Dietro ad ogni notizia c’è un grande lavoro

Liceo Berti Torino – Si è concluso il primo ciclo del progetto di Alternanza scuola-lavoro presso «La Voce e il Tempo» che ha ospitato i primi sette studenti del Liceo di via Duchessa Jolanda. Queensly Eze e Gian Marco Khanh Maffione, rispettivamente allievi della 3 G Linguistico e 3 A Scienze umane, hanno trascorso una settimana dal 9 al 13 marzo presso la nostra redazione: ecco i loro report

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Queensly Eze – L’alternanza scuola lavoro (Asl) nasce come progetto educativo per i giovani delle scuole superiori, al fine di conoscere vari ambiti lavorativi e di acquisire nuove competenze per favorire l’orientamento professionale. L’ idea di questo tirocinio formativo presso la redazione de «La Voce e il Tempo» è partita dalla proposta di un genitore del nostro liceo: l’invito è stato raccolto dalla nostra professoressa Paola D’Altoè ed esteso a tutti gli studenti del Berti. In sette di noi hanno aderito all’iniziativa: siamo stati divisi in tre gruppi e dal 5 marzo al 13 aprile abbiamo frequentato per una settimana la redazione torinese del settimanale a Torino, in via Valdellatorre 3.

Mi chiamo Queensly e frequento il terzo anno al liceo Domenico Berti indirizzo linguistico, sezione G. Con Gian Marco Maffione ho partecipato all’ultima settimana di Asl in redazione. Quando mi è stata proposta quest’attività mi è sembrata una buona opportunità da cogliere perché, avendo partecipato per due anni alla redazione del nostro giornalino scolastico, ho pensato che ampliare le mie conoscenze in questo ambito, in un giornale vero, mi potesse essere utile in futuro per il mio percorso professionale.

Appena giunta in redazione la giornalista nostra tutor mi ha spiegato com’è composta la redazione e le varie sezioni del giornale (grafica, amministrazione, collaboratori). Come primo compito mi è stata affidata la correzione delle bozze che poi verranno stampate: si tratta di verificare che nelle pagine che non ci siano errori ortografici e di sintassi.

È stato molto divertente e in parte mi sono sentita «giornalista». I redattori poi ci hanno mostrato la fattura del giornale cartaceo ma anche di quello digitale: «La Voce e il Tempo» ha anche un sito web che viene aggiornato quotidianamente e pertanto ci hanno illustrato come si lavora in rete e come si caricano articoli e foto sul sito.

Tra varie spiegazioni e gli approfondimenti ho riflettuto sul fatto che il lavoro dei giornalisti può essere preso sottogamba perché si pensa che le notizie si colgano «da seduti», navigando sul web. Niente di più falso: le notizie si vanno a cercare, si devono verificare con più fonti, il giornalista deve stare sulle strada, tra la gente. E, visitando la sede della Voce e il Tempo e seguendo le varie attività e il servizio che il giornale svolge per la città ci si può fare un’ idea precisa su cosa significa lavorare in un giornale e sul futuro che ci si vuole intraprendere. Ho colto molti nuovi spunti che mi saranno utili in futuro e, anche se il mio desiderio è quello di diventare un medico, è stato molto bello ed istruttivo addentrarmi nel mondo delle notizie.

Gian Marco Khanh MAFFIONE – Sono un allievo della classe 3A , del Liceo Berti, indirizzo Scienze umane psicopedagogico, per una settimana sono stato nella redazione del settimanale «La Voce e il Tempo» per l’ alternanza scuola-lavoro. È stata una bellissima esperienza, mi ha appassionato molto scoprire il backstage di un giornale, come nascono e si sviluppano le notizie che poi arrivano stampate su carta nelle case degli abbonati o nelle edicole.

Non si diventa giornalista in cinque giorni, ma questa esperienza può aiutare a fare una scelta una volta finito il liceo. Da «giornalista» del giornale scolastico del Berti ho voluto capire com’era la realtà di un vero giornale. Mi ha colpito molto il silenzio che regnava nella redazione: da come le mostrano nei film, le redazioni sembrano luoghi in cui si urlano ordini, si odono porte che sbattono, telefoni che suonano in continuazione. E invece non è così: la redazione de La Voce e il Tempo era silenziosa, rotta solo dal rumore della stampante e dal ticchiettìo delle tastiere dei pc. Ma in quel silenzio puoi sentire il ronzio delle persone che vi lavorano, che cercano le parole giuste per arrivare ai lettori con i loro articoli.

La nostra giornalista-tutor è stata molto accogliente, così come tutti gli altri membri della redazione: mi è piaciuto molto fare la rassegna stampa e rileggere le bozze; inoltre ho imparato che bisogna sempre controllare le fonti e le «regole» di scrittura per elaborare un buon articolo.

Voglio ringraziare tutti quelli che ci sono stati vicini e ci hanno guidato dentro il mondo delle notizie, mondo che sta iniziando a convivere sempre di più con le nuove tecnologie. Ma sono sicuro di una cosa: la carta stampata rimarrà per sempre perché le parole sono immortali, così come il mestiere del giornalista. Sono felice di aver potuto vivere questa avventura.

 

 

 

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