Domenica 13 settembre la Colletta per la Terra Santa

Rimandata dal Venerdì Santo per la pandemia – La colletta per la Terra Santa si è tenuta domenica 13 settembre; a causa del «coronavirus» fu, infatti, spostata dal Venerdì Santo (10 aprile), mentre la Giornata Missionaria mondiale sarà celebrata, come da calendario, domenica 18 ottobre

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Gerusalemme, Santo Sepolcro

La colletta per la Terra Santa si è tenuta domenica 13 settembre – a causa del «coronavirus» fu spostata dal Venerdì Santo (10 aprile) – mentre la Giornata Missionaria mondiale sarà celebrata, come da calendario, domenica 18 ottobre.

Colletta per la Terra Santa – Cambia la data, ma non il significato; e aumenta l’urgenza perché la colletta è una fonte essenziale per il sostentamento della vita cristiana in Medio Oriente e dei Luoghi Santi. Spiega il francescano Francesco Patton, custode di Terra Santa: «È la domenica più vicina alla festa dell’esaltazione della Santa Croce (che si celebra il 14 settembre, n. d. r.) che a Gerusalemme ha una particolare solennità, per ricordare fino a che punto è arrivato l’amore del Figlio di Dio per noi». In Medio Oriente la situazione della pandemia è grave e si assomma alle necessità di sempre: Israele per la seconda volta «ha chiuso tutto». La mancanza di pellegrini, tenuti lontani dal contagio, è un problema per le comunità che vivono dell’indotto dei pellegrinaggi.

«La colletta – spiega ancora il custode – è un gesto di solidarietà che la Chiesa è chiamata a compiere per sostenere le comunità cristiane che sentono sulle proprie spalle il peso e la gloria della Croce di Gesù. Grazie a quello che voi cristiani di tutto il mondo donate, potremo continuare a prenderci cura dei Luoghi Santi, dal Santo Sepolcro alla basilica della Natività; potremo sostenere l’azione pastorale delle parrocchie; potremo garantire un’istruzione e un’educazione di qualità a più di diecimila studenti che frequentano le nostre scuole; potremo aiutare le giovani famiglie a trovare una casa; potremo assistere i lavoratori migranti a sentirsi accolti anche se lontani dalla patria; potremo stare accanto alle popolazioni colpite dalla guerra in Siria e ai rifugiati nei vari Paesi».

A Gerusalemme si aspetta il nuovo patriarca – Dovrebbe essere imminente la nomina, da parte di Papa Francesco, del nuovo patriarca latino di Gerusalemme. L’annuncio viene dall’arcivescovo bergamasco Pierbattista Pizzaballa, chiamato quattro anni fa da Francesco a reggere il patriarcato come amministratore apostolico per far fronte ad una serie di difficili situazioni. Nel 2016 Pizzaballa era stato chiamato direttamente dalla Custodia francescana di Terra Santa: proprio lui aveva organizzato la «preghiera per la pace in Medio Oriente» nei Giardini vaticani nel giugno 2014 con i presidenti israeliano Shimon Peres e palestinese Abu Mazen. La situazione finanziaria, anche per il fallimento dell’università di Madaba era molto difficile, anche per i 2 mila salari pagati al mese e con una marea di debiti: 100 milioni di dollari. Per l’arcivescovo Pizzaballa, ricevuto il 27 agosto dal papa, alcuni prospettano la nomina a Roma di prefetto della Congregazione per le Chiese orientali come successore del 78enne cardinale argentino Leonardo Sandri. La situazione del patriarcato di Gerusalemme è unica al mondo perché estende la propria giurisdizione su ben quattro Stati – Israele, Palestina, Giordania, Cipro – con quattro lingue e quattro identità nazionali molto differenziate. Per quella Chiesa uno dei problemi più spinosi è arrivare all’attuazione dell’«Accordo fondamentale tra Santa Sede e Stato di Israele, firmato quasi vent’anni fa, il 30 dicembre 1993, ma non ancora pienamente attuato.

La colletta fu istituita da Paolo VI – Le offerte raccolte nelle parrocchie e nelle diocesi vengono trasmesse alla Custodia e usate per i cristiani di quelle regioni, «pietre vive» di Terra Santa, e per il mantenimento dei Luoghi Santi. C’è un legame che lega tutti i cristiani con quella Terra dove la fede è nata, la Terra di Gesù, dei patriarchi e di Mosè, dei profeti, degli apostoli, di Maria, delle prime comunità cristiane. Questo legame si esprime anche attraverso un segno di concreta solidarietà. La colletta a sostegno della Chiesa madre di Gerusalemme è istituita da Paolo VI con l’esortazione apostolica «Nobis in animo» (25 marzo 1974), dieci anni dopo il pellegrinaggio in Giordania e Israele (4-6 gennaio 1964): a Gerusalemme abbracciò Athenagoras, patriarca ecumenico di Costantinopoli. La raccolta è quasi una «restituzione» per il «dono del Vangelo» che la Chiesa in tutto il mondo ha ricevuto dalla Terra Santa.

Il 18 ottobre la Giornata Missionaria mondiale – La Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli conferma che la Giornata Missionaria si celebra a livello mondiale domenica 18 ottobre, senza variazioni di calendario: «In risposta ad alcune richieste circa la celebrazione della Giornata Missionaria la Congregazione conferma che si celebra a livello universale domenica 18 ottobre». In molte diocesi la preparazione è avviata da tempo «e resta preminente l’animazione missionaria del popolo di Dio. La fede per sua natura è missionaria e la celebrazione della Giornata serve a tenere viva in tutti i fedeli questa dimensione essenziale della fede». La Congregazione ricorda «il senso di comunione e corresponsabilità dei vescovi e delle comunità» e sottolinea che la colletta è a favore delle Pontificie Opere Missionarie «che si adoperano per il sostegno delle Chiese nei territori di missione».

Pier Giuseppe Accornero

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