Enzo Bianchi, “fermare il rancore prima che sfoci in razzismo”

Intervista – Un gruppo romano di estremisti urla che gli zingari «devono morire di fame», a Torre Maura calpesta le ceste di pane perché non raggiungano i campi rom. L’Italia sta sdoganando il linguaggio dell’odio viscerale. Ne abbiamo parlato con Enzo Bianchi

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Bose, una giornata bellissima di sole. Fratel Enzo Bianchi, fondatore della comunità, passeggiando tra le strade strette di questo monastero aperto al mondo, guarda a Torre Maura, a Roma, a quel pane calpestato, lui che ha scritto: il pane di ieri è buono anche domani. «Sì, è un fatto del quale molti di noi provano vergogna: sia per mancanza di rispetto per il pane, perché il pane è ciò che mangiano i poveri e attraverso il quale vivono tanti uomini sulla Terra, e poi perché quel pane era destinato ai poveri, ad un certo tipo di poveri. Era destinato agli zingari ed era un aiuto per loro».

Che significa?

Dimostra un incattivamento che noi non ci aspettavamo, soprattutto dagli italiani. Così non c’era mai stato. E’ successo sicuramente qualcosa, certo la paura che ormai c’è del diverso, dello straniero, dello zingaro. C’è certamente questa confusione diffusa rispetto all’orizzonte sociale e politico. Questo fa sì che si siano manifestati sentimenti cattivi che erano stati sopiti dentro dalla gente. Non a caso gli istituti di ricerca dicono che la nostra gente ha nutrito in questi anni prima il rancore, poi il risentimento, quindi la cattiveria.

Che fare?

Noi dobbiamo davvero contrastare questa barbarie e far sì che si torni, il prima possibile, ad una convivenza che sia di nuovo pacifica e civile.

Sì, perchè qualcuno ha aggiunto «devono morire di fame»…

Ma certamente questi non sapevano quello che dicevano. Io credo che davvero non si debba dire mai ad uno, fosse anche il peggior nemico, che debba morire di fame. Queste sono espressioni che vengono fuori in momenti che non sono passionali, ma di rancore. Questo va fermamente bloccato se non vogliamo che prendano la strada del razzismo, dell’intolleranza, dell’esclusione, della negazione dell’esistenza dell’altro diverso da noi.

Ecco, che cos’è? Razzismo, cattiveria o cos’altro?

Io credo che gli atteggiamenti siano razzisti. Non si può dire che ci sia un razzismo ideologico comprovato. Ma gli atteggiamenti sono gli stessi. Non dimentichiamo che la storia ci insegna che piccoli atteggiamenti di razzismo portano poi a trovare delle giustificazioni, primo passo verso una ideologia razzista vera e propria con tutte le conseguenze che ci possono essere. Per ora secondo me è un misto di rancore e di cattiveria, enfatizzato da alcuni per interessi che sono davvero vili e non sono degni dell’umanità.

Sì, l’accoglienza è sempre più al centro di attacchi di certa politica, ma sta entrando anche tra i sentimenti della gente…

L’accoglienza è uno dei gesti più brucianti in questo momento storico. Noi non eravamo abituati né preparati ad accogliere masse di emigranti come è avvenuto. Siamo stati noi migranti e ce ne dimentichiamo, purtroppo.

Questo confluire da tutto il mondo nelle nostre terre d’Europa e d’Occidente ci ha spaventato?

Certo. Poi ci sono quelli che hanno moltiplicato queste paure o se ne servono per ragioni politiche. Tutto questo fa si che l’accoglienza sia percepita oggi come una parola cattiva. Una parola che desta subito preoccupazioni e fa dividere gli uomini tra buonisti e quelli che restano legati ad una forte identità locale e temono semplicemente l’arrivo di altre persone straniere.

Ma è una situazione non bella in tutto il mondo…

Certamente in Italia noi patiamo particolarmente che parte delle forze politiche siano così impegnate in questo impeto di intolleranza, di esclusione e addirittura arrivano a disprezzare e a deridere coloro che pensano che l’accoglienza sia ancora uno dei doveri morali dell’umanità. Sarebbe molto importante, per tutti, vedere come il Papa in questi ultimi tempi parla di fraternità: un valore che può essere assolutamente universale e non solo cristiano e può essere espressione di tutti coloro che, al di là della fede, dei credo politici, delle ideologie, credono che si debba lavorare per una convivenza davvero civile.

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