Educazione civica a scuola: tornare a sentirsi comunità

Dal prossimo anno potrebbe essere rilanciato nelle classi l’insegnamento alla cittadinanza, segmento vitale della formazione scolastica per condividere diritti e doveri. L’ipotesi educativa del service learning, che consiste nell’unificare teoria e pratica

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È possibile che dal prossimo anno scolastico torni nelle classi di ogni ordine e grado l’ora di Educazione civica (o, secondo una denominazione più recente, di Educazione alla cittadinanza). Dietro la spinta dei sindaci italiani che nei mesi scorsi hanno predisposto un’apposita proposta di legge, anche i partiti di governo si sono mossi. La Lega ha presentato un proprio progetto che il ministro Bussetti ha dichiarato di essere «condiviso con gli alleati». Sull’argomento si sono mosse inoltre alcune regioni come, ad esempio, il Veneto e l’Emila Romagna con varie iniziative volte a creare percorsi di cittadinanza attiva, memoria, legalità e diritti.

Sull’importanza di questo aspetto dell’educazione scolastica si è anche pronunciata l’autorevole voce del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, sottolineando la necessità di «sentirsi comunità», espressione che «significa condividere valori, prospettive, diritti e doveri. Significa ‘pensarsi’ dentro un futuro comune, da costruire insieme. Significa responsabilità, perché ciascuno di noi è, in misura più o meno grande, protagonista del futuro del nostro Paese. Vuol dire anche essere rispettosi gli uni degli altri». In una parola, ha concluso Mattarella, significa «essere consapevoli degli elementi che ci uniscono e nel battersi, com’è giusto, per le proprie idee, rifiutare l’astio, l’insulto, l’intolleranza, che creano ostilità e timore».

È proprio la larga convergenza sul riconoscimento della rilevanza dell’educazione civica che lascia presagire che entro poco tempo saranno definiti tempi e modalità per il rilancio di questo vitale segmento della formazione scolastica. Per quello che già si può sapere si dovrebbe trattare di un’ora settimanale con voto distinto dalle altre materie con programmi specifici e insegnanti adeguatamente preparati.

L’ora di Educazione civica non ha, finora, incontrato grande fortuna. Sono trascorsi sessant’anni dal 13 giugno 1958, quando l’allora ministro all’Istruzione Aldo Moro si fece promotore di un apposito decreto che ne introdusse l’insegnamento nella scuola italiana. Accompagnata da grandi aspettative (l’obiettivo era quello «di creare il cittadino italiano consapevole dei suoi diritti e doveri attraverso lo studio della Costituzione»), i buoni propositi andarono però presto in crisi. Affidata ai docenti di storia e senza un voto distinto divenne infatti presto una materia ‘cenerentola’ trattata purtroppo in modo distratto nonostante la presenza di una manualistica di tutto rispetto. Nella stesura di testi appositi si cimentarono personalità di primo piano della vita culturale del tempo come, ad esempio, Norberto Bobbio, Alessandro Galante Garrone, Giovanni Gozzer, Gesualdo Nosengo.

Un vero e proprio colpo di grazia all’Educazione civica come disciplina scolastica giunse durante gli anni della contestazione giovanile, quando fu accusata di essere una materia al servizio del potere e dell’ordine costituito, «politicamente scorretta», e dunque da eliminare in nome della formazione di una «coscienza proletaria» del tutto alternativa. Dalla critica radicale e molto politicizzata alla dimenticanza il passo fu molto breve. Nei decenni seguenti lo studio della Costituzione subì la concorrenza di altre «educazioni» non propriamente scolastiche ma che sembravano indispensabili alla formazione degli allievi. A poco a poco si affacciarono sulla soglia delle aule l’educazione stradale e l’educazione sessuale. Poi fu la volta, in epoca più recente, dell’educazione ambientale e dell’educazione finanziaria, mentre oggi il tema della legalità intercetta la lotta contro il cyberbullismo e l’intolleranza razzista.

