Da nullatenenti a imprenditori, in Piemonte con l’Operti si può

Microcredito – Dal 2011 ad oggi, grazie al progetto della Fondazione Operti con la Compagnia di San Paolo, la Regione Piemonte, la Cassa di Risparmio di Cuneo, l’Unioncamere Piemonte e l’associazione temporanea di scopo (Ats), 400 persone indigenti hanno avviato un progetto imprenditoriale

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Una storia che inizia nel 2000 all’interno della Pastorale del lavoro della Diocesi di Torino, con l’allora direttore, don Mario Operti: dare la possibilità di accedere al credito quando, con termine tecnico, non si è più “bancabili”: ex detenuti, ex tossicodipendenti, donne prive di reddito, immigrati.

Nel 2002, grazie a un fondo di garanzia della Compagnia di San Paolo, quattro regioni – Piemonte, Liguria e Campania con organismi legati alla Chiesa – e Lazio danno il via a progetti di microcredito. Quando nel 2004 si costituisce la Fondazione Operti le attività di microcredito affiancano i progetti per casa e lavoro.

«Tra il 2004 e il 2009, grazie all’impegno di una ventina di volontari con esperienza bancaria o aziendale (ex manager San Paolo o Fiat, n.d.r.) abbiamo operato solo sul territorio diocesano – ricorda Susanna Piccioni, responsabile per i progetti di microcredito e cooperazione finanziaria della Fondazione Operti. Il punto di riferimento erano le tre A che stanno alla base del nostro lavoro, accoglienza, ascolto e accompagnamento per arrivare a concretizzare la quarta A: autonomia».

Così, dal gennaio 2004 al gennaio 2009 nascono 152 nuove imprese, con 400mila euro che garantiscono finanziamenti per oltre un miliardo.

Poi il progetto si estende, grazie alla spinta di tutti i vescovi del Piemonte, e nel 2009 la Compagnia di San Paolo coinvolge la Regione Piemonte, la Cassa di Risparmio di Cuneo, l’UNIONCAMERE Piemonte e l’Associazione Temporanea di Scopo (ATS) che riunisce otto associazioni di categoria. Nel 2010 la firma del protocollo d’intesa e poi via con il lavoro concreto: dal 2011 a oggi sono state esaminate 4.217 richieste: circa 3mila richiedenti hanno rinunciato dopo il primo colloquio, 870 sono stati fermati da situazioni debitorie pregresse, ma quasi 400 persone sono partite con un progetto imprenditoriale.

«I settori principali sono il commercio, l’artigianato, la ristorazione e i servizi – spiega Piccioni – perché, data la natura pubblica, al fondo non possono accedere aziende che operino nel settore primario o dei trasporti. Fin dal secondo colloquio le Associazioni di categoria si affiancano per sostenere il progetto: preparazione del business plan, richiesta dei preventivi, accompagnamento per l’erogazione bancaria. Un rapporto che prosegue con il monitoraggio sull’utilizzo del finanziamento fino alla restituzione del finanziamento, la formazione, l’affiancamento specialistico: che se fino all’erogazione del finanziamento era stato gratuito, poi viene remunerato secondo le tariffe di categoria».

Un volano non solo sociale ma anche economico: dopo tre anni di bilanci attivi le aziende diventano “bancabili”, possono accedere a nuovi finanziamenti e quindi investire e assumere.

Con un dato che ben testimonia la grave crisi che ha colpito il nostro Paese dopo il 2009: «Fino a quella data – segnala Piccioni – coloro che chiedevano accesso al microcredito erano per l’80 per cento nel target che avevamo individuato, in particolare stranieri. Oggi quell’ottanta per cento è costituito da italiani che sono stati tagliati fuori dal mondo del lavoro».

La storia di Luana, “rinata” con l’Operti

Gli occhi, grigio azzurri, grandi e striati di verde, sovrastano il sorriso allegro nel bel volto. Il capo è completamento calvo. Luana De Fazio convive con l’alopecia da quando aveva vent’anni. Nel 2013 Luana rimane incinta di Rebecca e l’agenzia immobiliare dove lavora la licenzia. Luana fa di necessità virtù e si dedica alla figlia. Collabora con l’ASAA, l’Associazione Sostegno Alopecia Areata, e immagina di fare qualcosa di concreto per le donne che come lei hanno perso i capelli, per sempre, o momentaneamente per cure chemioterapiche.

«Pensai di partecipare ai progetti Mettersi In Proprio della Regione Piemonte, ma scoprii di non essere “bancabile”. Navigando su Internet ho scoperto la Fondazione Operti e mi sono rivolta a loro».

Per Luana si apre un mondo: la aiutano a elaborare il progetto, individuare i fornitori, valutare il mercato potenziale, mappare la città per scegliere dove sia meglio aprire il negozio. La affiancano nella richiesta di finanziamento bancario e lo garantiscono.

Il 2 maggio 2015 apre La Volpe Scalza, www.lavolpescalza.it, in via Napione 30/E a Torino. «Volpe, perché in greco alópex significa volpe e perché è consuetudine definire quelle come me quando non usano parrucche o altro, scalze. Il primo anno è stato molto complicato, per scelta ho deciso di non fare pubblicità negli ospedali; poi piano piano, con il passa parola, l’attività è decollata, anche se non ero sufficientemente preparata al confronto con donne in chemioterapia, mi sentivo emotivamente molto coinvolta. A distanza di tre anni posso tracciare un bilancio molto positivo. Grazie all’aiuto della Fondazione sono diventata un’imprenditrice, coronando anche il sogno di poter fare qualcosa di concreto per chi vive la perdita dei capelli». Oggi Luana ha 39 anni: nel pomeriggio Rebecca, la figlia di cinque anni, scorrazza tra il negozio e il cortile sul retro, e insieme alla mamma strappa un sorriso alle clienti.

 

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