Don Carlo Carlevaris, il ricordo di una famiglia

Stiamo ricevendo molte testimonianze del sacerdote scomparso, qui pubblichiamo il ricordo dei coniugi Antonio e Consolata Puccio

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Don Carlo Carlevaris

Ho conosciuto don Carlo Carlevaris (Dc nel testo) durante un viaggio a Lourdes con l’Unitalsi nel 1962. Abbiamo parlato a lungo una notte sul treno e sono rimasta colpita ed affascinata dalla sua razionalità da un lato e dal suo essere emotivamente coinvolto nella vita degli altri dall’altro. Anche la sua visione di Chiesa era insieme critica e appassionata: amava profondamente Gesù e voleva la sua Chiesa coerente al Vangelo. Un profeta che  diventò un amico per tutta la nostra vita…

Il suo maestro era don Primo Mazzolari e i suoi compagni di viaggio padre Vivarelli e don Do, tutte persone straordinarie che hanno fatto del Vangelo il centro della loro vita.

La vita di DC, la sua crescita ed il suo pensiero si è strettamente connessa alla nostra vita.

Nel ’65 DC ci ha sposati,  è entrato nella nostra famiglia conquistandosi il rispetto e l’amore di tutti, ci ha fatto entrare nel movimento delle END, di cui è stato uno dei primi assistenti a Torino inizio anni ‘60 insieme a Don Guido Arosio,  altra persona straordinaria mancata anch’essa di recente.

L’ equipe To 4 lo ha profondamente amato e per lui era la sua famiglia. Insieme con DC gli equipiers hanno abbandonato col tempo gli orpelli che appesantivano la loro fede, affinandola e cercando di raggiungere l’essenziale, crescendo in sincerità ed amicizia.

Per contro DC, pur con il suo carisma, si considerava un semplice membro dell’Equipe e vi riversava speranze, delusioni, successi ricevendo ascolto, comprensione, aiuto, consigli e affetto.  L’Equipe è stata la sua vera famiglia.

Già allora DC sosteneva il concetto che la famiglia era fondata sulla coppia e che nessuna pastorale della famiglia  poteva essere seriamente sviluppata senza la crescita della coppia, ( ancora oggi la Chiesa ha difficoltà a parlare della coppia),e affermava  che la fecondità non si poteva limitare in senso biologico ai figli, ma al contesto della società in cui la coppia era inserita.

L’amore per i poveri, gli emarginati, gli afflitti era nato in DC nei primi anni di prete svolti al Cottolengo, dove vedeva nei ricoverati il volto sofferente del Cristo, Cottolengo che lo ha poi accolto come malato nell’ultima parte della sua vita. Quei primi anni non saranno dimenticati ed hanno segnato il destino della sua vita.

Nel ’66 abbiamo seguito DC nel viaggio a Petit Colomb a Nanterre ( Parigi). E’ stata una rivelazione: l’amicizia dei preti con i fedeli, i preti che lavoravano per mantenersi e conoscere la vita dei laici,, la preghiera, la parrocchia come stazione di servizio da cui i fedeli traevano forza per vivere ecc.  DC stesso era rimasto talmente affascinato al punto che in una lettera inviata loro diceva che pensava di potersi inserire e vivere in comunità con loro . Naturalmente non ci andò ( “Fiorisci dove il Signore ti ha piantato”), ma il loro vivere in comunità gli diede un nuovo modo di convivere con gli altri.

Aveva anche fatto carriera (Assistente della A.C. giovanile, viaggio a Roma  nel 1957con Valletta e l’alta dirigenza Fiat in udienza da Pio XII con i Cappellani del lavoro, chiamato a seguire i Pellegrinaggi Fiat a Lourdes) ma non poteva continuare: la sua lucida analisi della realtà aveva preso atto dell’ambiguità di una azienda  che utilizzava il fenomeno religioso coerentemente con i propri fini  e si era adoperato presso il Padre Pellegrino per far cessare tali eventi.

Con Padre Pellegrino si era sviluppata una forte consonanza che portava il Vescovo a salire i 4 piani per andare a trovare DC a casa sua e discutevano della scelta privilegiata dei poveri, alla base dell’enciclica “ Camminare insieme” a cui DC aveva collaborato.

Quando p. Pellegrino non accettò di avviare a Torino la “Missione operaia” secondo la esperienza francese, DC chiese ed ottenne di andare a fare il prete- operaio per dare una testimonianza di Chiesa in un mondo da essa lontano se non conflittuale. Intanto era stato già avviato l’esperimento da lui proposto di  4 seminaristi di andare ad abitare insieme in un alloggio a Mirafiori  e lavorare come operai in azienda.

Nel finire del 1968 fummo trasferiti ad Istambul per lavoro e DC preoccupato per la nostra solitudine e lontananza venne a farci visita, lo portammo a visitare i luoghi del primo cristianesimo come Nicea, sede di importanti concilii per la Chiesa, ma ciò che maggiormente lo colpì ed attesta la sua spiritualità, nonostante  lo scetticismo verso i fenomeni religiosi popolari, fu la visita alla casa della Madonna ad Efeso, commosso dalla millenaria tradizione popolare musulmana nei confronti di Maria, madre di Gesù, dove ancora oggi pregano insieme musulmani e cristiani.

DC dal 1967 al 1987  svolse in fabbrica un lavoro umile e inferiore a quello di altri suoi compagni a cui piano-piano rivelò di essere un prete, e col tempo e pazienza diventò un riferimento importante anche nelle relazioni con l’azienda essendo stato eletto nel Consiglio di fabbrica, e giunse ad avere rapporti personali con la Direzione.

