Embraco choc, l’azienda conferma tutti i 500 licenziamenti

Fallito anche il Tavolo del Governo – La multinazionale brasiliana nel corso del vertice del 19 febbraio a Roma non ha accolto la richiesta del Ministero di sospendere i licenziamenti e avviare la cassa integrazione. Il messaggio dell’Arcivescovo

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Lavoratori Embraco

Neanche l’intervento di Papa Francesco, che lo scorso 7 febbraio aveva ricevuto in Vaticano i lavoratori dello stabilimento Embraco di Riva presso Chieri, è riuscito a smuovere le coscienze dei dirigenti della multinazionale brasiliana del gruppo Whirlpool. «Le multinazionali», aveva affermato il pontefice, «non hanno diritto di trattare gli uomini come dei numeri». «Non vendete la dignità dei lavoratori!», aveva esortato l’Arcivescovo di Torino mons. Cesare Nosiglia lo scorso 9 gennaio quando era sceso in campo a fianco dei dipendenti e delle loro famiglie davanti ai cancelli della fabbrica a Riva di Chieri. Nosiglia continua a seguire costantemente tutta la vicenda.

Nel corso del vertice tenutosi il 19 febbraio a Roma presso il Ministero dello Sviluppo economico tra il ministro Calenda, l’Embraco e le rappresentanze sindacali e dei lavoratori l’azienda non ha accolto la proposta del Governo di sospendere i 500 licenziamenti annunciati e ricorrere alla cassa integrazione consentendo di avviare processi di rilancio industriale dell’area.

«Da parte dell’azienda si conferma un atteggiamento di totale irresponsabilità», ha commentato subito dopo il Tavolo il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda, «le loro motivazioni dimostrano una mancanza di attenzione al valore delle persone e alla responsabilità sociale dell’impresa». Il ministro ha poi aggiunto parole dure: «Adesso non ricevo più questa ‘gentaglia’ perché onestamente ne ho avuto fin sopra i capelli di loro e dei loro consulenti del lavoro italiani in loco».

Anche il presidente della Regione Piemonte, Sergio Chiamparino, si è unito al ministro sottolineando da parte dell’azienda «un atteggiamento di irresponsabilità verso 500 famiglie, oltre a quelle dei fornitori, verso tutta la comunità piemontese e il Governo». «Non credo», ha aggiunto Chiamparino, «che i vertici della multinazionale abbiamo calcolato bene le ripercussioni di mercato che questa loro irresponsabilità sociale potrà avere sull’azienda stessa e sulla sua capacita di stare sul mercato».

Sconcerto da parte dei sindacati. «Dopo il quarto incontro al Mise l’Embraco, insieme ai suoi legali ‘difensori’», ha commentato Dario Basso, segretario della Uilm di Torino, «ha dimostrato totale disinteresse nei confronti delle proposte formulate dal Governo e l’intenzione scellerata di disperdere il capitale umano italiano rappresentato dai lavoratori di questa azienda. Ogni proposta che non preveda il ritiro dei licenziamenti e l’avvio di un piano di reindustrializzazione per noi è inaccettabile».

«È evidente», ha sottolineato Lino La Mendola della segreteria Fiom di Torino, «che quando un’impresa affida le relazioni industriali a degli studi legali, si finisce in un vicolo cieco. A questo punto ci aspettiamo che il Governo agisca e trovi comunque delle soluzioni concrete per i lavoratori».

«Ci sembra chiaro», ha dichiarato Claudio Chiarle, segretario della Fim-Cisl di Torino e del Canavese,  «che in cambio di nove mesi di cassa integrazione da concedere a Embraco il Mise abbia anche concesso la possibilità a Embraco di andarsene dall’Italia optando per la reindustrializzazione. Riteniamo che da parte del Governo sia opportuno spiegare ai sindacati e ai lavoratori quali sono le opzioni e le possibilità di reindustrializzazione e se sono credibili».

Uilm e Fiom hanno contestualmente annunciato di voler organizzare, con il coinvolgimento delle istituzioni, una manifestazione davanti all’Europarlamento a Bruxelles per sottolineare «la totale irresponsabilità della multinazionale».

 

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