Da animatore in oratorio a nuova stella dell’hockey

Intervista – Agostino Alfieri, 20 anni, moncalierese, oggi è capitano nella squadra di hockey su prato Under 21 e Serie B del Cus Torino: “gli anni vissuti in all’oratorio San Matteo di Moncalieri sono stati la mia rampa di lancio. Sogno di partecipare ai South East Asian Games che si svolgeranno a Manila tra novembre e dicembre 2019″

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I propri talenti, a volte, si scoprono un po’ per caso, grazie ad esperienze e incontri che ti cambiano la vita. È la storia di Agostino Alfieri, moncalierese, classe 1998, capitano della squadra di hockey su prato Under 21 e serie B del Cus Torino. Lo abbiamo incontrato per farci raccontare la sua esperienza di giovane atleta iniziata all’oratorio della parrocchia San Matteo Apostolo di Moncalieri.

Com’è nata la passione per l’hockey su prato?

Ho scoperto questo sport nel 2011: frequentavo la terza media alla scuola «Pirandello» e il  docente di educazione fisica ci presentò questo sport, nella versione indoor. Poi un amico dell’oratorio, che praticava hockey su prato, mi propose di provare a giocare e così ho fatto. Il primo approccio è stato di nuovo con l’hockey indoor; poi mi sono appassionato anche all’hockey su prato, sempre con il Cus Torino, nell’Under 14. Dopo due anni sono stato convocato nella squadra rappresentativa di Area1 (Piemonte, Liguria, Lombardia), con la quale si affrontano le varie squadre U21 e serie B. Nel 2015-2016 ho giocato sia nell’Under 17 del Cus Torino, sia nella Moncalvese Under 21, con cui ho debuttato in serie A nell’Indoor League. Dopo quella breve parentesi con la Moncalvese sono rimasto con il Cus Torino, la squadra del cuore, la cui società e dirigenza mi hanno sempre accolto e sostenuto, e che attualmente si trova al primo posto nel girone piemontese.

Che ruolo ha avuto l’oratorio nel tuo percorso di crescita?

Direi che l’oratorio è stato la rampa di lancio verso tutto: mi ha permesso di vivere tante esperienze, poiché in quegli anni offriva una proposta formativa ampia, dall’ambito caritativo sino ad iniziative più insolite, come il corso di pasticceria. Soprattutto gli anni vissuti in oratorio sono stati occasione per mettermi in gioco, per esempio imparando a suonare la chitarra o sperimentando il mio spirito d’iniziativa e la capacità di fare squadra, caratteristiche che ora metto a frutto nel mio ruolo di capitano. Le esperienze di animazione durante l’estate ragazzi e i campi estivi in particolare mi hanno trasmesso tanti insegnamenti che oggi ritornano nel ruolo di allenatore dell’Under 16 cussina, che condivido con il compagno di squadra Gabriele Morello, e nei corsi che tengo come istruttore nelle scuole primarie e secondarie di primo grado di Torino e Nichelino. Oggi per vari motivi non riesco più a frequentare l’oratorio, ma i valori sono rimasti, come il gruppo di amici, gli stessi con i quali sono cresciuto in parrocchia e che oggi mi supportano, sempre pronti a fare il tifo per me. Tramite l’Università sono entrato in contatto con don Luca Peyron, direttore della Pastorale universitaria della diocesi, che mi ha invitato ad entrare a far parte del gruppo della Fuci, per una condivisione del percorso formativo: una proposta interessante per la possibilità che offre di costruire relazioni.

Sport a livello agonistico e università: come riesci a conciliarli?

Dopo essermi diplomato presso l’istituto aeronautico «Grassi» avrei desiderato iscrivermi al Politecnico. Per riuscire a portare avanti anche l’attività sportiva e di allenatore dell’under 16, ho optato però per un percorso di studi che mi consentisse di dedicare tempo all’hockey e mi sono iscritto al corso di studi in Scienze e Tecnologie dei materiali, presso l’Università degli Studi di Torino.

Progetti e sogni per il futuro?

Tra i progetti a breve termine, da marzo ci attendono le sfide con le squadre liguri e, se riusciremo a piazzarci ai primi posti, anche una seconda fase a livello nazionale, che assegnerà un posto in A2.

Guardando oltre, la mia massima aspirazione sarebbe vincere uno scudetto in A1. Naturalmente mi piacerebbe che l’hockey diventasse il mio futuro, anche professionale, ma in Italia purtroppo è uno sport poco conosciuto e con scarsa visibilità, per cui punto sia sugli studi universitari che sullo sport. Entrare a far parte della nazionale italiana di hockey su prato è difficile, ma chissà, mai dire mai! Poiché mia madre è originaria delle Filippine sto valutando anche l’ipotesi di provare ad entrare nella nazionale filippina di hockey indoor, nata solo due anni fa. Sogno di partecipare ai South East Asian Games che si svolgeranno proprio a Manila tra novembre e dicembre 2019.

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