Cuorgnè: «Andirivieni», il Coronavirus non ci ferma

Canavese – Nella cooperativa, punto di riferimento per il territorio, proseguono i progetti educativi e i servizi con misure anticontagio e nelle piattaforme on-line personalizzate per 120 minori diversamente abili e circa 70 adulti

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Nelle foto, alcune attività della cooperativa Andirivieni di Cuorgnè

Ripensare il proprio modo di agire, comunicare, relazionare per sconfiggere l’isolamento del coronavirus. È la scommessa della cooperativa sociale «Andirivieni», da anni impegnata in Canavese in progetti educativi e servizi alla persona per minori e disabili. «Il blocco di queste settimane» spiega il presidente Domenico Galati «ha interrotto sia le attività interne della nostra cooperativa che i servizi sul territorio». Sono stati chiusi il centro diurno di Cuorgnè ed i laboratori frequentati dalle persone disabili così come i servizi domiciliari ai soggetti più gravi. Non c’era quindi alcun confronto quotidiano tra gli operatori. Anche dal punto di vista economico interrompendosi i servizi finanziati dagli enti locali erano a rischio gli stessi stipendi di lavoratori e soci della cooperativa. Oggi in tutto il Canavese «Andirivieni» si occupa di circa 120 bambini diversamente abili e di circa 70 adulti. Un percorso educativo e sociale che rischiava di essere fortemente compromesso dal blocco delle attività. «Questa emergenza» continua Galati «ci ha costretti a ripensare il nostro modo di agire. Un compito non facile considerando come il nostro sia un lavoro di prossimità, di vicinanza, di relazione interpersonale».

Molti servizi possono concretamente svolgersi solo se c’è un’interazione personale, anche tattile, tra operatore e soggetto assistito, difficilmente sostituibile da una relazione telematica a distanza. Un discorso ancor più complicato quando ci si trova a confronto con disabilità gravi o famiglie con difficoltà economiche (e quindi sprovviste di mezzi informatici). «Dovevamo» sottolinea il presidente «pensare a come ristabilire innanzitutto un collegamento tra noi operatori purtroppo isolati a casa. Siamo ripartiti con un video musicale confezionato a distanza da noi lavoratori della cooperativa. Abbiamo quindi elaborato tramite la piattaforma di facebook alcuni giochi per ricreare un legame (anche a distanza) tra di noi».

Dopo avere interagito sull’asse della comunicazione la cooperativa ha incominciato a rimodulare i propri servizi. L’interruzione delle relazioni e l’isolamento forzato rischiava di fare cadere alcune famiglie già in difficoltà in uno stato di solitudine estrema. Pensiamo a situazioni di autismo connotato da un forte isolamento quotidiano in chi ne è affetto. «Abbiamo pensato a come comunicare tramite web con i nostri assistiti. Abbiamo sperimentato tecniche nuove come mail, tutorial, videotelefonate. I nostri operatori hanno realizzato video con cui invitavano ragazzi ed adulti chiusi in casa a ricominciare a fare ginnastica, a riprendere i laboratori artistici, a fare un piccolo orto. Con i supervisori educativi e scientifici ci siamo dotati di nuovi strumenti educativi. Siamo ripartiti da quello spirito di animazione che ci ha caratterizzato all’inizio della nostra attività, quando ci occupavamo soprattutto di animazione dei centri estivi».

Grazie alla diffusione degli smartphone gli educatori hanno riallacciato i contatti con ragazzi, adulti e le loro famiglie. Queste ultime hanno così accolto positivamente questi stimoli. In molte da alcuni giorni vivevano la sensazione di sentirsi completamente abbandonate a causa dell’isolamento. «La fiducia e la vicinanza con cui hanno risposto attivamente alle nostre proposte» ribadisce Galati «ci hanno portato a rinforzare un legame profondo che c’era tra noi e loro. Possiamo dire che lavorare a distanza in realtà ha accorciato le distanze tra noi». Quando dopo il 15 marzo sono stati riattivati i servizi domiciliari si sono elaborate tecniche nuove. Ad esempio per lavare i soggetti diversamente abili si è scelto di sostituire la tradizionale doccia (il vapore potrebbe veicolare il virus) con la spugnatura o con l’utilizzo delle salviette. Per mantenere durante le passeggiate all’aperto il distanziamento necessario tra operatore e assistito senza cadere in equivoci di rifiuto si sono studiate nuove soluzioni. Dall’attaccarsi in corda durante le passeggiate al gioco dello scappare e rincorrersi. Grazie quindi all’aiuto di Confcooperative Federsolidarietà Piemonte (associazione di categoria a cui «Andirivieni» aderisce) ed al confronto con i Comuni, l’Asl e il Consorzio Intercomunale Ciss 38 è quindi stato possibile agire per salvaguardare i salari degli operatori di «Andirivieni». «Queste nuove modalità di impostare il nostro lavoro» conclude Galati «sicuramente ci saranno utili anche una volta superata questa fase di emergenza. Stiamo continuando ad imparare nuove tecniche di comunicazione e relazione che sicuramente continueranno a unirci a ragazzi, adulti e famiglie». Intanto la Compagnia di San Paolo ha già premiato il progetto comunicativo di «Andirivieni» «restiamo in con-tatto» all’interno del bando «andrà tutto bene», rivolto proprio all’emergenza Covid 19.

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