Emergenza profughi, vertice fra le Chiese di Italia e Francia

Tra Claviere e Briancon – La Pastorale dei Migranti del Piemonte, la Diocesi di Susa e Gab-Embrun si sono incontrate domenica scorsa al valico del Monginevro per coordinare le azioni di soccorso ai profughi che rischiano la vita nei mesi invernali

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Litigano i governi di Italia e Francia sulla gestione dei profughi alla frontiera di Bardonecchia. Non litigano, non l’hanno mai fatto, le Chiese d’Italia e Francia che sabato e domenica scorsa si sono date appuntamento al Monginevro per coordinare l’impegno a soccorrere i disperati che attraversano le montagne. L’inverno è alle porte, quello del 2017 produsse terribili storie di morte sui sentieri che salgono da Bardonecchia. La giovane mamma Beauty Balogun, nigeriana, aveva una malattia terminale e venne respinta dai gendarmi francesi, riposa nel Cimitero di Torino presso la Tomba dei Marchesi di Barolo; il senegalese Mamadou-Alpha Diallo morì nella neve ed è stato sepolto nel piccolo campo santo di Les Alberts sopra Briancon, dove nel pomeriggio di sabato scorso si sono fermati a pregare i volontari della Pastorale dei Migranti del Piemonte con il responsabile regionale Sergio Durando, e della diocesi francese di Gap ed Embrun (Francois Estrangin) con il vescovo mons. Xavier Malle.

La bilaterale delle Chiese di Italia e Francia è una notizia grossa, anche se poco strombazzata, di questa settimana. Si è tenuta a cavallo del confine in sedi italiane e francesi: la Casalpina dell’Azione Cattolica a Claviere, la parrocchia di Sainte Catherine a Briancon, la cattedrale di Gap, gli uffici della Diocesi francese. Sullo sfondo c’è una diffusa preoccupazione per quanto potrebbe accadere nei mesi del grande freddo invernale. Ma c’è anche una forte volontà d’impegno delle Diocesi e del volontariato cattolico e laico (a Ulzio opera  il centro di accoglienza della Diocesi di Susa, a Bardonecchia un presidio di medici volontari, gli scout animano altri progetti di ospitalità).

L’incontro bilaterale ha concluso che i prossimi mesi  richiederanno forse più sforzi di coordinamento fra le Chiese che operano al di qua e al di là delle Alpi. Accadrà la stessa corsa a Ventimiglia. Gli operatori della Pastorale Migranti sono pronti, domenica scorsa hanno stabilito contatti importanti fra italiani e francesi. Sono preoccupati dai toni esacerbati del dibattito politico che nelle prossime settimane, in occasione delle votazioni parlamentari del Decreto Sicurezza italiano, tornerà forse a indicare i migranti come nemici dell’Italia; si tornerà a dibattere l’eterna difficile questione del confine fra legalità e carità. In Francia accade che il presidente Macron stia lanciando segnali contraddittori, pugno duro e messaggi concilianti a giorni alterni; l’azione dei gendarmi francesi sta assumendo modalità intimidatorie.

La Diocesi di Susa viene da giornate di polemiche per aver chiesto lo sgombero dei locali della parrocchia di Claviere, che erano stati forzati e occupati da un gruppo di profughi legati ad autonomi in polemica con il controllo delle frontiere. La Chiesa locale sta concentrando gli sforzi sul centro di accoglienza di Ulzio, dove lavorano anche i salesiani e le sigle del volontariato. La Diocesi non rinuncia a porre anche il tema della legalità. Al mattino del sabato, a Claviere, don Luigi Chiampo, direttore della Migrantes di Susa, ha aperto i lavori condividendo il cammino di questi mesi nella sua diocesi; nel pomeriggio a Briancons, in un incontro pubblico, Sergio Durando ha presentato la situazione italiana rispetto al tema degli sbarchi e anche l’impegno della Chiesa nell’accoglienza e nei percorsi d’integrazione e la domenica pomeriggio; a Gap, il responsabile nazionale per la Francia, padre Carlos Caetano, ha presentato l’impegno e le sfide della chiesa francese, in un incontro pubblico, e ha illustrato un nuovo documento della Conferenza episcopale francese sul tema dei «minori stranieri vulnerabili e senza voce».

Nella valle che scende dal Monginevro si è costituita una rete molto forte tra diverse realtà associative, singoli cittadini, famiglie. A Gap la rete refuge solidaire, rete informale di famiglie, accoglie gratuitamente i migranti nelle loro case per una notte, mesi, qualcuno quasi da un anno. In questo momento le famiglie accolgono 75 persone di cui un gruppo numeroso di minori vicini alla maggiore età.

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