Dieci anni fa la scomparsa di don Franco Peradotto

1 novembre 2010 – Da dieci anni don Franco Peradotto (1928-2010), prete giornalista, continua per molti a essere amico e maestro di vita, di fede, di giornalismo. Ricordare la sua vicenda significa ripercorrere un secolo di storia dell’Italia e di Torino, della Chiesa italiana e subalpina

188
Mons. Franco Peradotto

Maestro di giornalismo e di vita

Da dieci anni don Franco Peradotto (1928-2010), prete giornalista, continua per molti a essere amico e maestro di vita, di fede, di giornalismo. Ma dal Cielo. Ricordare la sua vicenda significa ripercorrere un secolo di storia dell’Italia e di Torino, della Chiesa italiana e subalpina, di alcuni formidabili vescovi e preti, religiosi e suore, diaconi e laici; vuol dire transitare dal fascismo alla Seconda guerra mondiale, dai Savoia alla Repubblica, dalla Costituzione repubblicana al Concilio Vaticano II e al XXI secolo.

Brillante prete giornalista, dalla folta capigliatura rossa, nato il 15 gennaio 1928 a Cuorgnè, canavesano puro sangue. Piccola vedetta, dà il suo contributo alla lotta partigiana: «Dal campanile del paese segnalavo via radio i movimenti dei nazifascisti al mio parroco don Domenico Cibrario che li segnalava ai partigiani».Alunno dei Seminari di Giaveno, Chieri, Metropolitano di Torino e Rivoli, è ordinato sacerdote, con 15 compagni di corso, dal cardinale Maurilio Fossati, in Cattedrale. Si prodiga con entusiasmo per la comunità umana e cristiana; serve con impegno la Chiesa e la Città; è un «ponte» tra il Duomo e il Municipio, fra la Chiesa e la società, tra i cattolici e i laici. Collabora con cinque arcivescovi di Torino: Maurilio Fossati, Michele Pellegrino, Anastasio Alberto Ballestrero, Giovanni Saldarini, Severino Poletto.

Mansioni sempre più impegnative: viceparroco a Moncalieri e poi a Torino alla «Speranza», con il collega don Luciano Allais – in pratica l’inventore della pastorale dei migranti – va a Porta Nuova ad accogliere gli immigrati che affollano i treni dal Sud Italia. Assistente e delegato dell’Azione Cattolica; giornalista professionista e responsabile della redazione piemontese de «L’Italia» e poi, dal 4 dicembre 1968, «Avvenire», collaboratore de «il nostro tempo» e di testate nazionali e locali, direttore de «La Voce del Popolo»; vicario episcopale per i movimenti laicali, la famiglia e le comunicazioni sociali; vicario generale, moderatore della Curia, provicario generale; rettore del santuario della Consolata e «civistaurinensis».

È tra i padri fondatori e secondo presidente della Federazione Italiana Settimanali Cattolici (FISC); animatore generoso del Centro Orientamento Pastorale (COP), con la sua capacità di sintesi, tira le conclusioni di una ventina di «Settimane di aggiornamento» del COP; collaboratore della Conferenza Episcopale Italiana. Porta la Parola di Dio nelle balere della Liguria e dell’Emilia Romagna, nelle parrocchie e tra gli operai; tra i missionari in Kenya e i preti «fideidonum» subalpini in America Latina, nelle missioni popolari e a migliaia di catechisti in piazza San Pietro a Roma.

«Ambasciatore» del Vaticano II, gira la Penisola per diffonderne la mentalità, i messaggi, i documenti. Conosciuto e stimato, non c’è parrocchia e diocesi, comunità e gruppo, associazione e movimento che non lo abbia incontrato, ascoltato, apprezzato, invitato per una conferenza, un dibattito, un incontro di preghiera. Si fa «messaggero» della «Camminare insieme», la più famosa lettera pastorale di Michele Pellegrino.Si occupa di informazione e cultura, politica e sindacato, Chiesa e dialogo con i lontani. Si confronta nelle parrocchie, nelle sezioni politiche e sindacali, nei circoli borghesi, con i laici, i comunisti, i non credenti.

A Torino, in corso Matteotti 11, nel «palazzo delle opere cattoliche» si costituisce un formidabile trio di preti-giornalisti, diversi per preparazione, cultura ed esperienze e accomunati da un robusto servizio all’Evangelo, tre punte di diamante della Chiesa torinese nell’epoca d’oro del Concilio. Fanno gioco di squadra. Con mons. Jose Cottino e mons. Carlo Chiavazza – che lo prendono sotto le loro ali protettive –sono degni ministri dell’altare, del pulpito, del confessionale. È curioso e desideroso di imparare, si informa e studia, analizza e confronta, approfondisce e discute. Dialoga nelle parrocchie, nelle sezioni politiche e sindacali, nei circoli borghesi, con i laici, i comunisti, i non credenti, con Giovanni Agnelli e Diego Novelli, con Vittorio Bachelet e Oscar Luigi Scalfaro, con Carlo Casalegno e Carlo Donat-Cattin. La sua prospettiva non è la cattedra ma il giornale, non il libro ma l’azione pastorale.Riassume Marco Bonatti, suo successore alla direzione de «La Voce del Popolo»: «Chiavazza e Cottino allevarono il giovane Peradotto, una testa di capelli rossi e tanto entusiasmo. Uniti nel profondo, i tre potevano permettersi di dividersi su quasi tutto: orientamenti politici, rinnovamento della Chiesa, mondi cattolici di riferimento. Come se si fossero divisi il lavoro. A Cottino, che si occupa prevalentemente della diocesi, toccano il vecchio mondo sabaudo, i militari, i preti in diffi­coltà. Chiavazza, con un respiro nazionale, coltiva rapporti con gli ambienti industriali e democristiani. Peradotto sonda i nuovi spazi della Chiesa: le periferie urbane e sociali, la droga, il disagio, l’emarginazione, il confronto con il mondo». Un protagonista, insomma.

Nel 2018 ho redatto una sua biografia singolare prevalentemente con i ritagli dei giornali, le rassegne stampa, gli archivi giornalisti. Come molti ho fatto la gavetta con don Peradotto e ho imparato da lui, come decine di altri giovani, poi protagonisti dell’informazione, della scuola, della cultura, della politica.

  • Pier Giuseppe Accornero, «Franco Peradotto prete giornalista e il suo tempo. Un cuore grande così», Effatà, Cantalupa (Torino), 2018

 

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento!
Inserisci il tuo nome

2 × uno =