Economy of Francesco, “ad Assisi al servizio dell’uomo”

Intervista – Parla Francesca Di Maolo, presidente dell’Istituto Serafico di Assisi, uno degli enti organizzatori del vertice che dal 26 al 28 marzo radunerà nella città di san Francesco migliaia di giovani per ragionare su nuovi modelli di sviluppo

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In vista del vertice «The Economy of Francesco», che dal 26 al 28 marzo radunerà ad Assisi, con il Papa, migliaia di giovani imprenditori ed economisti da tutto il mondo per ragionare su nuovi modelli di sviluppo, abbiamo intervistato la responsabile di uno degli enti del Comitato organizzatore: Francesca Di Maolo, economista, dal 2013 è la presidente dell’Istituto Serafico di Assisi, che si occupa di riabilitazione e inserimento sociale di bambini e ragazzi con gravi disabilità.

Francesca Di Maolo, presidente dell’Istituto Serafico di Assisi

Il Serafico è un’opera che fin dalla sua fondazione, alla fine dell’Ottocento, ha messo al centro gli ultimi della società, ragazzi ciechi e sordi che non avevano diritto ad accedere a cure e istruzione. Negli anni la struttura ha sempre cercato di rispondere alle nuove esigenze di accoglienza, diagnosi, riabilitazione, assistenza socio-sanitaria, recupero e reinserimento sociale di persone con disabilità plurime. Che significato ha dunque per voi essere fra gli organizzatori di «Economy of Francesco» sui nuovi modelli di economia?

Abbiamo accolto con gioia e speranza l’iniziativa di Papa Francesco per un’economia diversa che sappia accogliere e difendere la vita, che sia al sevizio dell’uomo, inclusiva e si prenda cura del creato. Le ferite di un’economia che esclude chi è più fragile, che viviamo con sofferenza nella nostra quotidianità, e la speranza di poter contribuire ad un cambio di rotta ci hanno spinto ad aderire a questa iniziativa sin dal momento della sua ideazione. Nella nostra quotidianità accanto alla sofferenza avvertiamo l’urgenza di un cambiamento radicale del sistema economico-sociale. La cura delle persone fragili, malate, disabili, non è solo questione di prescrizione di pillole o di riparare funzioni che sono state compromesse, ma ha a che fare con la difesa della vita e non può conoscere limiti imposti dall’attuale sistema economico e sociale. Difendere la vita non significa solo «curare», ma adoperarsi affinché nessuno sia lasciato alla solitudine e all’abbandono. Le disuguaglianze economiche e sociali influiscono sulla salute e sulla vita delle persone in misura sempre più crescente e generano anche nuove disuguaglianze: quelle sul fronte della salute, per esempio. Quando si accentuano le disuguaglianze di salute non è solo un problema di benessere di un’intera popolazione, ma anche di giustizia e di civiltà. Accogliamo l’appello di Papa Francesco per promuovere un cambiamento globale. Saremo presenti nell’organizzazione di questa iniziativa per ricordare costantemente a quanti ne prenderanno parte che una società più giusta e inclusiva può essere costruita solo a partire dai più fragili. «Le piaghe che ascoltiamo ogni giorno» saranno il contributo più prezioso che potremo portare all’interno del cammino che ci condurrà a stringere il patto del 2020 con il Papa. Abbiamo da tempo imparato a guardare alle risorse dei nostri ragazzi e non ai loro limiti.

Tra i temi e gli interrogativi dell’economia di oggi e di domani nell’agenda dell’incontro ci sono appunto lavoro e cura, management e dono, finanza e umanità. Il Vescovo di Assisi nel presentare l’appuntamento di marzo scrive che san Francesco, con la sua esperienza di vita, scelse fra un’economia dell’egoismo e una del dono. Alla luce della sua esperienza personale, come è possibile oggi impostare un sistema economico che ponga al centro l’uomo superando disuguaglianze ancora ampiamente esistenti, anche ad esempio nel sistema sanitario nazionale?

