Embraco, tre offerte (forse) per rilevare la fabbrica chierese

Roma – Proseguono le trattative contro la chiusura dello stabilimento. Il 9 aprile un nuovo vertice al Ministero dello Sviluppo economico. Secondo i sindacati ci sarebbero tre aziende interessate a rilevare l’Embraco: un gruppo israeliano-cinese, la torinese Astelav e una multinazionale giapponese

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Lavoratori Embraco

Un gruppo israeliano-cinese che produce macchinari per la pulizia di pannelli fotovoltaici, la torinese Astelav, che si occupa di rigenerazione di elettrodomestici, e una multinazionale giapponese. Dopo le prime due aziende che già un mese fa si erano mostrate interessate a rilevare la Embraco, ora spunta un terzo, possibile, soggetto pronto ad investire sullo stabilimento di Riva di Chieri. Secondo i sindacati, infatti, ci sarebbero tre aziende disposte a scendere in pista e non più solo due: «Ce n’è una israeliana con fondi cinesi, una italiana e, la grande novità di oggi, una multinazionale giapponese che ha già degli stabilimenti nel nostro Paese». È questo, in sostanza, l’elemento più rilevante emerso il 9 aprile dall’incontro che si è tenuto al ministero dello Sviluppo economico (Mise) a Roma. Le parti si rivedranno il 23 aprile per cercare di scongiurare la chiusura del sito torinese di Riva presso Chieri. Il tempo incalza. Il governo ha ottenuto nelle scorse settimane il congelamento sino a fine anno dei 497 licenziamenti annunciati dalla società del gruppo Whirlpool e sta cercando di verificare con Invitalia la possibilità di cedere il sito ad altri soggetti interessati alla reindustrializzazione dell’area. Purtroppo dopo più di un mese, non è stato possibile entrare nel merito dei progetti industriali e conoscere i potenziali investitori, per capire chi sono, che cosa vogliono fare, con quali risorse economiche e quanti addetti coinvolgere.

Proprio su questo punto la Fim Cisl continua a marcare una posizione differente e più critica rispetto agli altri due sindacati confederali. «Anche questo incontro» ha commentato Claudio Chiarle, segretario torinese dell’organizzazione «si è concluso con un nulla di fatto. A parte gli interessamenti ancora tutti da approfondire e valutare, sulla reindustrializzazione non c’è ancora nulla e non si sa quando si concretizzeranno impegni del Mise». Una situazione che lascia di fatto i lavoratori e le rispettive famiglie con il fiato sospeso, anche se qualche piccola garanzia ottenuta nell’accordo del 2 marzo ormai non è più in discussione. Nell’incontro, infatti, si sarebbe dovuto capire anche quanti lavoratori hanno manifestato interesse per gli incentivi all’esodo: 60 mila euro  per chi lascerà entro aprile, 50 mila euro per coloro che lo faranno entro maggio, 35 mila per quelli che decideranno tra giugno e agosto e 30 mila euro da settembre e fino a fine anno. «È presto per sapere quanti lavoratori aderiranno» ha commentato Federico Bellono, segretario provinciale della Fiom di Torino «ma noi immaginiamo qualche decina». Ma il vero nodo, per il segretario Fiom è capire il ruolo che svolgerà Invitalia, soprattutto se le ipotesi di reindustrializzazione di cui si parla non dovessero andare in porto nei tempi necessari. «Una newco, altri soggetti, assunzioni transitorie? è una faccenda complicata» ha concluso Bellono. «Le istituzionali, nazionali e locali, continuano a lavorare per garantire un futuro produttivo e occupazionale allo stabilimento Embraco di Riva» ha spiegato l’assessore al Lavoro della Regione Piemonte, Gianna Pentenero, auspicando che «il percorso avviato dal ministro Calenda venga definito in modo chiaro entro il mese di aprile». La prossima riunione di aggiornamento intanto è fissata per il 23 aprile e sembra che questa volta si entrerà davvero nel merito dei progetti che sono stati presentati dal ministero.

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