Leggiamo cosa dice DC di questa sua esperienza al Convegno di Cuneo del febbraio 2000.

“La Chiesa ha sempre inteso voler essere al servizio per i poveri, spesso è stata al loro fianco con loro, forse si può fare un passo in più  per loro, con loro, ma anche “ come loro”. Ed ecco la scelta operaia.

A Torino è arrivato un Vescovo-padre, amico dei poveri. Lui, uomo di scuola, ha scoperto i poveri di Torino tra gli immigrati del Sud, sfruttati nelle grandi aziende e guardati con sospetto da molti. Con lui è una stagione nuova per Torino.

E’ un Vescovo che viene nella mia soffitta  ad incontrarsi con i miei compagni comunisti. E’ un Vescovo che va alla “tenda rossa”  a  sostegno dei metaimeccanici. E’ il Vescovo della “ Camminare insieme”.la lettera che anche il sindaco comunista di Torino Diego Novelli porta in discussione nelle sezioni del PCI. Nascono i preti-operai, le suore-operaie. Cominciano anche per me i 20 anni di metalmeccanico, di Commissione Interna, di Consiglio di Fabbrica con 350 compagni, di partecipazione alla militanza sindacale  a Torino, di presenza nelle lotte operaie di quegli anni, dal 1967all’86.

Con Pellegrino cala la paura della Chiesa per la sinistra e molti uomini e donne  di quell’area cominciano a guardare alla Chiesa in una maniera diversa.

Al Vescovo che verrà  dopo Pellegrino, che mi chiese quanti operai avevo convertito, dovetti rispondere che forse nessuno, ma che non ero andato in fabbrica per convertire, ma per condividere, capire, voler bene a quella fetta di umanità che è ancora l’anello debole delle nostre società capitalistiche. Credo che per molti di loro la sfiducia totale nella Chiesa sia venuta meno. Se ci sono giovani cattolici così, preti così, vescovi così, la Chiesa non è  tutta da buttare. E’ poco come “ produzione” per un prete-operaio. E’ tutto quello che noi preti-operai abbiamo saputo o potuto dare.

Soprattutto noi abbiamo avuto la gioia di vivere una vita che abbiamo sentita più vicino al Vangelo e spesso ci è parso che Gesù Cristo varcasse con noi quei cancelli, fosse con noi per le strade nelle manifestazioni, ci sostenesse nella lotta per la giustizia. La nostra vita è stata bella”.

Nel 1987 andò in pensione, ma il suo amore per i poveri non si poteva limitare e si estese ai poveri del Mondo.

Per l’associazione Come Noi DC fu un ambasciatore per i successivi 20 anni, pronto a viaggiare dove avevamo i progetti, noncurante dei disagi. Ne accenniamo solo ad alcuni: la visita in India alle Javadi Hills presso P. Codello, missionario salesiano che viveva povero tra i poveri sviluppando un progetto che ebbe un grande successo. DC passò in India 3 mesi e divenne un grande amico ed estimatore di P. Codello  rinnovando la scelta privilegiata per i poveri, come pure le visite in Eritrea, in guerra per l’indipendenza, dove per visitare i progetti doveva viaggiare con i guerriglieri con la gip nel letto secco dei torrenti ( gli stessi guerriglieri che dopo aver vinto la guerra imposero una feroce dittatura che continua tuttora, come disse DC la giustizia non si può imporre con la guerra, ma solo con l’amore) o nelle visite ai progetti del Nord Esi del Brasile dove ancora oggi è ricordato per i suoi interventi di pacificazione delle tensioni per i lavori agricoli in parte personali ed in parte comunitari, ma soprattutto per il suo amore  ed il suo rispetto al servizio della crescita di tutti i membri della comunità.

Abbiamo voluto  ricordare un amico ed un maestro, nella sua costante ricerca del Signore , nelle difficoltà incontrate nella sua stessa Chiesa , con i contrasti sul lavoro per anteporre sempre l’attenzione all’uomo, ed alla ricerca di autenticità, alla lotta di classe.

Non ci sentiamo di fare una sintesi della sua vita al di là degli episodi che abbiamo vissuto di persona ma consentiteci di  riferirci al modello di prete che un noto teologo (Giannino Piana) ha disegnato in un recente articolo su Rocca (n. 11 del 1°giugno)

Sembra il ritratto di DC e vogliamo chiudere con la sintesi dei tre punti evidenziati da Giannino Piana, enucleati dai discorsi di questi cinque anni di pontificato di papa Francesco.

Il primo è la vicinanza al popolo, la capacità cioè di immedesimarsi nelle situazioni esistenziali della gente e di condividerne le gioie e le fatiche quotidiane, facendosi come il Signore “compagni di viaggio” divenendo in questo modo del tutto  parteecipi del mistero dell’incarnazione.

Il secondo è l’esercizio della povertà, intesa come sobrietà di vita e come rinuncia ad ogni tentazione di potere, per conquistare quella libertà interiore, che consente di diventare pienamente solidali con il mpondo dei poveri, degli emarginati e dei sofferenti e di impegnarsi per la loro liberazione.

Il terzo, infine, una spiritualità autentica, di una forte tensione mistica, in grado di interpretare il bisogno di trascendenza presente anche nel mondo di oggi, divenendo in tal modo testimone credibile del mistero di Dio.

Antonio e Consolata Puccio

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