È beato Richard Henkes, il prete martire di Dachau

Cause dei Santi – «Sono stati proclamati beati Richard Henkes, sacerdote pallottino, ucciso in odio alla fede a Dachau nel 1945, e Benedetta Bianchi Porro, morta nel 1964 a 28 anni. L’esempio di questi due coraggiosi discepoli di Cristo sostenga il nostro cammino di santità», ha detto Papa Francesco all’Angelus di domenica 15 settembre

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Richard Henkes

«Sono stati proclamati beati Richard Henkes, sacerdote pallottino, ucciso in odio alla fede a Dachau nel 1945, e Benedetta Bianchi Porro, morta nel 1964 a 28 anni. L’esempio di questi due coraggiosi discepoli di Cristo sostenga il nostro cammino di santità» dice Papa Francesco all’Angelus di domenica 15 settembre 2019.

A Dachau il primo campo di concentramento è aperto un mese dopo la presa di potere di Hitler (30 gennaio 1933), modello dei «lager», scuola di omicidio delle SS, «terrore senza pietà». Attraverso la «porta dell’inferno» – sormontata dalla grata con l’irredente scritta «Arbeit mach frei. Il lavoro rende liberi» – transitano 200 mila prigionieri: avversari politici, zingari, docenti universitari, omosessuali, sacerdoti, religiosi e religiose, ebrei. Oltre 41.500 soccombono. Nel «blocco 26» passano 2.796 ministri di culto: 2.579 sacerdoti cattolici («il più grande cimitero di sacerdoti cattolici»), 109 evangelici, 22 ortodossi, 8 vetero cattolici, 2 musulmani; 1.808 polacchi, 333 tedeschi, 169 francesi, 159 cecoslovacchi, 101 austriaci, 64 olandesi, 46 belgi, 43 lituani, 29 italiani, 17 jugoslavi. Poi di Lussemburgo, Romania, Grecia, Inghilterra, Norvegia, Albania, Svizzera, Spagna, Ungheria, Danimarca.

Un sessantina di martiri cattolici sono beatificati: Michal Kozal, vescovo polacco ucciso da un’iniezione; Stefan Wincenty Frelichowski; Stefan Grelewski, morto per fame; Alojs Andritzki, ucciso da iniezione; Georg Häfner, morto di stenti; Gerhard Hirschfelder, morto di fame e malattia; Marian Konopinski; Karl Leisner: ordinato sacerdote in gran segreto, liberato il 4 maggio 1945, spira il 12 agosto di tubercolosi. Il 1° aprile 1945 (giorno di Pasqua) muore il domenicano Giuseppe Girotti, nato ad Alba, arrestato a Torino perché aiuta gli ebrei, beato dal 2014.

Richard Henkes, sacerdote pallottino e martire è proclamato beato il 15 settembre 2019 a Limburg in Germania dal cardinale Kurt Koch, presidente del Pontificio Consiglio per l’unità dei cristiani. Nato il 26 maggio 1900 a Ruppach-Goldhausen in Germania, cresce in un ambiente fortemente cattolico, entra tra i Pallottini, fondati da Vincenzo Pallotti il 4 aprile 1845, ed è ordinato prete. Educatore nelle scuole di Vallendar e Alpen si rende conto che il mondo sta cambiando con l’ascesa dei nazisti. Saldo nella fede, insegna catechismo, predica l’uguaglianza, condanna il nazismo negatore dei valori cristiani, i suoi crimini e nefandezze. Arrestato e rilasciato nel 1938, condanna l’eutanasia attuata sui disabili. Arrestato nel 1943 e internato a Dachau, numero 49642, continua la sua opera nella «baracca dei preti» e nella baracca dei malati di tifo. Diventa amico di Josef Beran, futuro cardinale arcivescovo di Praga, che gli insegna il ceco, e si adopera molto per la riconciliazione tra tedeschi e cechi. Muore di tifo il 22 febbraio 1945.