Nel 2008 si cercò un rilancio mediante la creazione di un apposito contenitore didattico, e cioè predisposto per la gestione di progetti educativi sulla legalità, denominato «Cittadinanza e Costituzione». Si trattava di una soluzione interessante, potenzialmente in grado di far dialogare discipline diverse in vista della promozione di coscienze civilmente sensibili. Ma anche in questa nuova versione non sembra che queste attività disperse su molteplici tematiche abbiano lasciato un tangibile segno di vero senso civico a vantaggio di tutti gli studenti.

Stavolta si direbbe che è la volta buona per colmare una evidente lacuna. Da sempre nella scuola, infatti, non si apprendono soltanto le varie discipline, ma si impara anche a stare insieme, a rispettare gli altri anche se diversi, a condividere i valori che sono alla base della nostra identità culturale, a rispettare la legge. Oggi il livello di coscienza politica tra i giovani è, per ammissione generale e come è stato documentato da alcune inchieste recenti, alquanto modesto e insufficiente è anche la conoscenza del funzionamento dello Stato e degli enti deputati a regolare la vita associata. Per non parlare dell’oscurità che avvolge le vicende che portarono alla definizione della nostra Carta costituzionale e dei luoghi comuni che circondano la creazione dell’Unione europea e la partecipazione dei singoli Stati al Parlamento di Strasburgo.

L’ora di Educazione alla cittadinanza dovrebbe concorrere a raggiungere principalmente questi obiettivi. Tra i temi oggi in discussione tutto naturalmente è importante, dalla formazione della coscienza ambientale all’impiego corretto dei mezzi di comunicazione virtuale (contrastando bullismo e cyberbullismo), al senso di accoglienza e di tolleranza, ecc. Ma tutto non si può fare e allora occorre avere il coraggio di scegliere e concentrare il tiro su ciò che è alla base alla convivenza e della società basata su diritti e doveri. Il timore è che se si sovraccarica di contenuti la futura ora di Educazione alla cittadinanza (33 ore complessive annuali) essa finirà per diventare nuovamente un semplice contenitore di condivisibili aspettative senza tuttavia in grado di incidere nella trasmissione (almeno sul piano culturale) dei valori basilari della democrazia e della tolleranza.

A scorrere i progetti oggi in discussione mi sembra che il principale limite sia proprio quello di essere testi ‘larghi’ e ciò preoccupati di includere ogni tipo di “educazione” così da non scontentare nessuno. Ma, come l’esperienza insegna, quanto più si resta aperti a tante prospettive di lavoro, maggiore è il rischio della dispersione. L’obiezione rivolta alla proposta di far centro sulla conoscenza della Costituzione riguarda il rischio di un insegnamento nozionistico sganciato dalla vita reale. Ma si tratta di una obiezione che vale per tutte le materie e che dipende non tanto dai contenuti della singola disciplina, ma da come l’insegnante è capace di comunicarla agli allievi.

In ogni caso, per contrastare l’eventuale deriva nozionistica sarebbe opportuno che accanto allo studio e all’approfondimento della Costituzione le scuole fossero sollecitate ad attivare esperienze pratiche di educazione alla legalità, al servizio solidale, alla partecipazione democratica, valorizzando a tal fine gli spazi orari previsti per l’alternanza studio/lavoro.

Già esistono varie iniziative in tal senso, avviate in molte scuole italiane per iniziative dei singoli docenti o gruppi di docenti, ispirate al cosiddetto service learning. Si tratta di un originale metodo educativo assai sviluppato in sud America e negli Stati Uniti che consiste nell’unificare teoria e pratica intorno alla realizzazione di uno specifico progetto, da quelli molto semplici della scuola materna e primaria (ad esempio tenere ordinata l’aiuola di fronte alla scuola) a quelli ovviamente più ampi e complessi a mano a mano che si sale nell’età degli studenti (per i ragazzi dei licei e degli istituti, ad esempio partecipare a qualche attività di volontariato civile). Unire teoria e pratica: potrebbe essere questa una soluzione efficace per fare dell’Educazione alla cittadinanza un’esperienza in grado di entrare nella vita degli studenti.

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