Embraco, tutti salvi. Vince la scommessa del lavoro possibile

Cancellato il piano di licenziamenti – L’accordo tra le parti è stato raggiunto il 15 maggio al Ministero dello Sviluppo economico. Il cambio di proprietà della fabbrica chierese conserverà 430 posti di lavoro. Premiata l’ostinazione del territorio e la ricerca di soluzioni

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Tutti salvi i 537 lavoratori dello stabilimento Embraco di Riva di Chieri. Non produranno più compressori per frigoriferi, ma continueranno ad avere un’occupazione in fabbrica.

L’accordo tra le parti è stato raggiunto il 15 maggio presso il ministero dello Sviluppo economico, dove sono stati presentati due piani di reindustrializzazione dell’impianto. Il primo, affermano Fiom e Uilm, «fa capo alla israelo-cinese Ventures Production, una società neocostituita composta all’85% da Ventures Srl e al 15% da Guangdong Electric. Quest’ultima realtà, partecipata dal governo cinese, ha l’opzione di salire al 40% del capitale entro 18 mesi. L’azienda investirà 20 milioni di euro per produrre sistemi di depurazione per l’acqua e robot per la pulizia a secco dei pannelli fotovoltaici». Nel complesso, «la società conta di occupare un totale di 474 lavoratori a regime dopo il 2020: 90 saranno assunti nelle prossime settimane, 372 totali entro giugno 2020. Il periodo da giugno 2018 allo stesso mese del 2020 sarà coperto con l’uso degli ammortizzatori sociali».

Il secondo progetto è della Astelav di Vinovo, «società specializzata nella commercializzazione di ricambi per elettrodomestici con 55 dipendenti, che nel 2016 ha lanciato il business della rigenerazione degli stessi apparecchi. L’azienda, che nel 2017 ha fatturato 13,5 milioni, amplierà la propria attività in un’area di 6 mila metri quadrati, dove occuperà 30 lavoratori più altri 10 nel giro di un anno, e dove l’attività partirà nel giro di due mesi per arrivare a regime entro quattro mesi, con un potenziale massimo di 50 mila pezzi all’anno». Si chiude così la storia della ex Asprea, industria della galassia ex Fiat che della componentistica per frigoriferi aveva fatto la ragione del proprio successo e termina una vertenza iniziata il 26 ottobre con la presentazione da parte di Embraco di un piano industriale che di fatto prevedeva circa 200 licenziamenti, precipitata poi il 9 gennaio 2018 con la decisione di cessare la produzione e licenziare tutti i 497 operai.

Una vicenda che ha scosso le coscienze non solo nel Chierese ma in tutt’Italia. Fin dall’inizio della crisi la diocesi di Torino è stata accanto ai lavoratori: mons. Nosiglia nel gennaio scorso si  è recato ai cancelli dell’Embraco per portare solidarietà ai lavoratori e per rendesi disponibile ad incontrare i vertici dell’azienda, la tradizionale veglia di preghiera in occasione della festa di San Giuseppe Lavoratore, presieduta dall’Arcivescovo con i parroci della zona è stata organizzata nel Duomo di Chieri proprio in segno di vicinanza con le famiglie coinvolte nella vicenda dell’Embraco. E una delegazione di lavoratori è stata ricevuta dal Papa durante l’udienza  mercoledì 7 febbraio: Francesco in quell’occasione ha invitato operai e sindacati «a non mollare» per difendere il proprio posto di lavoro.

Ora, dunque, inizia una ristrutturazione aziendale non facile e che richiederà un impegno notevole a partire dai lavoratori, che ritorneranno nello stesso luogo per imparare a fare cose diverse come in un primo giorno di scuola. «Siamo soddisfatti che tutte le lavoratrici e lavoratori Embraco saranno riassorbiti dai due progetti industriali nuovi che si insedieranno a Riva presso Chieri a partire da giugno» commentano per la Fiom Lino La Mendola e Ugo Bolognesi «Questo era l’obiettivo che fin dall’inizio ci siamo dati insieme ai lavoratori. Monitoreremo giorno per giorno la realizzazione dei piani industriali e relativi investimenti per come oggi ci sono stati presentati. Venerdì ci aspettiamo che Embraco mantenga gli impegni presi».

Infatti, i termini e i tempi del passaggio dei lavoratori alle due società saranno definiti in un incontro in programma il 18 maggio all’Unione Industriale di Torino. «Quello di oggi è un risultato che deve essere preso ad esempio per la risoluzione dei problemi di questa natura» dichiarano Rocco Palombella, segretario generale della Uilm e Dario Basso, segretario generale della Uilm di Torino «coniugare le politiche attive e passive, la volontà e il coinvolgimento di tutti gli attori interessati ci ha consentito di risolvere una situazione che, in partenza, appariva compromessa. Ora c’è la necessità di un attento monitoraggio sull’evoluzione del processo, la cui prima parte si conclude oggi con quasi sette mesi di anticipo rispetto ai tempi definiti dal verbale sottoscritto a marzo». L’altro aspetto rilevante dell’intesa è che l’operazione è stata interamente di mercato. All’inizio sembrava che dovesse avere un ruolo Invitalia, società del ministero dell’Economia che si occupa di sviluppo economico, ma alla fine non è stato necessario attingere al fondo antidelocalizzazioni.

Soddisfazione per la soluzione trovata è stata espressa anche dalla Regione Piemonte che attraverso Gianna Pentenero, assessore al Lavoro, ha manifestato l’immediata disponibilità «a mettere in campo gli strumenti formativi e di politica attiva del lavoro che dovessero eventualmente rendersi necessari, a patto naturalmente che l’intero processo descritto oggi si realizzi e a fronte di tempi certi sull’assorbimento di tutti i dipendenti coinvolti. Noi continueremo a seguire, anche con il coinvolgimento delle amministrazioni locali, l’evolvere della situazione, per fare in modo che il piano garantisca la salvaguardia dei livelli occupazionali e l’insediamento di produzioni innovative in grado di accrescere il tessuto produttivo locale».

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