Un’ altra vittima di tifo è padre Engelmar Unzeitig, beatificato il 23 settembre  2016, l’«angelo di Dachau», missionario di Marianhill e difensore degli ebrei. Nasce nel 1911 a Greifendorf, ora Repubblica Ceca. Sacerdote nel 1939, desidera andare in missione: «Se nessun altro vuole andare, andrò io». Nelle prediche denuncia il regime e invita i cattolici a restare fedeli a Dio e a resistere al Reich. Arrestato nel 1941 e deportato a Dachau, si prende cura dei prigionieri, in particolare dei russi e impara la lingua; paziente e ilare, cerca di tenere alto il morale di quei poveretti. Va tra i malati di tifo abbandonati in una baracca e ne muore il 22 marzo 1945: 34 anni, prete da 6, ne passa 4 nell’«inferno». Scrive:  «Qualunque cosa facciamo, qualunque cosa vogliamo, è sempre e solo la grazia che ci guida, ci porta, ci aiuta a superare ogni ostacolo; raddoppia le nostre forze, ci rende ricchi di fantasia, contenti e liberi». Dicono i testimoni: «Era l’amore fatto persona». E Francesco: «Ucciso in odio alla fede, all’odio contrappose l’amore, alla ferocia rispose con la mitezza. Il suo esempio ci aiuti a essere testimoni di carità e di speranza».

L’enciclica di Pio XI «Mit brennender Sorge, Con bruciante preoccupazione. Sulla situazione della Chiesa cattolica in Germania» (14 marzo 1937) condanna neopaganesimo e razzismo dei nazisti, che portano allo sterminio dei cristiani; fustiga le violazioni della dignità umana; esorta i fedeli a respingere «il culto del suolo e del sangue» e a mantenere saldi i principi della fede. «Chi dell’esaltazione del popolo e della razza o della deificazione dello Stato fa norma di ogni valore, tradisce e falsifica l’ordine voluto da Dio». Hitler inasprisce la persecuzione.

A Dacau sono internati molti sacerdoti e religiosi: Alessandro Mettigli (Trento) «per aiuto ai partigiani»; Giovanni Fortin (Padova) «aiuto ai prigionieri»; Carlo Manziana, futuro vescovo, «convince gli studenti a non combattere con i tedeschi»; Pietro Paternò (Enna) «contatti con i partigiani»; Rodolfo Posch (Trento) «direttore del settimanale cattolico “Dolomiten”»; Giacomo Bellotto (Udine) «collegamento con i partigiani»; Ludovico Aldrighetti (Verona) «aiuto ai partigiani»; Mauro Bonzi (Milano) «rifornisce armi ai partigiani»; Costante Berselli (Mantova) «ha avviato contatti segreti con VIII Armata, membro del CLN»; Angelo Dalmasso (Cuneo) «aiuto ai partigiani»; Roberto Angeli (Livorno) «sospetto spionaggio»; Andrea Campi (Genova) «attività antitedesca»; Mario Crovetti (Modena) «aiuto ai partigiani»; Giuseppe Elli (Bologna) «favorisce la fuga in Svizzera dei prigionieri alleati»; Francesco Foglia (Susa) «organizzazione partigiana e attività antitedesca»; Mario Grazioli (Reggio Emilia) «nasconde ebrei e li aiuta a fuggire»; Paolo Liggeri (Milano) «aiuto ai partigiani»; Enzo Neviani (Reggio Emilia) «contatti con i partigiani»; Guido Pedrotti (Bolzano) «aiuto ai partigiani»; Luigi Pinamonti (Genova) «membro Azione Cattolica»; Giovanni Tavasci (Como) «rifiuto del servizio militare»; Camillo Valota (Sondrio); Agostino Vismara (Bergamo) «aiuto ai detenuti politici»; Gianantonio Agosti (cappuccino di Milano) «contatti con i partigiani»; Enrico D’Agostini (Udine), «arrestato come ostaggio»; Albino Fabbro (Udine), «aiuto ai detenuti ebrei e politici»; Eugenio Marin (Udine) «aiuto e rifugio ai detenuti politici e partigiani feriti»; Antonio Seghezzi (Bergamo), «aiuto agli ebrei nel lager di Bolzano»; Franz Breitenberger (cappuccino di Merano), «aiuto a prigionieri inglesi e americani»; Mireslav Vekjet (Trieste) «favorisce la fuga dei giovani in Svizzera, aiuta prigionieri inglesi e americani».

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