italiano perché «ci aiuti a uscire dal Pakistan dove siamo in pericolo. Ringrazio molto “Aiuto per la Chiesa che soffre” che ci invitò in Italia per dare visibilità al caso di Asia Bibi. È molto importante che la comunità internazionale e i media tengano alta l’attenzione. La nostra vita è in pericolo e abbiamo difficoltà a trovare anche da mangiare». Antonio Tajani, presidente del Parlamento europeo chiede alle autorità pachistane di «liberare Asia Bibi e di proteggere lei e la sua famiglia dalle minacce di fanatici. La sua sola colpa è di essere cristiana». Anne Hidalgo, sindaca di Parigi, esorta la Francia a intervenire affinché Asia Bibi possa  «rifugiarsi in un altro Paese» e si dice «pronta ad accoglierla» nella capitale francese, della quale è cittadina onoraria.

VITTIME DELLA LEGGE SULLA BLASFEMIA – Questa assurda legge continua a mietere vittime in Pakistan dove le minoranze religiose sono le più vulnerabili: queste rappresentano meno del 4 per cento della popolazione ma costituiscono il 50 per cento degli accusati di blasfemia. Seconodo le ultime statistiche, senza contare le esecuzioni capitali ordinate dai tribunali islamici, dal 1990 sono state uccise 60 persone in via extragiudiziale in connessione con le accuse di blasfemia: 32 delle minoranze religiose e 28 musulmani; 20 uccisi dai poliziotti o mentre erano in carcere; 19 uccise in attacchi della folla, come il caso di due giovani sposi cristiani bruciati vivi per una menzognera accusa di aver bruciato delle pagine del Corano. Asia Bibi è della provincia del Punjab, dove gli abusi sono maggiormente diffusi: qui si sono verificati 1.086 incidenti legati alla blasfemia. Tra gli episodi di violenza contro le minoranze religiose si registrano: 1.097 case saccheggiate e danneggiate; 17 chiese bruciate; 10 scuole e collegi dati alle fiamme in diversi attacchi legati alle accuse di blasfemia. Gli episodi di presunta blasfemia hanno un riflesso sulla vulnerabilità di avvocati e magistrati, oltre che sugli accusati e sulle loro famiglie nel senso che ogni episodio di presunta blasfemia provoca una catena di ingiustizie in cui ogni passo porta a una maggiore violenza e a legalizzare l’ingiustizia. Le misure amministrative, la classe politica, la polizia, il sistema giudiziario non sono mai riusciti a fermare le violazioni dei diritti umani. Né in Pakistan né altrove.

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