La mia esperienza è maturata nel campo del settore sanitario. Le nostre opere non hanno come obiettivo il profitto, ma certamente devono essere sostenibili e conseguire il pareggio di bilancio. Tornando all’ambito della salute, a livello culturale abbiamo lasciato che la logica del profitto governasse anche i luoghi di cura. L’ospedale, il cui significato etimologico va ricercato nella parola «hospitale», che indica l’ospitalità e l’accoglienza, è diventato oggi «azienda ospedaliera». I sistemi socio-sanitari vengono valutati nei termini dell’efficacia, dell’efficienza e della qualità, ma occorrerebbe anche inserire altri parametri: la giustizia e l’equità. La vocazione del curare e la cultura del produrre non hanno la stessa natura perché attingono a dimensioni diverse del fare e dell’essere. È chiaro, quindi, che il concetto di produttività ha ben poco da spartire con quello della fraternità, dell’accoglienza e della giustizia. Abbiamo così lasciato che la cultura dello scarto mietesse nuove vittime: anziani, disabili gravi, malati cronici. La stessa crescita del fondo sanitario nazionale è strettamente collegata al Pil, ed è come se la vita delle persone e la loro sopravvivenza dovesse dipendere dalla capacità di un Paese a produrre ricchezza e da fattori come l’industrializzazione del Paese o il progresso tecnologico. Lo sviluppo di un popolo e di un territorio non possono prescindere dalla libertà sostanziale delle persone e dalla loro reale possibilità di partecipare alla vita. Un’economia diversa è possibile solo ripartendo da motivazioni di senso.

Nell’Enciclica Laudato Si’ Papa Francesco sottolinea come oggi più che mai la salvaguardia dell’ambiente non può essere disgiunta dalla giustizia verso i poveri e dalla soluzione dei problemi strutturali dell’economia mondiale. Diversi gruppi giovanili negli ultimi anni stanno alzando la voce per salvaguardare l’ambiente. E proprio i giovani saranno protagonisti dell’evento: lanceranno un grido d’allarme in favore del loro futuro e di quello delle nuove generazioni. Alla luce dei lavori di preparazione quali richieste concrete emergeranno, anche a partire da progetti virtuosi già avviati?

I giovani non lanceranno solo l’allarme, ma faranno delle proposte. L’economia di Francesco è qualcosa che ancora non conosciamo e che costruiremo insieme alle nuove generazioni anche dopo il 28 marzo. Papa Francesco si è rivolto ai giovani imprenditori, economisti e change makers perché loro non solo sanno vedere le cose come vanno, ma non hanno paura di dirci come dovrebbero andare.

«Desidero incontrarvi ad Assisi per promuovere insieme, attraverso un patto comune, un processo di cambiamento globale (…). Invito ciascuno di voi ad essere protagonista di questo patto, facendosi carico di un impegno individuale e collettivo per coltivare insieme il sogno di un nuovo umanesimo rispondente alle attese dell’uomo e al disegno di Dio». Così scrive Papa Francesco ai giovani nell’invitarli all’incontro. Quali frutti concreti pensa che porterà questo vertice con protagonisti i giovani? Quali obiettivi vi siete posti?

Il primo obiettivo è quello di avviare un processo. Assisi sarà un contenitore di idee e prassi dove i giovani si incontreranno a «ritmo lento» e avranno la possibilità di pensare e domandarsi, sulle orme di san Francesco, cosa significa costruire un’economia nuova a misura d’uomo e per l’uomo.

Ci dà qualche numero sulla portata dell’appuntamento?

Saranno oltre duemila economisti e imprenditori under 35 provenienti da tutto il mondo a partecipare a «Economy of Francesco». Sono più di 3.300 le richieste giunte da oltre 115 Paesi. La città di san Francesco sarà organizzata in dodici «villaggi» che ospiteranno i lavori dei partecipanti sui grandi temi e interrogativi dell’economia di oggi e di domani: lavoro e cura; management e dono; finanza e umanità; agricoltura e giustizia; energia e povertà; profitto e vocazione; policies for happiness; Co2 della disuguaglianza; business e pace; economia è donna; imprese in transizione; vita e stili di vita. Anche se ad Assisi possiamo contenere un numero limitato di persone, tutti, indipendentemente dall’età, sono chiamati ad accogliere l’invito del Papa a cambiare le cose e ad impegnarsi nel presente per un’economia che rimetta al centro l’uomo.

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